Dolcetto scherzetto, tanti auguri al commissario

 In Costume & Società

 

 

E anche quest’anno ci siamo arrivati. Fra polemiche curiali e inclini al sogno americano, un po’ devastato dal tycoon Donald Trump e al rito pagano. Siamo al cospetto del traguardo del dolcetto scherzetto che, rivisitato, rinnovato e rivisto dal mio amico social Gian Luca Caffarena, autore fra l’altro de “Il velo”, recentemente andato in ristampa, fa così “Dolcetto: reddito di cittadinanza. Scherzetto: collasso finanziario”. Insomma, è Il giorno di Halloween. Data, checchè se ne dica e possa sostenere la Curia, da non dimenticare visto che è la data di nascita del nostro sindaco, nonché commissario alla ricostruzione Marco Bucci. Che proprio oggi compie 59 anni. E c’è da giurarlo il 2018, secondo da sindaco, non sarà un anno che potrà dimenticare facilmente, visto che è coinciso con la tragedia del disastroso collasso di ponte Morandi e della sorta di tsunami che tra lunedì notte e martedi ha investito il levante ligure e l’intera citta’ di Genova. In fondo l’anno scorso si era soltanto trattato di parare qualche critica per quelle noiose querelle sulla colorazione del red carpet, che aveva poi virato al blu per il Salone Nautico, sino ad arrivare al nero, trasformandosi in black carpet per la serata di zucche, pipistrelli, fantasmi e streghe di Halloween. Nero/nero, come quelli della pacchia è finita di Salvini, come la miseria e come la sfortuna.

E già, perché poi dal red, al blu, al black, adesso per la nostra formidabile diade – c’è chi dice che siano talmente uniti e contemperati l’uno nell’altro da avere una visione univoca come se ci fosse un solo cervello a ragionare – inizia a palesarsi qualche ipotesi di figure autoportajella. Come se si trattasse, insomma, di un Giona qualunque, o di un ex ministro dei trasporti genovese, di cui per sicurezza non faccio il nome, che per lungo tempo subi’ questa leggenda, attribuitagli, a torto o a ragione, ad iniziare da un controsenso – no, non politico ma viario – e proseguito poi con qualche incidente di convoglio ferroviario. Altri tempi quando i treni pur non essendo in Svizzera viaggiavano in orario e i ponti e i viadotti non collassavano. Il governo, tanto per la cronaca, era Pd. Cosa che oggi, tra un decreto urgente e carente e l’altro onnicomprensivo, dai fanghi tossici ai condoni sulle case di Ischia, non capita più. Potere del cambiamento mai troppo uguale a quanto c’era prima e a cui avevamo fatto il callo o l’abitudine. Insomma a un anno dal black carpet, qualcuno inizia a porsi la domanda, legittima, ma probabilmente anche no, se la nostra diade non viaggi anche a braccetto con la sfiga che ci vede benissimo. Che dire ? Forse anche questo potrebbe far parte e ascriversi a quei famosi “gomplotti” del Pd.
Eppero’,a giudicare da quanto accade nell’imminenza dei rispettivi genetiliaci, vi sarebbero da toccare ferro e le parti basse. Ricordo che ad appena una ventina di giorni dalla tragica data del collasso del Morandi il Giovanni Toti, governatore della Liguria, probabilmente per farsi da solo un regalo, organizzo’ una mirabile conferenza stampa a cui partecipò l’archistar Renzo Piano per lanciare il progetto del nuovo ponte. Progetto che ancora langue fra decreti e decretini. Appena ieri il nostro formidabile sindaco in consiglio comunale ha proclamato di fronte all’assemblea di una città nuovamente ferita, ma per carita’ non in ginocchio, che Genova con i suoi chilometri di coste martoriati e con le ville chiuse di fronte allo scempio di danni ed alberi caduti, in fondo ha retto bene. Collezionando, una volta di più, la reprimenda di Matteo Frulio, fresco trentacinquenne e assessore del municipio Ponente, attonito al cospetto dei danni al parco storico di Villa Duchessa di Galliera. 

Mentre Nervi, i cui parchi erano già stati messi a dura prova da una precedente tromba d’aria, e con la passeggiata a mare Anita Garibaldi devastata nel suo percorso, si domandava – ma è ormai un senso comune a tutta la città’ – quale fosse la maledizione che, dopo l’impalpabile gestione del sussiegoso marchese Marco Doria, ci avesse colpito. Qualcuno, forse persino troppo polemicamente, osservava che, magari, con meno red carpet e piu’ attenzione, anche finanziaria, ai temi delle infrastrutture e del rafforzamento dell’esistente, tutto questo si darebbe potuto evitare. Come dire che, una volta di più, il modello “tutto chiacchiere e distintivo”, tanto caro alla comunicazione 3.0, alla fine non paga. Ne’ per il sindaco ne’ per il governatore che, ancora una volta l’evidenza ha posto di fronte alla delicatezza di un territorio difficile per frane, cementificazione, porticcioli turistici, pubblici o privati, a contatto con il mare, che non sempre risulta amico e  riconvertibile ai nostri desideri di tramonti e serenita’. In uno scenario in cui ai mostri della nostra mente che popolano la politica, surreali o cinematografici, dalla manina, o dalla mano tanto simile a quella della famiglia Addams, che corregge i decreti, allo stesso plenipotenziario alle infrastrutture, stanno crescendo a dismisura nel nostro immaginario social. 

Intanto l’assessore Giancarlo Vinacci, come fece lo scorso anno, si preparera a festeggiare – o forse no?–  on cappello da stregone e mantello funereo. Allora, pronto’ a partecipare ad una festa a tema,posto’ la foto con tanto di dicitura “Inizia la pacchia”. Quella pacchia che a qualche mese di distanza, rimanendo alle parole del vicepremier per gli uomini neri sarebbe finita.

Comunque da qui a farne una leggenda nei confronti del nostro Governatore/ commissario e del nostro sindaco/commissario, e dei suoi adepti, ce ne passa. 

Perciò tanti auguri, come hanno fatto già in molti – uno per tutti l’assessore Stefano Garassino – e come del resto in questa giornata di genetliaco che precede il giorno di tutti i santi e dei morti, sembra essere doveroso. Ne abbiamo tutti un gran bisogno. Noi, io, abbiamo/ho detto. Per il resto Marco Bucci, che è pur sempre il nostro sindaco, veda un po’ lei.

Giona

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