Anche i Carabinieri si ribellano: “Così ci state prendendo in giro”
Il Movimento sindacale Autonomo dei Carabinieri (Mosac) boccia la bozza di rinnovo del contratto 2025-2027, critica le sigle pronte alla firma e conferma la partecipazione alla manifestazione nazionale del 18 luglio. Al centro dello scontro l’assenza di risorse immediate e il timore che l’accordo venga sottoscritto prima della protesta.
Il rinnovo del contratto 2025-2027 del comparto Difesa e Sicurezza si trasforma in un nuovo terreno di scontro tra Governo e organizzazioni sindacali. A lanciare l’affondo è il MOSAC (Movimento Sindacale Autonomo Carabinieri), che definisce l’intesa discussa nei tavoli tecnici del 9 e 10 luglio un accordo «privo di contenuti economici concreti» e accusa alcune sigle di essere pronte a firmare un documento che, secondo il sindacato, non garantisce alcun beneficio immediato ai lavoratori.
Nel lungo comunicato diffuso oggi, il rappresentante legale Luca Spagnolo sostiene che il Governo abbia costruito un’intesa basata soprattutto su impegni futuri piuttosto che su risorse già stanziate.
Le critiche alla bozza di accordo
Secondo il MOSAC, il documento presentato dall’esecutivo prevede principalmente l’apertura di un tavolo sulla previdenza complementare entro novanta giorni dalla firma del contratto, l’impegno a reperire eventuali ulteriori risorse nella legge di bilancio del 2027 – subordinandole però agli equilibri della finanza pubblica – e una verifica con Istat e Ragioneria Generale dello Stato sull’andamento delle retribuzioni prevista per il prossimo anno.
Per il sindacato si tratta di impegni privi di garanzie economiche immediate.
«Non è un contratto – sostiene Spagnolo – ma una serie di promesse che rinviano continuamente le risposte ai problemi reali del personale in divisa.»
Potere d’acquisto e stipendi
Il cuore della contestazione riguarda la questione salariale.
Il MOSAC evidenzia come l’inflazione degli ultimi anni abbia eroso significativamente il potere d’acquisto degli appartenenti alle forze dell’ordine e delle Forze armate. Nel comunicato si sostiene che, a fronte degli aumenti riconosciuti negli ultimi rinnovi contrattuali, il personale avrebbe perso circa il 20% della propria capacità di spesa reale.
Tra le criticità evidenziate figurano anche il cosiddetto “appiattimento parametrale”, che ridurrebbe le differenze retributive tra i diversi livelli di responsabilità, la scarsa valorizzazione del lavoro straordinario e la mancanza di incrementi sulle principali indennità pensionabili.
Nel mirino anche i sindacati
Il comunicato riserva parole particolarmente dure nei confronti delle organizzazioni sindacali intenzionate a sottoscrivere l’accordo.
Secondo il MOSAC, la scelta di procedere alla firma pochi giorni prima della manifestazione nazionale del 18 luglio rischierebbe di depotenziare la protesta e di ridurre la pressione nei confronti del Governo.
Spagnolo parla apertamente di una firma che finirebbe per legittimare un accordo privo di reali benefici economici per il personale.
Tra le contestazioni figura anche il capitolo dedicato ai distacchi sindacali, che secondo il MOSAC introdurrebbe modifiche favorevoli ai dirigenti delle organizzazioni senza incidere sulle condizioni economiche della base.
Il 18 luglio la protesta
Nonostante le critiche rivolte anche agli organizzatori della mobilitazione, accusati di aver coinvolto solo alcune sigle nella fase preparatoria, il MOSAC ha confermato la propria partecipazione alla manifestazione nazionale del 18 luglio.
«Un sindacato deve essere presente dove ci sono i lavoratori», afferma Spagnolo.
Sulla stessa linea anche il segretario nazionale Emanuele Donno, secondo il quale la rappresentanza sindacale «non può limitarsi a confidare nelle promesse del Governo, ma deve ottenere risultati concreti prima di sottoscrivere accordi che riguardano migliaia di donne e uomini in uniforme».
L’appello agli iscritti
Il comunicato si chiude con un invito rivolto agli appartenenti alle forze dell’ordine iscritti alle organizzazioni che decideranno di firmare il contratto.
Il MOSAC chiede infatti ai lavoratori di valutare la revoca della delega sindacale entro il 31 ottobre, sostenendo che solo attraverso una forte presa di posizione della base sarà possibile riaprire il confronto e ottenere un rinnovo contrattuale che riconosca risorse economiche immediate e adeguate alla perdita di potere d’acquisto registrata negli ultimi anni.
La polemica arriva in una fase particolarmente delicata della trattativa e lascia presagire un clima di forte tensione anche nelle prossime settimane, con la manifestazione del 18 luglio destinata a rappresentare un primo banco di prova sul livello di consenso o di dissenso che accompagnerà il rinnovo del contratto del comparto Difesa e Sicurezza.
La manifestazione è prevista a Roma, sabato 18 luglio, con questo percorso:
- Ore 16:00: concentramento in Piazza della Repubblica
- Corteo lungo via Luigi Einaudi, via del Viminale e via Giovanni Amendola
- Arrivo in Piazza dell’Esquilino
- Ore 18:00: convegno al Cavour Centro Congressi (via Cavour 50/A), con la partecipazione di rappresentanti parlamentari.