Kultura nazionalpopolare/day

 In Costume & Società
 

Ragazzi mi sto attrezzando e preparando in vista del 7 luglio. Per il settantesimo compleanno della Costa Crociere. Qualche cartoccio di popcorn, di quelli messi da parte per assistere al Di Maio/Salvini day, con intermezzo sul Conte cv/day, sfociato poi nel Savona si – Savona no/day…. con vista sul baratro sull’impingement day, proseguito nel Cottarelli/si/Cottarelli/no day, e poi terminato a sorpresa con il Conte si/day con Di Maio/Salvini appena dietro day e Savona si/spostato di lato day – mammina mia che scioglingua – ne ho ancora in dispensa. Sto cercando nello sgabuzzino lo “sgambeletto” e le ciabatte da mare. Nell’armadio la camicia hawaiana e nel soppalco l’ombrelllino anticolpo di sole che il mio amico Fabio Palli mi aveva calcato in testa in vista delle giornate di Euroflora.


Anche io penso di avere diritto alla mia giornata di posto al sole dopo aver guardato domenica, con una certa invidia, quell’abbuffata di selfie e dirette dal canale di calma della fascia di rispetto di Pra’. Con tanto di sfondo degli aitanti vogatori, a bicipiti nudi, degli armi che in mare si sono dati battaglia a colpi di remo. E in primo piano l’inossidabile vicesindaco Stefano Balleari, cinto di fascia tricolore, e le soresse- che sta per assessoresse – gemelline della cultura Ilaria Cavo e Elisa Serafini. Addirittura una sorridente Paola Bordilli, ritratta nel gruppone al fianco della testa rasata e rilucente del consigliere delegato allo sport Stefano Anzalone.

Percio’ sono ben deciso, sabato 7 luglio, a risalire via Venti Settembre ciabattando, in bermuda e camicia hawaiana. Con lo “sgambeletto” pieghevole sotto braccio, l’ombrellone paracolpi di sole in testa per confondermi con il paesaggio soprastante. I mie cartocci di pop corn, ben tostati, ben riposti nello zainetto. Di buon ora per non perdere la prima fila. Come ho fatto per la visita del Papa al Gaslini. E a guadagnarmi così il mio posto in cielo. Ehm….. al sole, di questa GenovaMeravigliosa.

Di questa città affacciata sul mare che, nel tentativo di tornare Superba, allestirà nella sua via principale il maxiscivolo acquatico gonfiabile. Come se si fosse su un gigantesco ponte di una nave da crociera dedicato ai turisti. Come in un parco acquatico di periferia. E pazienza se qualcuno dei soliti intellettuali dei salotti bene storcerà ancora una volta il naso ricordando  la storia dei Dogi, le mostre del Ducale su Van Dyck e sui suoi amici fiamminghi, il 2004, i palazzi dei Rolli. Oppure solo la storia della nostra città’, dei mercanti banchieri che prestavano capitali alle corti europee. In cielo beccheggiano gli ombrellini a proteggerci da qualsiasi precipitazione: pioggia, acquazzone, grandine, fulmini e saette. Unica controindicazione la bufera di vento. 

La location postmoderna in fondo è preferibile e maggiormente fruibile rispetto all’immagine polverosa di una città’ che nel passato, a livello di terziario turistico, ha azzeccato un unico colpo. Peraltro ventisei anni fa, con l’Acquario. E bissando un po’ il successo dodici anni dopo, nel 2004 in occasione della nomina a città capitale della cultura Europea. Dopo allora ci siamo trascinati stancamente. Le sovvenzioni statali arrivate per il 1992 e per il G8 del 2001, si erano bruscamente interrotte con il 2004. E la città pur scommettendo su se stessa non aveva ancora trovato una formula fruibile originale e vincente.

 

Ora ci prova con l’assessore Elisa Serafini, definita, a torto o a ragione, l’enfant prodige di questa giunta comunale del sindaco Marco Bucci. Con la supervisione di quella che potrebbe sembrare la zietta con la quale confrontarsi, la collega Ilaria Cavo. E a mio parere la Serafini  ha istinto, cinismo politico, capacità visionaria da vendere. E ambizione, tanta ambizione che non guasta mai. A meno di non saperla dosare. Perché’ poi si rischia di incartarsi e arrembarsi su se stessi e sul proprio ego prorompente. Del resto in quanto a capacità visionarie la giovane Elisa non è seconda a nessuno dei suoi colleghi. Si pensi solo che in eta’ giovanile era riuscita a postare sul suo seguitissimo blog, di ragazzina albarina che sputava sul ceto sociale, la foto di un cassonetto della rumenta avvolto nella logatissima pelle Louis Vuitton. Per dire. 

