La voce del Direttore

Professione comunicatore

Un libro che racconta trent’anni di giornalismo e comunicazione, tra ricordi, aneddoti e un’amicizia che attraversa il tempo

Vi confesso subito, che a scanso di equivoci, Roberto Stasio, l’autore del libro “Per favore non chiamatemi Pr”, che verrà presentato oggi pomeriggio alle 17,30 a casa Luzzatti a palazzo Ducale, è un mio caro amico sin dagli anni giovanili. Siamo ancora legati da comuni amicizie nel campo calcistico e dopo aver giocato insieme sui campetti in terra battuta ci siamo ritrovati spesso e volentieri in campo lavorativo. Io come giornalista e lui come comunicatore. Per questo, forse, essendoci frequentati molto in passato per motivi lavorativi, oltreché di amicizia, io come giornalista e lui come comunicatore, leggendo il suo libro mi è parso almeno un po’ di ripercorrere  la mia carriera professionale, tra personaggi genovesi conosciuti ed eventi di cui per “Il Corriere Mercantile/Gazzetta del Lunedì” ho dovuto spesso occuparmi. Insomma un lungo excursus nella mia carriera professionale, ma visto da un piano diverso. Dal soggetto che sempre con straordinario garbo proponeva un argomento da trattare e su cui scrivere.

E, come se non bastasse, ci uniscono quei tempi da boomer, attraverso cui siamo passati con l’Intento di fare comunicazione e informazione, temi su cui tanto io quanto Stasio concordiamo che ci sia a ci debba essere una chiara differenziazione.

E da allora, dal finire degli anni Ottanta in questi ambiti moltissimo è cambiato. Lo spiega Francesco Ferrari, capo redattore centrale de “Il Secolo XIX” nell sua prefazione: “Questo libro è una raccolta di aneddoti, certo. Ma è anche una cartografia sentimentale di un mondo che ha cambiato pelle. Il giornalismo oggi corre, si aggiorna, rincorre i social, conta i click, misura i caratteri, accorcia i tempi. E in fin dei conti probabilmente è giusto così: in fin dei conti, fermare il progresso è un esercizio illusorio che se non controllato sfocia rapidamente nel grottesco. L a comunicazione nel frattempo si è fatta fluida, digitale predittiva. Ma non è certo diventata più umana. Il tempo per raccontarsi si sta riducendo a una caption su LinkedIn, a un pollice alzato su Facebook. Il margine per sbagliare è diventato un rischio calcolato su una piattaforma. Le relazioni? Quelle, ammesso che esistano si tengono in piedi con un rminder del Crm, altro che aperitivi al bar Mangini.

Ecco perchè il libro di Roberto, senza volerlo, è anche un piccolo manifesto di resistenza. Un invito gentile, e mai nostalgico, a ricordare che dietro ad ogni logo, ogni articolo, ogni azienda ci sono le persone. Quelle vere. Con la loro voce, i loro tic, le loro passioni, i loro silenzi, le loro debolezze. Quelle che non ti mandano una  mail per dirti “sei importante peer noi”, ma ti chiamano. Magari all’ora di pranzo, il sabato, o a ferragosto. E magari solo per sapere come stai”.

E io che faccio ormai parte di un’epoca, tra giornalismo e comunicazione, superata per non dire sepolta. Condivido. Del resto dice ancora Ferrari nella sua prefazione: “Leggere queste pagine è un po’ come sfogliare un album di famiglia di una professione che senza che ce ne accorgessimo ha attraversato nel giro di tre decenni altrettante epoche”. E dunque per me e Roberto che abbiamo esercitata due professioni parallele e nati tra il nascere e il finire degli anni Cinquanta, frequentatori dello stesso liceo, amici e compagni di squadra a Calcetto una sorta di operazione nostalgia che fa riflettere, magari in maniera romantica sulle rispettive professioni. Fra aneddoti e personaggi del mondo economico e culturale genovese. Di cui, magari molti delle giovani generazioni genovesi non sospetterebbero nemmeno l’esistenza.

Ma ripeto… Roberto è un amico, a lungo frequentato e non solo per lavoro. E il nostro non può che essere un comune sentire.

Paolo De Totero

Paolo De Totero

Quarantacinque anni di professione come praticante, giornalista, vicecapocronista, capocronista e caporedattore. Una vita professionale intensa passata tra L’Eco di Genova, Il Lavoro, Il Corriere Mercantile e La Gazzetta del Lunedì. Mattatore della trasmissione TV "Sgarbi per voi" con Vittorio Sgarbi e testimone del giornalismo che fu negli anni precedenti alla rivoluzione tecnologica, oggi Paolo De Totero è il direttore del nostro giornale digitale.

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