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Come un sasso nel mare”, il documentario che restituisce a Genova una storia dimenticata

All’Acquario di Genova una sala gremita per la proiezione del lavoro ideato da Claudio Colombo. Un viaggio tra memoria, mare e innovazione che racconta i pionieri della subacquea italiana e una parte fondamentale dell’identità della città.

Ci sono documentari che raccontano una storia. E poi ci sono documentari che restituiscono una memoria collettiva. “Come un sasso nel mare”, proiettato all’Acquario di Genova davanti a un pubblico numeroso e partecipe, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

Per un’ora e mezza lo spettatore viene accompagnato in un viaggio che attraversa il mare, la tecnologia, l’avventura umana e l’identità stessa di Genova. Un racconto che alterna la ricostruzione storica all’emozione, la divulgazione alla poesia delle immagini, riuscendo in un’impresa non scontata: parlare agli appassionati di subacquea ma anche a chi non ha mai indossato una maschera né respirato attraverso un erogatore.

Il documentario nasce da un’intuizione semplice e potente. L’esperienza dell’immersione è qualcosa che cambia il modo di guardare il mondo. Sott’acqua il rumore si attenua, i movimenti rallentano, il respiro diventa il ritmo che scandisce il tempo. Ci si ritrova immersi in una dimensione che appartiene alla Terra ma che appare quasi aliena, fatta di silenzi, colori e forme che la superficie spesso nasconde. È da questa sensazione di meraviglia che prende forma il racconto di una città che, più di molte altre, ha contribuito a scrivere la storia della subacquea moderna.

Genova emerge come protagonista assoluta. Non soltanto città di navigatori, commercianti e marinai, ma anche laboratorio di innovazioni che hanno cambiato il rapporto dell’uomo con il mare. Attraverso immagini d’archivio, fotografie, filmati storici, testimonianze e ricostruzioni, scorrono le vicende di figure come Luigi Ferraro, Duilio Marcante, Egidio Cressi, Dario Gonzatti, Giorgio Odaglia e Damiano Zannini, pionieri che hanno lasciato un segno non solo in Liguria ma nell’intero panorama internazionale della subacquea.

La forza dell’opera sta anche nella capacità di parlare al presente. Perché il mare non viene raccontato come un museo a cielo aperto o come una semplice cornice paesaggistica. Viene descritto come un bene comune, accessibile a tutti ma allo stesso tempo fragile, da conoscere e da proteggere. In un’epoca in cui il rapporto tra uomo e ambiente è diventato una delle grandi questioni del nostro tempo, il documentario riesce a ricordarci quanto il mare sia parte della nostra identità e quanto la sua tutela riguardi ciascuno di noi.

Claudio Colombo e Katia Gangale
Il regista Claudio Colombo con Katia Gangale, voce narrante del documentario
Gaetano Tappino e Claudio Colombo
Gaetano Tappino con il regista Claudio Colombo

Anima del progetto è il collega e amico Claudio Colombo, che ha avuto il merito e la determinazione di inseguire una storia che nessuno aveva mai raccontato in questa forma. Ad accompagnare il pubblico lungo il percorso c’è la voce narrante di Katia Gangale, capace di dare ritmo e profondità al racconto, mentre fondamentale è stato il contributo di Gaetano Tappino, il cui lavoro ha rappresentato uno degli elementi chiave nella costruzione del documentario.

Ma forse l’aspetto che più colpisce è quello che non si vede. Ciò che il pubblico ha applaudito all’Acquario rappresenta infatti soltanto la punta dell’iceberg. Dietro ogni minuto di immagini si nascondono mesi di ricerca, centinaia di ore trascorse negli archivi, nella raccolta di testimonianze, nella selezione dei materiali, nelle riprese, nel montaggio e nella ricostruzione di eventi che rischiavano di scomparire dalla memoria collettiva.

È il destino di molti lavori documentaristici: il risultato finale appare naturale, quasi inevitabile, e proprio per questo rischia di nascondere la fatica, la competenza e la passione necessarie per realizzarlo. Eppure, chi conosce questo mestiere sa bene che opere come “Come un sasso nel mare” non nascono per caso. Sono il frutto di un impegno enorme, spesso silenzioso, che meriterebbe di essere riconosciuto e valorizzato ben oltre gli applausi della serata.

Perché ciò che abbiamo visto non è soltanto un documentario sulla subacquea. È un tassello della memoria di Genova. È la storia di uomini e donne che hanno guardato oltre l’orizzonte e hanno scelto di esplorare ciò che si trovava sotto la superficie. Ed è la dimostrazione che esistono ancora storie straordinarie capaci di emergere dagli abissi del passato per parlare con forza al presente.

Fivedabliu.it

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