Casa Raphael, lo sfratto degli ultimi
Una vicenda che riaccende il dibattito su casa, fragilità e politiche sociali
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Genova – È un giovedì di tensione e solidarietà quello che si vive davanti a Casa Raphael, la struttura di accoglienza nel quartiere di Albaro dove abitano oltre cinquanta persone. Per loro si profila uno sfratto esecutivo, anche se, secondo le prime informazioni, gli ospiti verranno ricollocati in strutture alberghiere, mantenendo intatti i nuclei familiari.
A opporsi al provvedimento, che rischia di lasciare senza un punto di riferimento persone fragili e vulnerabili, ci sono il SUNIA, sindacato degli inquilini, e varie associazioni del sociale. Fin dalle prime ore del mattino hanno organizzato un presidio davanti alla villa, come testimoniano le immagini di Giorgio Scarfì, per chiedere soluzioni stabili e non emergenziali.
Un complesso storico tra tutela culturale e operazioni immobiliari
Casa Raphael si trova all’interno del complesso delle Adoratrici Perpetue del SS. Sacramento, un edificio di valore storico e architettonico sottoposto a vincolo di tutela del Ministero della Cultura.
Il 31 ottobre 2023, nello studio di un notaio genovese, il Monastero delle Adoratrici e la società Byron S.r.l. hanno siglato un contratto di permuta immobiliare dal valore complessivo di 1,6 milioni di euro per ciascuna parte, senza conguagli economici.
L’accordo prevede il trasferimento alla società privata Byron S.r.l. del vasto complesso di via Giorgio Byron, dove ha sede Casa Raphael, mentre al Monastero sono stati assegnati appartamenti e posti auto tra Genova e Campomorone.
Un’operazione di grande rilievo, sia per la quantità e il valore dei beni coinvolti, sia per le implicazioni etiche e sociali che comporta: la cessione di uno spazio dedicato per anni all’accoglienza e alla solidarietà, oggi destinato a diventare oggetto di una contesa immobiliare.

Un bene culturale sotto vincolo
Il monastero di via Byron – dichiarato di interesse culturale – non può essere modificato liberamente: qualsiasi intervento edilizio o cambio d’uso dovrà essere autorizzato dalla Soprintendenza. Lo Stato conserva inoltre il diritto di prelazione, e la permuta potrà dirsi efficace solo allo scadere del termine entro cui l’amministrazione potrà eventualmente esercitarlo.
Questo meccanismo, se da un lato tutela il valore storico del bene, dall’altro rivela la delicatezza di una transazione in cui la proprietà di un luogo identitario della città passa a un soggetto privato.
Sorge spontaneo chiedersi quale forma prenderà il futuro del complesso: un restauro rispettoso? Una riconversione? O un’operazione immobiliare più aggressiva?

“Casa Raphael ospita minori, donne, bambini e adulti fragili che da domani rischiano di essere in mezzo a una strada o, in alternativa, di essere trasportati come pacchi postali da un ricovero a un altro. È questo il messaggio che vogliamo trasmettere da Genova?”,
denuncia Bruno Manganaro, segretario del Sunia genovese.
Secondo Manganaro, le istituzioni “in mesi di allarmi inascoltati non hanno trovato una soluzione”, nonostante la vicenda fosse nota da tempo.
“Al di là del contenzioso legale tra la proprietà e gli ospiti, va ricordato che questa struttura negli anni ha accolto senza tetto, mamme, minori, stranieri: un universo di fragili sottratti ai pericoli della strada. Il Comune di Genova ha il dovere di intervenire, e noi lo ribadiremo nel presidio di giovedì”, conclude.
Casa Raphael è un edificio storico di proprietà privata, oggi al centro di una controversia giudiziaria che ne ha decretato la chiusura e il rilascio forzato. Gli attuali residenti vivono in gran parte lì da anni: la struttura, nata come sistemazione temporanea, è diventata di fatto una casa stabile per decine di persone.
Gli ospiti provengono da contesti diversi: molti sono stranieri, ma ci sono anche italiani, ospitati per motivi di salute o fragilità economica, seguiti dai servizi sociali o da reti di volontariato.
L’imminente sfratto solleva interrogativi profondi sul diritto all’abitare, sulla gestione delle fragilità e sul ruolo delle istituzioni locali nella tutela dei più deboli. In gioco non c’è solo un edificio, ma la continuità di vite già segnate da precarietà e abbandono.
Oggi, davanti ai cancelli di Casa Raphael, la città si trova di fronte a una scelta: difendere chi non ha voce o voltarsi dall’altra parte.
Immagini di Giorgio Scarfì