Venti anni di italiani nel mondo: la mobilità che racconta chi siamo
Il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes racconta vent’anni di mobilità italiana tra partenze, ritorni e nuove identità globali.
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Dai 6,4 milioni di connazionali iscritti all’AIRE ai 155 mila espatri del 2024, la mobilità resta una costante del Paese. L’Italia si conferma terra di partenze e di legami diffusi nel mondo, tra diseguaglianze territoriali e nuove forme di appartenenza.
Un Paese che non smette di muoversi
A vent’anni dalla prima edizione del Rapporto Italiani nel Mondo, la Fondazione Migrantes fotografa un’Italia che continua a muoversi. Non più soltanto un Paese di emigranti del passato, ma una nazione “in viaggio” permanente, fatta di partenze, ritorni e identità che si intrecciano oltre i confini. L’Italia, insomma, resta un Paese di mobilità: un crocevia in cui si parte e si ritorna, ma dove l’andare altrove continua a essere una scelta di vita e, sempre più spesso, una necessità.
Dal racconto della fuga a quello degli italiani nel mondo
Quando nel 2006 nacque il primo RIM, l’obiettivo era chiaro: passare dal racconto della “fuga” a quello degli “italiani nel mondo”, uomini e donne che costruiscono altrove nuove appartenenze e nuove forme di italianità. Vent’anni dopo, quella prospettiva è diventata un modo di leggere il Paese. La mobilità italiana non è più un episodio eccezionale, ma un fenomeno strutturale. Eppure, osserva la Migrantes, la società continua a raccontarlo in modo distorto: non mancano le informazioni, ma la disinformazione si è trasformata in “misinformazione”, dove l’eccesso di notizie rende più difficile distinguere ciò che è vero da ciò che è ideologico.
Le molte Italie che si muovono
Dietro i numeri si nascondono storie di persone e territori. Non esiste un’unica Italia: ce ne sono molte, che si muovono a velocità diverse. Le partenze si concentrano nelle aree più fragili del Paese, nel Mezzogiorno, nelle aree interne e nei piccoli centri che si svuotano. L’emigrazione diventa così una spia delle diseguaglianze, un indicatore di mancate opportunità. Ogni giovane che parte è il segno di un sistema che non ha saputo trattenerlo, di un Paese che non riesce a garantire lavoro, servizi, meritocrazia. Ma il Rapporto non racconta solo una fuga: esistono anche partenze felici, mosse dalla curiosità, dal desiderio di crescita o dalla voglia di mettersi alla prova in un mondo interconnesso.
Le missioni cattoliche e la sfida della reciprocità
In questi vent’anni, la Fondazione Migrantes ha affiancato i migranti italiani anche attraverso la rete delle Missioni Cattoliche all’estero. È un impegno che oggi si rinnova: la Chiesa, sottolinea il Rapporto, è chiamata a passare da una logica di assistenza a una di reciprocità e condivisione, in linea con i verbi di papa Francesco – accogliere, proteggere, promuovere, integrare – ma anche con nuovi atteggiamenti riflessivi: accogliersi, valorizzarsi, condividere.
I numeri di vent’anni di partenze
I dati raccolti in due decenni raccontano un’Italia che si muove con costanza. Dal 2006 al 2024 si contano 1,64 milioni di espatri e 826 mila rimpatri, per un saldo negativo di oltre 817 mila cittadini. Solo nel 2024 le partenze hanno toccato un nuovo record con 155 mila espatri, contro 52 mila rientri. L’Europa resta il cuore della mobilità: il 76 per cento degli italiani sceglie destinazioni europee, soprattutto Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia e Spagna, che assorbono quasi il 60 per cento del totale. La Lombardia guida la classifica dei saldi migratori negativi, seguita da Veneto, Sicilia e Lazio.
La “ventunesima regione” oltre confine
All’estero risiede ormai una parte consistente del Paese: al primo gennaio 2025 gli iscritti all’AIRE sono 6,4 milioni, pari al 12 per cento dei cittadini italiani. Le donne rappresentano il 48 per cento. Si tratta della cosiddetta “ventunesima regione d’Italia”, in crescita costante, con una presenza maggioritaria in Europa (53,8 per cento) e nelle Americhe (41,1 per cento), soprattutto in Argentina e Brasile. Le regioni d’origine più rappresentate sono Sicilia, Lombardia e Veneto.
Giovani protagonisti della nuova mobilità
Dopo la parentesi della pandemia e la fase di incertezza legata alla Brexit, le partenze sono riprese con vigore. Nel 2024 si sono registrate 123 mila nuove iscrizioni all’AIRE per espatrio, il 38 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il 72 per cento riguarda giovani tra i 18 e i 49 anni, confermando che la mobilità contemporanea è soprattutto giovanile e qualificata. Germania, Regno Unito, Spagna, Svizzera e Francia restano le mete principali, ma crescono anche le destinazioni del Nord Europa e dell’Asia, dai Paesi scandinavi a Singapore e agli Emirati Arabi.
Migrazioni interne: la prima tappa del viaggio
Il Rapporto dedica ampio spazio anche alle migrazioni interne, che restano intense, con oltre 1,1 milioni di spostamenti ogni anno. Spesso, però, questi movimenti rappresentano solo la prima tappa di un percorso che conduce all’estero. Il Mezzogiorno, in particolare, ha perso oltre mezzo milione di residenti verso il Centro-Nord negli ultimi dieci anni, soprattutto giovani tra i 20 e i 34 anni. È una mobilità che riflette squilibri economici e sociali, ma anche la ricerca di un futuro possibile.
Oltre la fuga dei cervelli
La sezione speciale del RIM 2025, intitolata “Oltre la fuga: talenti, cervelli o braccia?”, invita a superare la retorica della “fuga dei cervelli”. Non si tratta di una perdita secca, ma di un movimento di talenti diversi, spesso non riconosciuti in Italia, che cercano altrove libertà, dignità e opportunità. Il dilemma, scrivono gli autori, non è più “fuggire da”, ma “correre verso”.
Un’Italia più grande dei suoi confini
Dopo vent’anni di analisi, il Rapporto Italiani nel Mondo mostra che la mobilità è parte integrante dell’identità nazionale. Gli italiani all’estero non sono un mondo separato, ma una risorsa viva e strategica, culturale, economica e diplomatica. Riconoscerli come parte dell’Italia contemporanea significa riconoscere anche ciò che l’Italia è diventata: un Paese che continua a muoversi, a partire, a ritornare, e a costruire sé stesso, ogni volta, un po’ più in là dei suoi confini.