Solo che poi, a qualche anno di distanza, il suo vicesindaco Stefano Balleari era riuscito a far nascere una polemica per essersi fatto ritrarre con in mano un borsone della prestigiosa maison francese al check-in della classe economica del Cristoforo Colombo. Insomma il rischio del “Kafonal” ,  come intendeva significare l’intemperante Elisa terribile, è sempre dietro l’angolo. Cosi l’autore della pubblicazione aveva dovuto sudare le rituali sette camicie per convincere i “sociassalitori”, o hater da tastiera,  che nell’immagine e nelle poche righe che la corredavano non vi era alcuna malizia. 

Vabbè cose andate. Torniamo alla vocazione turistica della nostra città, superando, a volo d’uccello, quella del nostro vicesindaco e degli assessori spesso in viaggio. Per dire: l’assessore Giancarlo Vinacci, proprio nel week end ha rischiato di perdere il traghetto che lo avrebbe dovuto portare in Sicilia a bordo della sua rombante Jaguar E spider. Il modello di Diabolik, per intenderci, solo che lui aveva il coupe’. L’ auto aveva un problema prontamente risolto alle gomme. 

Ma tornando a bomba sul turismo, perche’ il problema che si pone, a quanto pare, è fra il nuovo/nuovissimo e il vecchio/vecchissimo. Senza dimenticare il recente duello messo su a bella posta appena riscontrati i livelli oscurantisti di questo nuovo governo che, vabbè, un po’ in questi giorni seguenti alla nomina, tra la parata del 2 giugno e il discorso del premier Giuseppe Conte, un po’ ha arretrato, anzi e’ progredito. Il confronto, raffronto, scontro in campo sui social in queste ultime ore è fra popolo e ‘elite. Tanto per capirci politically correct, o politicamente corretto è élite, “la pacchia è finita rimpatriate in pace” e’ popolo. Come se mettere insieme un po’ l’uno e un po’ l’altro, ricorrendo all’eterno buon senso, fosse come cercare di tentare di mischiare diavolo e acquasanta.

Del resto il popfilosofo prof. Simone Regazzoni da mesi ce lo mena – e se lo mena – sulla importanza delle narrazioni e sulle contrapposizioni dei social. Enrico Mentana, pochi giorni fa commentava acidamente sul fenomeno social, ricordando le parole di Eco che vedeva nella piazza  mediatica e nelle sue esternazioni una sorta di gigantesco bar in cui ognuno poteva dire la sua sino a quando gli si toglieva il bicchiere e lo si riaccompagnava a casa.

Percio’popolo vs élite. E senza dubbio la Serafini, che ha orecchie e naso lunghissimi, ha deciso di interpretare al meglio questa giornata del 7 luglio per il settantesimo compleanno della Costa. Perché a GenovaMeravigliosa, dopo lo spettacolo delle florealie ai parchi di Nervi, non ci limiteremo al gigantesco scivolo in via Venti Settembre, ma avremo anche una sorta di replica del concerto e di capodanno con Albano e Romina. 

