La voce del Direttore

Vuoti di memoria

A dieci anni dalla chiusura del Corriere Mercantile, Genova torna a interrogarsi sulla propria memoria giornalistica, tra anniversari mancati, promesse tradite e il valore irrinunciabile del pluralismo dell’informazione.

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Dove eravamo rimasti? Già.. dove eravamo rimasti, perché giusto un anno fa, era casualmente il 16 dicembre del 2024 festeggiavo personalmente il raggiungimento di un risultato che a me stava molto a cuore. Cioè l’apposizione si una targa all’esterno dell’edificio di via Archimede 169 rosso che per quasi 40 anni, dal 1978 al 2015 ha ospitato nei locali di un ex cinema/teatro, il Doria, l’amministrazione, la tipografia la redazione e la rotativa della cooperativa G&P (Giornalisti e Poligrafici) che dopo il fallimento della Famiglia Fassio, la precedente proprietaria dell’azienda produceva ed edittava il Corriere Mercantile. Giornale del pomeriggio e poi, con il nuovo millennio del mattino, con data di nascita 1824, il terzo più longevo d’Italia che giusto nel 2024 avrebbe compiuto duecento anni.

Un’operazione di memoria in una città come la nostra che qualche volta dimostra di non conoscere nemmeno la sua storia più recente. E comunque anche grazie all’impegno della politica bipartizan e a un po’ di pressione la targa è stata apposta e circa un centinaio di persone hanno partecipato al successivo evento tenutosi nei locali del municipio Bassa Valbisagno. E ci tenevo che tutto accadesse prima del termine del 2024. Perché trasferire il tutto nel 2025, giusto nel decennale della chiusura, unendo in qualche modo le due date avrebbe potuto suonare come l’ennesima beffa. Soprattutto dopo le tante promesse successive al 27 luglio 2015 della politica ma non solo che avevano alimentato una qualche speranza da parte dei soci della cooperativa. Tanto che il sindacato dei giornalisti aveva messo in rete un profilo apposito con il titolo….”non spegnete quella luce”. Epperò la testata non è mai più tornata in edicola, a parte un mumeo unico rievocativo pubblicato per il bicentenario.

Questa, più o meno la storia recente. Memoria di cui far tesoro. Tanto che l’ordine dei giornalisti della Liguria e l’Associazione ligure giornalisti promuovono un nuovo evento dal titolo “Dieci anni senza il Corriere Mercantile: memoria, eredità e prospettive dell’informazione locale” che si terrà

Giovedì 18 dicembre, ore 17 – Ordine degli Avvocati di Genova in via XII Ottobre3. Spiega il comunicato:

“A dieci anni dalla chiusura del Corriere Mercantile, uno dei quotidiani più storici e identitari della nostra città, l’Ordine dei Giornalisti della Liguria e l’Associazione Ligure Giornalisti promuovono un momento di riflessione sul valore che quella testata ha rappresentato per Genova e per tutto il panorama dell’informazione”.

Il convegno vuole ripercorrere la storia, l’impegno e il ruolo civile del Mercantile, analizzando al tempo stesso quanto la sua scomparsa abbia inciso sul pluralismo, sulla qualità del racconto del territorio e sulle condizioni del lavoro giornalistico. Sarà anche l’occasione per confrontarsi sulle sfide che oggi attendono il nostro mestiere e sulle prospettive future del sistema informativo. La sede dell’Ordine degli Avvocati di Genova accoglierà un dialogo aperto tra giornalisti, studiosi, operatori dell’informazione e cittadini, nella consapevolezza che una stampa libera, autorevole e radicata nel territorio resta un pilastro della democrazia.

Interverranno: Tommaso Fregatti, presidente Odg Liguria, Matteo Dell’Antico, segretario Alg, Andrea Ferro, consigliere nazionale Odg, Stefano Savi, presidente Ordine degli Avvocati

Modera l’incontro il giornalista Marco Ansaldo. Il convegno vede la partecipazione di molti giornalisti e soci che hanno lavorato nella Cooperativa. Ci sarà un contributo anche di Paolo Garimberti e Giulio Anselmi”

E sarà una bella occasione per ripercorrere la storia del quotidiano del pomeriggio poi trasformatosi per 15 anni in quotidiano del mattino arrivato ad essere gestito da una cooperativa di giornalisti e poligrafici dopo il fallimento dei precedenti proprietari, una famiglia di armatori ed industriali. Con una formula che gli ha permesso di sopravvivere per quasi 40 anni ulteriori. Un convegno che parrebbe in questo momento particolare di crisi dell’editoria quasi un evocativo scherzo del destino in cui parlare, magari anche dei risultati della concentrazione delle testate e delle conseguenze tragiche della soppressione della legge sull’editoria che finanziava i giornali deboli con l’intenzione di garantire il pluralismo dell’informazione in nome di un presunto principio di libera concorrenza basato soprattutto sui principi del profitto.

Fivedabliu.it

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