Vibo Valentia: scampata la prescrizione per la fornace dei veleni di San Calogero

 In Ambiente, Cronaca

130.000 tonnellate di veleni. 18 milioni di Euro di giro d’affari. 1,4 milioni di Euro di tassa sui rifiuti evasa.

Sono questi i numeri dell’ex “Fornace La Tranquilla” di San Calogero, indicata dalla Procura di Vibo Valentia come una delle discariche di rifiuti tossici più pericolose d’Europa e dove, tra il 2000 e il 2007, sono stati interrati i fanghi industriali delle centrali termoelettriche a carbone Enel di Brindisi, Priolo Gargallo e Termini Imerese.
Fanghi industriali che ufficialmente l’azienda avrebbe dovuto trattare per poi produrre mattoni da reimpiegare in edilizia, ma che, al contrario, ha sotterrato tutt’intorno, anche sotto gli agrumeti.
Parliamo di metalli pesanti, solfuri, fluoruri, cloruri, selenio, nichel, stagno, vanadio, la cui presenza è confermata dall’Arpacal di Cosenza e per i quali la bonifica non è mai iniziata.
Nel traffico di rifiuti gli inquirenti hanno rilevato anche interessi collocati vicino alla cosca di Limbadi, la ‘ndrina che controlla gran parte del territorio vibonese.

12 gli imputati rinviati a giudizio nell’inchiesta, denominata “Poison”,  che giovedì 28 giugno ha evitato la prescrizione grazie al giudice del Tribunale di Vibo in sezione monocratica, Marina Russo, che ha interpretato la contestazione di disastro colposo riferendola non al “pericolo di disastro”, primo comma dell’articolo 434 del Codice Penale utilizzato fino ad ora, ma al secondo comma, cioè al “disastro avvenuto”.
Questo comporta pene più severe, fino a 12 anni di reclusione, e una prescrizione più lunga, 15 anni.

Il processo, aggiornato al 7 febbraio 2019, vedrà alla sbarra tre uomini di Enel, Luciano Mirko Pistillo (dal 2003 al 2006 responsabile Unità Business della centrale di Brindisi), Carlo Aiello (responsabile Linea Movimentazione Materiali, compresi i rifiuti, nella centrale di Brindisi) e Diego Baio (dal 2001 al 2006 responsabile Esercizio Ambiente e Sicurezza della centrale di Brindisi). Per la fornace: Giuseppe Romeo, Stefano Romeo, Umberto Acquistapace e Angelo Vangeli.
Poi i responsabili delle società detentrici dei rifiuti, incaricate del trasporto: Vito Sabatelli, Antonio Roma, Angelo Ippolito, Giuseppe Antonio Marraffa e Vito Antonio Sacco.

Le accuse sono quelle di associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, disastro ambientale e pericolo per l’incolumità pubblica, avvelenamento delle acque e delle sostanze alimentari, falso ideologico e gestione non autorizzata dei rifiuti.

Un particolare: l’ex fornace è il luogo dove, il 2 giugno scorso, è stato ucciso a fucilate Soumalia Sacko, il sindacalista USB del Mali che faceva il bracciante agricolo nella Piana di Gioia Tauro, e Antonio Portoriero, indagato per l’omicidio, è il nipote di un socio di minoranza della Tranquilla.

Simona Tarzia

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