Concerto su cui si era scagliato a suo tempo un radical come Luca Telese con un acido ancorché lucidissimo editoriale in cui parlava del veglione vegliardo a cui  hanno partecipato sul palco “lucidi e perfettamente smaltati, Al Bano, Romina, i Pooh, Patty Pravo, Amy Stewart e Raf. Su Raiuno festeggiavano il Capodanno. Quello del 1980, però.  Se la composizione anagrafica di questa squadra da veglione ha fatto notizia, non è detto che sia solo un fatto di costume o un giochino per assatanati dei social e twittaroli mannari delle prime ore del mattino. Il pop, ancora una volta diventa lo specchio dei tempi, una chiave di interpretazione per capire l’Italia. La serata Rai di fine anno in diretta da Maratea, infatti è stata una bellissima cartolina illustrata dall’immaginario più autentico del nostro paese, una quintessenza del nostro destino. A casa – davanti alla tv – si discuteva di chi esibisse il lifting migliore, si discettava se Amy Stewart avesse fatto un patto con Satana (o con il chirurgo), ci si interrogava su dove eravamo nell’anno in cui si cantava “Felicità” (io, per dire, già alle elementari), si controllava su Wikipedia se Romina avesse superato i settanta oppure no (sono ancora 66), o se Francesco Paolantoni avesse fatto in tempo a partecipare ad “Indietro tutta”, perché malgrado i capelli bianchi aveva un’aria giovanile leggermente fuori contesto. Poi il discorso di Mattarella con la famosa chiamata in causa della classe del 99, – “fortunati loro – ha osservato Telese – che hanno avuto la chiamata alle urne e non alle armi”- il ritorno in politica di Berlusconi, a soli 34 anni dall’esordio, in un Paese, il nostro dove si promettono alla Cetto Laqualunque più dentiere per tutti e viene propagandata a più non posso l’edizione Undici di Don Matteo. Con legittima conclusione di Telese “Dei ragazzi del 1999 ho capito che in modo istintivo misurano la loro visione del mondo tentando di guardare avanti, e non indietro. Non è una differenza da poco, rispetto alle generazioni “adulte”, a noi del secolo novecento. Questa differenza di prospettiva non è dettata solo dall’età. Noi guardando indietro possiamo trovare il conforto inebriante e dolente della nostalgia, cercando di riscaldarci alla luce delle stelle morte che abbiamo amato ed eletto a nostro riferimento: loro guardando nello stesso punto non vedono nulla. Perché effettivamente non c’è più nulla. Non sono sbagliati loro, siamo sbagliati noi. Noi che abbiamo ancora come punto di riferimento “Quell’Italia vagamente Vintage in cui gli auguri di fine anno li fanno Al Bano e Romina, in quella in cui la promessa più incisiva della campagna elettorale sono l’aumento delle pensioni e le “più dentiere per tutti”, nell’Archeo-Italia in cui sta per tornare un nuovo Don Matteo e in cui l’ottuagenario Silvio Berlusconi è indiziato di poter vincere di nuovo le elezioni (a soli 34 anni dalla sua prima candidatura), non c’è bisogno di uno youtuber minorenne per capire che non puoi associare una generazione al racconto nazionale solo con i buoni propositi, ma che devi includerla dentro un progetto di paese che non sia un semplice ritorno a qualcosa che non c’è più, ma piuttosto un viaggio verso qualcosa che dobbiamo ancora trovare”.

Lungo articolo puntiglioso e puntuto a presagire che non abbiamo molte speranze che dice quanto siamo incapaci di sognare e lavorare per un futuro ignoto ma probabilmente migliore e ci accontentiamo della copertina di Linus del ritorno ai fantastici anni ’80, quelli della Milano da bere, che si sono bevuti e mangiati l’Italia intera. E percio’ a “Felicita’” di Albano e Romina preferisco “Italiana” interpretata da Fedez e J Ax. Con quel ritornello pressante e surreale “ Italiana/ l’estate che cerchi non è lontana/ la gente per nulla, lo sai, si innamora. Se vieni dal mare ti stiamo aspettando/ Con l’acqua alla gola/Ti racconteremo una storia italiana/ vedrai che il lavoro nemmeno ti sfiora/ E che anche se piove la musica suona”. Con una costante sovrapposizione fra la realtà reale, virtuale o percepita. Cioè fra quella che è veramente la situazione del Paese e quello che si vorrebbe vedere o che ci interessa vedere. Per tranquillizzarsi almeno un po’. Prigionieri  della nostra egoistica individualita’. Eppero’,  e comunque, per Genova meglio Felicita’.
E così nulla di meglio che maxiscivolo e Albano e Romina per scompensare almeno ancora un po’ il devastante e devastato immaginario collettivo. E magari, a concludere concerto e festeggiamenti, tanti fuochi con un effervescente spettacolo pirotecnico. Che poi scivolare ancora più in fondo è soltanto un attimo.

Ad onta dei tappulli e di un po’ di biacca, coloratissima, mentre all’orizzonte si staglia più di qualche problema. Come ricorda Katia Bonchi, puntualmente, su Genova 24 facendo le pulci ai 333 giorni di Marco Bucci e della sua giunta “L’ignoto futuro di Villa Croce e i rischi di Palazzo Ducale
Ci sono stati momenti, da gennaio a questa parte, in cui Genova ha rischiato di non avere un museo di arte contemporanea. La complicata gestione di villa Croce è sicuramente un’eredità che alla giunta Bucci è rimasta dalla precedente amministrazione ma in questi mesi i tentativi di ricucire gli strappi tra nuovi e vecchi gestori, associazioni e investitori privati, curatori e dipendenti comunali, ha avuto svariate battute d’arresto. Al momento, dopo l’addio del curatore Carlo Antonelli e la permanenza di una società esterna ad aprire e chiudere il museo il Comune ha nominato una serie di comunali “esperti”. Dovrebbero essere loro a dare vita alla rinascita della struttura? C’è un progetto di informatizzare il patrimonio del museo e creare installazioni di realtà aumentata. Basterà? O sarà l’ennesimo annuncio di rilancio? All’orizzonte c’è un’altra incognita: Palazzo Ducale. Qualcuno ha più di un ragionevole dubbio sulla possibilità che la presidenza del comico Luca Bizzarri possa indirizzare una strategia in grado di proseguire sulla strada segnata dagli anni d’oro della struttura”. 

