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Il verde urbano a Genova, ne parliamo con Giorgio Scarfì

Nelle città contemporanee il verde urbano non rappresenta più un semplice elemento decorativo, ma una vera e propria infrastruttura ambientale.

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Parchi, alberature stradali, giardini pubblici e spazi verdi diffusi incidono direttamente sulla qualità della vita, sulla salute dei cittadini e sulla capacità delle città di rispondere agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico. In un contesto urbano denso, attraversato da ondate di calore sempre più frequenti, il verde diventa uno strumento essenziale di mitigazione, ma anche un terreno delicato sul piano della sicurezza e della gestione.

Uno degli effetti più studiati della presenza di vegetazione in ambito urbano è la riduzione delle temperature. Le superfici impermeabili, come asfalto e cemento, accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, generando le cosiddette isole di calore urbane. Alberi e aree verdi, attraverso l’ombreggiamento e il processo di evapotraspirazione, riescono invece a raffreddare l’aria circostante, abbassando sensibilmente le temperature percepite.

In molte città europee e italiane è stato osservato come grandi parchi urbani riescano a influenzare positivamente il microclima anche a distanza, riducendo la temperatura di diversi gradi nelle aree limitrofe. A questo si aggiungono benefici indiretti, come la diminuzione del consumo energetico per il raffrescamento degli edifici e il miglioramento della qualità dell’aria.

Il verde urbano, però, non agisce solo sul clima. La presenza di alberi e spazi verdi contribuisce al benessere psicofisico, favorisce la socialità, migliora la vivibilità dei quartieri e rafforza il rapporto tra cittadini e spazio pubblico. Allo stesso tempo svolge un ruolo ecologico fondamentale, ospitando biodiversità, facilitando l’assorbimento delle acque piovane e rendendo le città più resilienti agli eventi meteorologici estremi.

Accanto a questi benefici, esiste però un tema spesso al centro del dibattito pubblico: quello della sicurezza. Alberi malati, piante non monitorate o manutenzioni carenti possono trasformare il verde in un potenziale rischio, soprattutto in contesti urbani molto frequentati. Il confine tra tutela ambientale e sicurezza pubblica è sottile e richiede competenze tecniche, risorse adeguate e una pianificazione continua. È proprio su questo punto che, negli ultimi anni, si sono accese polemiche in molte città italiane, Genova compresa.

A raccontare con chiarezza la complessità della situazione genovese è Giorgio Scarfì, attivo da anni con “Genova contro il degrado”.

Secondo Scarfì, uno dei nodi principali riguarda la frammentazione delle competenze. La nuova amministrazione comunale ha compiuto un primo passo importante accorpando urbanistica e gestione del verde in un unico assessorato, ma la realtà operativa resta complessa. In città convivono interventi legati a grandi opere, commissariamenti e soggetti esterni che seguono canali decisionali differenti rispetto agli uffici comunali tradizionali. Il risultato è una gestione del verde spesso dispersa, in cui persino lo stesso albero può ricadere sotto responsabilità diverse.

Il tema della sicurezza del patrimonio arboreo è esploso con forza dopo la caduta di una palma che ha causato la morte di una donna nel marzo dello scorso anno. Da quel momento si è generato un clima di allarme che ha coinvolto non solo il verde pubblico, ma anche quello privato. Secondo Scarfì, le richieste di controlli sono aumentate in modo esponenziale, ma i dati sulle verifiche effettuate e sugli esiti degli accertamenti restano poco chiari e difficilmente accessibili. Si parla spesso di una percentuale di alberi ritenuti pericolosi dopo controlli mirati, ma senza un quadro pubblico e trasparente diventa difficile distinguere tra interventi necessari e abbattimenti contestati.

Un altro elemento centrale è la Consulta del Verde, un organismo che riunisce ordini professionali, uffici comunali e associazioni. Nata circa quindici anni fa, la Consulta ha avuto un ruolo determinante nel bocciare il precedente Piano del Verde, giudicato non adeguato.

Tuttavia, come sottolinea Scarfì, il suo funzionamento negli ultimi anni è stato discontinuo, e il suo coinvolgimento nelle nuove progettazioni appare ancora episodico, nonostante dovrebbe rappresentare uno strumento fondamentale di confronto e indirizzo.

Genova, nel frattempo, si trova in una fase di grande trasformazione urbana. Sono previsti nuovi parchi e spazi verdi in diverse aree della città, dal Waterfront di Levante a Piazzale Kennedy, dal parco della Lanterna a Villa Bombrini, fino all’ampliamento del Parco della Memoria sotto il ponte San Giorgio.

Interventi importanti, spesso legati a grandi opere infrastrutturali, che promettono di aumentare la dotazione di verde urbano. Il rischio, però, è che questi progetti nascano come compensazioni al cemento, più che come parte di una visione organica. Senza piani di manutenzione chiari e risorse adeguate, il verde rischia di diventare un problema anziché una risorsa.

Il nodo delle risorse è forse il più critico. Scarfì evidenzia come i fondi destinati alla manutenzione ordinaria del verde a Genova siano nettamente inferiori rispetto a quelli di altre città italiane che hanno scelto di investire seriamente sulla qualità ambientale. Anche gli aumenti di bilancio recenti appaiono insufficienti se rapportati all’estensione e alla complessità del patrimonio verde cittadino.

La conseguenza è una gestione spesso emergenziale, priva di quella programmazione a lungo termine che sarebbe necessaria per affrontare l’invecchiamento degli alberi, i cambiamenti climatici e la diffusione di nuovi parassiti.

Il caso dei Parchi di Nervi è emblematico. Dopo la devastante tempesta del 2016, che abbatté centinaia di alberi, il progetto di ripiantumazione non è mai stato completato. A distanza di quasi dieci anni, il parco continua a perdere alberature, mostrando quanto l’assenza di una pianificazione stabile e di risorse certe possa compromettere anche i gioielli verdi più riconosciuti della città.

Guardando ad altre realtà italiane, emerge con chiarezza come il verde urbano funzioni davvero solo quando viene considerato una priorità politica e amministrativa. Città come Milano, Bologna o Reggio Emilia hanno avviato piani strutturati di forestazione urbana, corridoi ecologici e adattamento climatico, integrando il verde nelle politiche di mobilità, salute e sviluppo urbano. Non si tratta solo di piantare alberi, ma di prendersene cura nel tempo.

Il verde urbano, come ricorda Scarfì con una riflessione personale, è un investimento che non produce risultati immediati. È qualcosa che si fa oggi per chi verrà domani, per le generazioni future. Proprio per questo fatica a trovare spazio nei ritmi brevi della politica. Eppure, in un’epoca segnata da crisi climatica e disagio urbano, continuare a considerarlo un tema secondario significa rinunciare a una delle poche soluzioni concrete già a disposizione delle città.

Giorgio Scarfì Genova contro il degrado

Fivedabliu.it

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