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Azzardomafie 2025: tra dipendenza, riciclaggio e controllo del territorio

Numeri, storie e affari tra gioco legale e gioco criminale

Tempo di lettura 8 minuti

Il gioco d’azzardo si manifesta in molte forme: dai gratta e vinci al lotto, dal bingo alle scommesse sportive, fino ai giochi online e alle slot machine di nuova generazione, che permettono un ritmo di gioco rapido e incessante. Se in origine il gioco rappresentava un’attività ludica e socialmente condivisa, oggi la linea che separa il divertimento dalla dipendenza è sempre più sottile.

Nel DSM-5, il manuale diagnostico internazionale, il “disturbo da gioco d’azzardo” è ufficialmente classificato come una dipendenza comportamentale, accanto all’alcolismo e alla tossicodipendenza: un disturbo che altera il sistema cerebrale della gratificazione e spinge chi ne soffre a giocare compulsivamente, con conseguenze devastanti per sé e per chi gli sta intorno.

La trasformazione digitale ha amplificato il problema. Il gambling online si intreccia con un ecosistema tecnologico e finanziario complesso, capace di tracciare, profilare e fidelizzare i giocatori. L’industria del gioco, sostenuta da partnership con media e sport professionistici, promuove l’immagine del gambling come un intrattenimento innocuo e redditizio, distogliendo l’attenzione dalle conseguenze sociali e sanitarie. Allo stesso tempo, sposta la responsabilità sui giocatori, ignorando il ruolo delle strategie di marketing aggressive che favoriscono la dipendenza.

In Italia numeri preoccupanti

L’Italia, dove 18 milioni di persone hanno giocato d’azzardo nel 2018 e milioni vivono già forme più o meno gravi di dipendenza, rappresenta un caso emblematico. Mentre il business cresce e si espande online, lo Stato sembra ignorare la dimensione sanitaria del problema. Così, un passatempo che un tempo era visto come un gioco di fortuna è diventato una macchina di dipendenze, debiti e disperazione, spesso manovrata – nei suoi margini più oscuri – da interessi criminali e mafiosi.

Il dossier Azzardomafie. Numeri, storie, affari del Paese tra gioco legale e gioco criminale, pubblicato da Libera nel 2025, fotografa con dati e testimonianze un Paese che vive una profonda contraddizione: da un lato l’azzardo legale, promosso e tassato dallo Stato come fonte di entrate, dall’altro un universo criminale che si nutre di fragilità sociali, giovani in difficoltà e territori esposti all’infiltrazione mafiosa.

Nel 2024 in Italia si sono giocati, o meglio persi, più di 157 miliardi di euro. Una cifra immensa che rende il gioco d’azzardo una delle principali industrie del Paese, ma anche una delle più pericolose sul piano sociale. La componente online ha ormai superato quella fisica: 92 miliardi di euro giocati sul web contro i 65 miliardi spesi in bar, tabaccherie e sale slot. È un fiume di denaro che scorre attraverso 16 milioni di “conti gioco”, vere e proprie casse parallele dove si movimentano miliardi, spesso senza controlli adeguati.

Le mafie hanno capito presto che l’azzardo è un affare sicuro. La Direzione Investigativa Antimafia stima che un euro investito in questo settore renda fino a nove volte tanto, più del narcotraffico e con rischi minori. Tra il 2010 e il 2024 sono stati censiti 147 clan operanti nel settore, con una presenza diffusa in 16 regioni italiane. Campania, Calabria e Sicilia sono in testa, ma anche il Nord è ormai coinvolto: la Liguria, insieme al Piemonte, è indicata come una delle regioni settentrionali più infiltrate, con nove clan attivi.

In Liguria il gioco d’azzardo è una realtà radicata. Le indagini hanno mostrato come le organizzazioni criminali non si limitino al gioco illegale, ma si inseriscano anche nel circuito legale, attraverso società di facciata, prestanome e gestione diretta di sale scommesse. Secondo l’Agenzia Nazionale per i Beni Sequestrati e Confiscati, in Liguria risultano già quattro sale gioco confiscate alle mafie, un dato che colloca la regione tra le prime del Nord per numero di aziende sottratte alla criminalità. Il fenomeno riguarda in particolare Genova e il ponente ligure, dove il settore del divertimento e delle scommesse si intreccia con circuiti economici vulnerabili e un tessuto sociale segnato da precarietà e solitudine.

Genova: il gioco per riciclare denaro sporco

A Genova, il gioco legale si è diffuso in modo capillare, ma accanto a esso si è sviluppata una rete parallela di punti scommesse illegali e di sale che fungono da copertura per attività di riciclaggio. Le inchieste della Guardia di Finanza e della Direzione Distrettuale Antimafia hanno più volte evidenziato i legami tra clan del Sud e imprenditori locali, spesso insospettabili. L’azzardo diventa così un mezzo per riciclare denaro sporco, ma anche per tenere in ostaggio le persone più fragili: chi perde tutto, spesso, finisce nelle mani degli usurai legati ai clan.

