Processo Morandi, le carte della GdF: in 8 anni balzo dei dividendi e manutenzioni dimezzate

Da 1 miliardo e mezzo a 770 milioni, questo è stato l’andamento dei “costi edili e simili” sostenuti da Autostrade dal 2010 al 2018

Genova – I numeri parlano chiaro. Mentre i dividendi da distribuire agli azionisti aumentavano di anno in anno, le spese per le manutenzioni diminuivano fin quasi a dimezzarsi: da 1 miliardo e mezzo a 770 milioni, questo è stato l’andamento dei “costi edili e simili” sostenuti da Autostrade dal 2010 al 2018.
Un trend costante fotografato dagli investigatori della Guardia di finanza che, dopo il crollo del ponte Morandi, hanno messo sotto la lente di ingrandimento i bilanci di Atlantia e Aspi.

A spiegare in aula l’andamento delle due curve è stato il colonnello delle fiamme gialle, Ivan Bixio, che con il Primo gruppo ha seguito le indagini dal giorno della tragedia.

Il periodo preso in esame è stato quello dal 2010 al 2018, appunto.
Per quanto riguarda i dividendi, ha commentato Bixio mentre il Pm faceva scorrere i grafici, “si vede un trend crescente. In quegli otto anni ne sono stati distribuiti 7 miliardi e mezzo” con un picco nel 2017, anno in cui ci sono stati dividendi straordinari per oltre due miliardi, derivati da operazioni di riassetto del gruppo.
Fino al 2016, infatti, Atlantia detiene il 100% di Aspi. Poi, nel 2017, entrano i nuovi soci: i tedeschi di Allianz e i cinesi del Silk Road Fund.

Quanto alle manutenzioni, prendendo in esame lo stesso periodo “si assiste a una decrescita”. Si va dal miliardo e mezzo speso nel 2010 ai 770 milioni del 2018.
Un dato che è stato raffrontato anche con le sperse messe in conto dalle altre concessionarie che hanno, invece, aumentato i costi di produzione. E i numeri in questo caso arrivano da una relazione della Corte della Conti che ha messo sotto analisi le concessioni autostradali, su tutto il territorio nazionale, per il periodo dal 2012 al 2018.

Per la procura questi raffronti dimostrerebbero la filosofia dell’allora amministratore delegato Giovanni Castellucci: aumentare i dividendi da distribuire ai soci a fronte di un calo delle spese di manutenzione. Alla faccia del Catalogo dei rischi che aveva messo nero su bianco la “perdita di funzionalità statica del Viadotto Polcevera” (rischio 75), e sottolineato che, “ad esempio per il Viadotto Polcevera”, si registrava il “degrado delle opere d’arte della rete in esercizio a seguito di mancati interventi evolutivi” (rischio 149).

I familiari delle vittime: le evidenze sono lì, nei documenti, nei fatti. Non c’è bisogno di cercare qualcosa di strano, è tutto depositato e le prove sono chiare”

In aula i legali di Castellucci hanno fatto le pulci all’indagine, pungolando più volte Bixio in relazione ai dati utilizzati per produrre i grafici su dividendi e costi sostenuti per le manutenzioni. Per loro, il colonnello della GdF avrebbe dato “numeri chiari” ma “ricostruzioni errate”.
“Questo è ostruzionismo. Fanno allungare i tempi e non è utile al processo soffermarsi su dati già depositati”, commentano Egle Possetti e Giuseppe Matti Altadonna del Comitato dei parenti delle vittime di ponte Morandi.
E poi aggiungono: “I finanzieri non erano dei certificatori o dei revisori dei conti. Dovevano cercare all’interno dei bilanci delle parti specifiche. Tirar fuori che non hanno esaminato alcune parti del bilancio è allucinante”.

“I numeri che sono uscirti oggi, in aula, sono numeri giganteschi che rappresentano la logica commerciale portata avanti da Castellucci e dagli altri mi puntati per diversi anni”.
A dirlo è Manuel Diaz, fratello di Henry Diaz, morto il 14 agosto 2018 nel crollo del viadotto Polcevera.
Una logica, sottolinea Diaz, che “era a conoscenza diretta della famiglia Benetton”, una logica che sta tutta nei dati dell’indagine della Guardia di Finanza eppure “hanno cercato di mettere in discussione questi numeri” che in realtà “erano in mostra e evidenti a tanti”.

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Simona Tarzia

Sono una giornalista con il pallino dell’ambiente e mi piace pensare che l’informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini.

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