E poi ci sono altre decisioni che un po’ lasciano il segno. La vendita di alcuni gioielli del patrimonio immobiliare, per esempio Il mercato del pesce di piazza Cavour, sorto nel 1933. Scrive il prof, urbanista Francesco Gastaldi  “Il Mercato del Pesce, seppur parzialmente “mutilato” dalla presenza della Sopraelevata, rimane come splendido esempio delle realizzazioni di un linguaggio che sposava razionalismo, futurismo ed espressionismo. Il progetto è stato attribuito a Mario Braccialini. Questo per sottolineare il cenno storico, il mio pensiero non è ideologicamente contrario all’alienazione e alla vendita, sarà sicuramente vincolato e quindi non trasformabile, come sono privati molte ville e palazzi di grande rilievo architettonico “. Non a caso nell’elenco compare anche Villa Gruber su cui a suo tempo fu compiuta una discussa e contestata opera edilizia. Eppero’ poi leggi che l’assessore Serafini ha un altro concetto di cultura quando parla del canale di calma che ha ospitato le regate. L’assessore al Marketing Territoriale, alla Cultura e alle Politiche Giovanili del Comune di Genova sui social ha paragonato l’area alla Coronado Bay, la penisola più “cool” di San Diego, in California.

“Abbiamo ospitato migliaia di persone in una location stupenda. Abbiamo questo gioiello a portata di mano, capace di ospitare potenzialmente -eventi, concerti, manifestazioni di ogni genere. Siamo pronti a ospitare eventi per far sì che il Canale e Genova diventino sempre più protagonisti del divertimento, dello sport e della cultura”.

Luca Borzani, backstage Digavox. FPalli/fivedabliu

Del resto proprio l’anno scorso, durante la sua lunghissima campagna elettorale già il popfilosofo Simone Regazzoni, che aspirava ad autocandidarsi alle primarie cancellate dal Pd per eleggere il candidato sindaco, aveva iniziato ad attaccare quel monumento di Luca Borzani, allora ancora presidente della fondazione Palazzo Ducale, dicendo che la cultura genovese e le manifestazioni che venivano offerte dovevano sere svecchiate. E a tal proposito si era offerto di portare a Genova il festival di popfilosofia di cui è uno dei protagonisti.

Perché poi sul fatto di svecchiare un tipo di cultura un po’ polverosa si può essere anche d’accordo. E si può anche essere parzialmente d’accordo per lo scivolo per un giorno in via Venti Settembre, e perfino sul concertone all’Expo di quelle due vecchie cariatidi di Albano e Romina che manderanno in sollucchero il popolo di estimatori canori. Rimaniamo in attesa tra uno spot e l’altro di un programma e di una strategia, magari che unisca la polvere e la vernice fresca, magari che tenga conto non solo dei contenitori tradizionali ma anche delle periferie. Proprio come e’ accaduto per l’esibizione dell’orchestra del teatro Carlo Felice al Cep sotto al tendone della Pianacci. Li c’erano presenti ben due assessori del Comune. Ovviamente la presenzialista Serafini insieme ad Arianna Viscogliosi. E c’era anche la zietta della Serafini, Ilaria Cavo

Ecco, il mio personale auspicio è che non si debbano attendere altri quindici anni per esportare l’orchestra del Carlo Felice nelle periferie genovesi. Sarebbe, quella si’, una chiara dimostrazione di cultura nazionalpopolare che andrebbe in maniera chiara oltre agli ombrellini e ai red carpet di rito, agli annunci e agli spottoni propagandistici. Oltre Alle ciabatte e alle camicie Havaiane, ai cartocci di pop corn e alle diatribe popolo/élite di cui siamo veramente un po’ stanchi.

Paolo De Totero

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