Il dossier di Libera dedica ampio spazio anche al tema dei giovani. In Italia il gioco minorile è in crescita costante, e la Liguria non fa eccezione. Tra il 2020 e il 2024 sono stati eseguiti oltre 50.000 controlli specifici sul gioco dei minori, e molti hanno riguardato il Nord. Sempre più adolescenti accedono alle piattaforme online, dove le barriere d’età sono facili da aggirare. A Genova, diversi studi condotti da associazioni locali hanno registrato un aumento dell’interesse dei ragazzi per le scommesse sportive e per il poker digitale, un fenomeno che rischia di trasformarsi in dipendenza e in vulnerabilità economica. Le mafie, come sottolinea il dossier, sanno riconoscere queste fragilità: si insinuano dove c’è solitudine, dove c’è il bisogno di riscatto o di adrenalina. Concedono prestiti a chi è indebitato, reclutano giovani per gestire scommesse clandestine, usano il linguaggio dell’online per attrarre e fidelizzare.

Il quadro che emerge è quello di una Liguria che non è più terra di passaggio, ma un nodo stabile del sistema mafioso dell’azzardo. Genova, con la sua tradizione portuale e commerciale, rappresenta un punto strategico: un luogo di transito di capitali, di contatti, di opportunità economiche che attirano le organizzazioni criminali. Ma è anche un luogo dove la solitudine urbana, la crisi economica e la mancanza di spazi sociali rendono più facile cadere nella trappola del gioco.

Il dossier denuncia infine una profonda ipocrisia istituzionale. Lo Stato incassa ogni anno oltre undici miliardi di euro in tasse dal gioco, ma investe solo una minima parte in prevenzione e cure per la ludopatia. In Liguria, come nel resto del Paese, mancano centri specializzati e campagne educative efficaci. Don Luigi Ciotti, nell’introduzione, invita a smascherare l’inganno di un sistema che chiama “gioco” ciò che genera povertà, dipendenza e isolamento. Il vero contrasto alle mafie dell’azzardo, scrive, passa non solo dalla repressione, ma dall’educazione, dalla vicinanza e dalla costruzione di comunità capaci di restituire ai giovani un senso di appartenenza e di speranza.

Il caso ligure è emblematico: mostra come, anche in un territorio considerato “ricco” e civile, la cultura del denaro facile possa aprire varchi profondi al potere mafioso. Genova, con le sue sale giochi, i centri scommesse e il proliferare di piattaforme online, è oggi una frontiera silenziosa dell’azzardo mafioso. Un luogo dove la battaglia per la legalità passa, prima di tutto, attraverso la consapevolezza dei ragazzi e la responsabilità collettiva di non restare indifferenti.

Nel dossier Azzardomafie emerge con chiarezza che anche in Liguria – e in particolare a Genova – il gioco d’azzardo non è solo un fenomeno economico e sociale, ma anche un terreno di violenza e sangue legato agli interessi mafiosi.

Gioco e mafie

Il documento cita un episodio emblematico: l’omicidio di Davide Di Maria, conosciuto come “Davidino scommesse”, ucciso il 17 settembre 2016 a Genova. Ex gestore di una sala slot nel quartiere di Molassana, Di Maria fu accoltellato a morte durante una lite per il controllo di alcune sale scommesse. Per il delitto vennero poi condannati Enzo Morso, sessantenne vicino alle cosche di Gela, e il figlio Guido Morso, di 34 anni

L’inchiesta mise in luce una rete di rapporti tra imprenditori locali e gruppi mafiosi siciliani e calabresi interessati al business del gioco, confermando la presenza di un tessuto criminale attivo anche in Liguria.

Il dossier menziona inoltre un altro fatto di sangue accaduto nella regione: il 2 novembre 2015 a Imperia, due giovani albanesi, Albert Jakupaj e Aranit Isamajlukaj, morirono nell’esplosione della sala scommesse Eurobet. Secondo gli inquirenti stavano preparando un attentato su commissione dei titolari, intenzionati a incassare il premio dell’assicurazione

Questi episodi confermano che anche nel Nord Italia, e in particolare in Liguria, il gioco d’azzardo è un settore ad altissimo rischio criminale, dove si intrecciano affari, riciclaggio, intimidazioni e regolamenti di conti. Nella mappa nazionale elaborata da Libera, la Liguria compare infatti come la prima regione del Nord per numero di sale gioco e scommesse confiscate — quattro in totale — e per presenza mafiosa strutturata, con nove clan censiti operanti tra Genova, Savona e il Ponente ligure

Dietro i numeri e le statistiche, la Liguria racconta dunque una realtà in cui le mafie non si limitano alla corruzione economica, ma impongono il loro controllo attraverso la violenza, trasformando l’azzardo in uno strumento di dominio. Gli omicidi di Genova e Imperia sono il volto visibile di un sistema che non tollera concorrenza e che usa il sangue per difendere il proprio business.

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