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Armi in porto, The Weapon Watch: “Bene l’istituzione dell’Osservatorio ma ora serve trasparenza su ciò che passa dalle banchine”

Positivo il passo del comune di Genova ma per l’organizzazione, che da anni monitora il passaggio delle armi nei porti europei e del Mediterraneo, resta da chiarire quali saranno gli strumenti per rendere pubblici i dati

Un primo segnale positivo ma ancora tutto da verificare nei fatti. È questa, in sostanza, la lettura che arriva da The Weapon Watch dopo l’annuncio del vicesindaco di Genova, Alessandro Terrile, sull’istituzione di un osservatorio dedicato ai traffici di armi nel porto di Genova. L’organizzazione, che da anni segue il passaggio di armamenti negli scali europei e mediterranei, accoglie l’iniziativa come un’apertura importante.

“È un primo passo importante verso una maggiore trasparenza”, spiega Carlo Tombola a nome di The Weapon Watch sottolineando come l’iniziativa rappresenti l’esito di un percorso politico e amministrativo avviato nei mesi scorsi in Consiglio comunale. 

Tutto nasce infatti da una mozione presentata il 26 ottobre 2025 e successivamente trasformata, il 6 febbraio 2026, in una proposta di deliberazione che prevede l’istituzione di un osservatorio consiliare permanente sulla trasparenza del porto, la sostenibilità etica delle attività e la sicurezza dei lavoratori, inserito nel progetto “Genova Porto di Pace”.

Secondo The Weapon Watch, il passaggio decisivo sarà ora la delibera finale attesa per il 30 giugno. Ma soprattutto, osservano, la vera sfida inizierà dopo: “Il punto non è solo istituire un organismo ma capire come funzionerà concretamente la trasparenza sui traffici portuali e con quali strumenti verranno resi pubblici i dati”.

L’attenzione si sposta infatti sull’accesso alle informazioni relative alle merci in transito: quantità, tipologie, provenienza e destinazione. Per l’osservatorio, solo una piena pubblicità di questi dati può permettere ai cittadini e ai lavoratori del porto di conoscere ciò che attraversa lo scalo e di partecipare a un dibattito realmente informato. “Senza trasparenza – osservano – non può esserci partecipazione consapevole”.

Un punto centrale riguarda anche la condizione dei lavoratori portuali. The Weapon Watch richiama infatti la domanda, sempre più presente nel dibattito sindacale e cittadino, di non essere coinvolti indirettamente in traffici che contribuiscono ai conflitti armati. “Si tratta di una questione etica e politica che riguarda il diritto all’obiezione e la responsabilità sociale del lavoro portuale”.

L’organizzazione giudica l’iniziativa del Comune “un passo positivo ma ancora insufficiente”, proprio perché non affronta in modo diretto la questione della possibile esclusione dal porto di armi e munizioni destinate a teatri di guerra. Una misura che, secondo le valutazioni dell’osservatorio, “potrebbe avere un impatto davvero limitato sui volumi complessivi del traffico portuale, e dunque è questa possibilità che andrebbe analizzata alla luce di dati aperti e verificabili”.

The Weapon Watch ricorda inoltre che la proposta di un osservatorio indipendente è stata avanzata già lo scorso settembre, seguita da un appello ai sindaci delle città portuali il 19 ottobre e dalla presentazione pubblica del progetto il 4 dicembre 2025 al Circolo CAP di via Albertazzi.

Ora, con il percorso istituzionale avviato, l’attenzione si concentra sulla sua concreta attuazione: “La trasparenza – concludono – non è uno slogan ma uno strumento che deve permettere alla città di capire davvero cosa passa dal suo porto”.

Simona Tarzia

Sono una giornalista con il pallino dell'ambiente e mi piace pensare che l'informazione onesta possa risvegliarci da questa anestesia collettiva che permette a mafiosi e faccendieri di arricchirsi sulle spalle del territorio e della salute dei cittadini. Il mio impegno nel giornalismo d'inchiesta mi è valso il “Premio Cronista 2023” del Gruppo Cronisti Liguri-FNSI per un mio articolo sul crollo di Ponte Morandi. Sono co-autrice di diversi reportage tra cui il docu “DigaVox” sull’edilizia sociale a Genova; il cortometraggio “Un altro mondo è possibile” sul sindaco di Riace, Mimmo Lucano; “Terra a perdere”, un’inchiesta sui poligoni NATO in Sardegna.

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