Giornata di sciopero: in piazza lavoratori, studenti e giornalisti. A Genova in presidio oltre duecento professionisti dell’informazione
Dal precariato ai compensi irrisori: la categoria si mobilita per difendere dignità e diritti
Giornata di sciopero nazionale e piazze piene in tutta Italia. Anche Genova ha risposto con una forte partecipazione: più di duecento giornalisti si sono radunati questa mattina davanti alla Prefettura per protestare contro il mancato rinnovo del contratto di lavoro e per dare voce ai precari, ai collaboratori sottopagati, ai freelance senza tutele. Accanto alla categoria, lavoratori, studenti e delegazioni di Cgil, Cisl e Uil.
Il presidio è stato organizzato dall’Associazione Ligure dei Giornalisti e dal Consiglio dell’Ordine della Liguria. Tra gli interventi, quelli della segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, del segretario dell’Alg Matteo Dell’Antico e della presidente Milena Arnaldi.
“Dignità per chi lavora a 5 euro a pezzo”
Il tema centrale della protesta è stato la dignità del lavoro giornalistico, oggi negata a chi percepisce compensi irrisori per articoli, foto o servizi. Una denuncia condivisa anche da Tommaso Fregatti, presidente dell’Odg Liguria, che ha ricordato come anche nella nostra regione non manchino colleghi pagati pochi euro al pezzo, a foto, o addirittura retribuiti con abbonamenti omaggio al posto di un compenso economico vero.
“Stiamo vedendo situazioni intollerabili di abusivismo e sfruttamento” ha ribadito Dell’Antico, sottolineando come alcuni collaboratori vengano pagati a battuta, o cifre che non consentono di arrivare a fine mese. “Oggi siamo in piazza anche per loro, per dire che non ci stiamo”.
Costante: “Non è uno sciopero contro il Governo, ma per un contratto dignitoso”
Nel suo intervento, Alessandra Costante ha voluto chiarire che lo sciopero non è contro il governo, ma per ottenere un contratto di lavoro dignitoso: “Sarebbe facile chiedere al governo di intervenire, ma noi vogliamo che siano gli editori a sedersi al tavolo e trattare seriamente. Dopo 18 mesi di trattativa, abbiamo interrotto il confronto perché le loro proposte erano irricevibili”.
Costante ha elencato i punti critici della proposta degli editori: riduzione delle tredicesime, tagli alle domeniche e alle festività pagate, abolizione dello straordinario notturno e la volontà di applicare ai nuovi assunti stipendi ancorati ai valori del contratto del 2016. “Altro che flessibilità: è un piano di arretramento dei diritti”.
Informazione precarizzata, ma un segnale positivo arriva dall’equo compenso
La segretaria generale ha denunciato anche le pressioni e i tentativi di aggirare lo sciopero in alcune redazioni, ma ha annunciato un primo passo avanti: “Dopo cinque anni è arrivata la convocazione del tavolo sull’equo compenso al dipartimento dell’editoria. È un segnale politico importante: qualcuno si è accorto che la corda è stata tirata troppo”.

L’incontro con la Prefetta e il flash mob da Malaga
Durante il presidio, una delegazione congiunta di Associazione e Ordine – composta da Alessandra Costante, Matteo Dell’Antico, Tommaso Fregatti, Milena Arnaldi, insieme a Licia Casali (segretaria Odg Liguria) e Francesca Forleo (consigliera nazionale Fnsi e componente della Cpo) – è stata ricevuta dalla prefetta Cinzia Teresa Torraco. L’obiettivo: sensibilizzare l’autorità sulle criticità che colpiscono il mondo dell’informazione, dal precariato dilagante alla mancanza di tutele economiche e contrattuali.
La mobilitazione ha superato i confini nazionali: i trenta giornalisti che si trovano a Malaga per il progetto Erasmus+ hanno realizzato un flash mob dal titolo “Sosteniamo lo sciopero”, in segno di solidarietà con i colleghi in piazza.
Una categoria stanca ma determinata
L’adesione allo sciopero è stata ampia: Tg1, Tg2, Tg3, Tgr e gran parte delle redazioni Rai ferme, insieme a molte testate nazionali. Una dimostrazione di unità e stanchezza verso un sistema che – denunciano i lavoratori – sta precarizzando l’informazione e chi la produce.
In piazza, tra studenti, lavoratori e giornalisti, il messaggio è apparso chiaro: difendere il lavoro giornalistico significa difendere la qualità dell’informazione e, con essa, un pezzo fondamentale della democrazia.