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Madonna del Crimine – Seconda parte

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Ci eravamo lasciati con il comune di Ventimiglia sciolto per mafia. Ma questo era solo il primo campanello d’allarme

Le inchieste degli ultimi anni hanno messo in chiaro una cosa: in Liguria c’è una struttura organizzativa della ’ndrangheta, una sorta di macroarea chiamata appunto “Liguria”, a cui fanno capo tutte le cosiddette locali.


È un’altra volta la Direzione Investigativa Antimafia a parlare.

Ci racconta come le locali di Genova, Lavagna e Ventimiglia siano legate al Crimine di Polsi, certo, ma non sono semplici pedine: hanno autonomia, e possono decidere da sole su molti affari criminali. E non è tutto. Recentemente, le indagini hanno messo in luce un nuovo e significativo insediamento operativo a Bordighera, in provincia di Imperia.

Secondo alcune ricostruzioni investigative, Genova svolgerebbe anche il ruolo di “Camera di controllo” regionale, il collegamento tra il Crimine reggino e tutte le unità periferiche della regione. Ventimiglia, invece, è una “Camera di passaggio”, garantisce che tutto fili liscio tra le operazioni locali e le ramificazioni transfrontaliere della Costa Azzurra.

Dietro ogni rituale, dietro ogni inchino, c’è un ordine che non si vede. La ‘ndrangheta non è solo fede e spettacolo: è gerarchia, è controllo, è una mappa di potere.
Fermiamoci un attimo. Lasciamo la Liguria e andiamo a Siderno, in Calabria. Siamo dentro a una lavanderia. Tra i panni e l’odore di detersivo, Peppe Catalano, capo della locale di Siderno a Torino, parla con Giuseppe Commisso, capo locale a Siderno. Le sue parole non sono solo chiacchiere: misurano confini, territori e potere.
Si concentra sulla Liguria, già dotata di una “camera di controllo”, e fissa l’obiettivo: il Piemonte deve avere la stessa cosa


Sentite cosa dice nella ricostruzione dell’intercettazione registrata dall’operazione Crimine.

“Mastro, questo fatto della camera di controllo… perché a Torino non gli spetta? che ce l’hanno la Lombardia e la Liguria, giusto?”

È lo stesso principio che regge tutto: dal vertice di Polsi fino alle processioni del Nord.

La “camera di controllo” è il cervello.
La Madonna, il volto.
La “camera di controllo” serve a mantenere l’ordine, la coesione, la disciplina tra le cosche.
La Madonna, invece, serve a mantenerlo tra la gente.
Simboli e strutture diverse, ma stesso linguaggio: il potere che si fa rito, il rito che diventa potere.

Il magistrato Roberto Di Palma, che ho intervistato quando era alla DDA, la procura distrettuale antimafia, a Reggio Calabria, lo spiega bene:

“Prima ancora che un reato, la ’ndrangheta è un fatto culturale.” Gli uomini d’onore si chiamano “cristiani” tra loro, perché “cristiano” nella tradizione popolare è colui che difende la famiglia, la comunità, l’onore.

È così che la ’ndrangheta conquista la gente: trasformando i simboli della fede in strumenti di consenso.

Quando la statua della Madonna si inchina davanti alla casa del boss, il messaggio è chiaro: il potere è qui. E Dio, apparentemente, sta dalla sua parte.

Non è un caso se nel 2014 Papa Francesco lanciò la scomunica ai mafiosi proprio dalla Piana di Sibari, che è la pianura più vasta della Calabria.

La scomunica di Papa Francesco segnala il limite tra fede e crimine. Ma intanto nei bunker calabresi si appendono crocifissi mentre si pianifica la violenza. Ascoltate ancora cosa dice Di Palma:

Nelle intercettazioni, i mafiosi bestemmiano ogni tre parole. Nei bunker, gli inquirenti trovano crocifissi, rosari e scritte sui muri: “Dio protegga questo bunker.”

Non è fede. È teatro. Un totem per rassicurare, per dominare, per spaventare.

Di Palma la chiama “religiosità deviata”: un uso infantile e strumentale del sacro, che serve solo a mantenere la sottomissione.

Questa manipolazione del sacro non resta confinata ai bunker: anche chi dovrebbe guidare i fedeli, a volte, si piega alla logica della mafia.

A vegliare su tutto, per anni, c’era stato don Pino Strangio, rettore del santuario di Polsi.
Nel 2021 si è dimesso, dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta Gotha. Condannato in primo grado a nove anni e quattro mesi per concorso esterno in associazione mafiosa. Il tribunale lo definisce “paciere nei contrasti tra le cosche”. Un prete che cercava l’armonia… tra i boss.

Oggi, la festa di Polsi si celebra ancora, ma il santuario non è più quello di una volta.

Le strade che portano alla Madonna sono… pericolose. “Non transitabili”, dicono le cronache.

Ma non è l’assetto stradale che ci interessa. Né il fatto che, scrive l’agenzia di stampa AGI: “Dopo quasi 400 anni, nel 2025 la processione dei fedeli a Polsi è annullata”.

Quello che ci importa sono i nomi. Delle vie, dei luoghi che hanno visto il passaggio della violenza, delle fiumare e dei torrenti che hanno custodito segreti tragici.

Ci sono due tracciati principali che portano al santuario. Uno parte da San Luca, risalendo il torrente Bonamico.  


Eccolo un nome.

Il torrente Bonamico è un Testimone silenzioso di eventi drammatici legati alla criminalità organizzata in Calabria. Scrive ancora l’AGI che sul suo greto sono stati liberati tantissimi rapiti dall’anonima sequestri della ‘ndrangheta.

Il torrente Bonamico custodisce storie che sanno di paura e di sangue. 

Una, in particolare, sembra uscita da un incubo.


Novembre 2024, il SUV di Antonio Strangio, figlio di Giuseppe, uno dei sequestratori — tra gli altri — di Cesare Casella, viene ritrovato bruciato. Scrivono i giornali che dentro ci sono delle ossa di capra carbonizzate. Saranno poi le analisi del DNA a stabilire con certezza a chi appartengano quei resti. Sono di Antonio Strangio.

Il torrente, le fiumare, le strade impervie… non sono solo geografia. Sono memoria. Di rapimenti, di violenza, di potere. Di uomini che hanno camminato tra fede e crimine, tra devozione e delitto.

Forse la Madonna di Polsi non è mai uscita davvero dall’Aspromonte. Forse è rimasta lì, tra i dirupi, lontana dagli uomini che ne hanno rubato il nome. Ma il suo rito…quello sì, è diventato un rito da esportazione. Ha attraversato montagne, regioni, confini. E ci ricorda che, in Italia, la linea che separa la devozione dal dominio è sottile quanto la fiamma di una candela votiva.

Fivedabliu.it

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