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Pesca in Liguria: tra tutela del mare e futuro delle marinerie

Pesca ligure tra fermi obbligatori e nuove regole UE: la sfida è conciliare sostenibilità del mare e reddito delle marinerie.

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Le proposte della Commissione Europea sulle possibilità di pesca per il 2026 nel Mediterraneo stanno accendendo il dibattito tra sostenibilità ambientale e futuro delle comunità costiere liguri. I nuovi limiti — riduzione dello sforzo a strascico fino al 64% e del 25% per i palangari — sono stati definiti da Coldiretti Liguria “insostenibili” e un “attacco al settore”. Ma dietro la polemica emerge un quadro complesso, che mette in relazione la salute degli stock ittici, la sopravvivenza delle marinerie e il diritto dei consumatori a pesce fresco e locale.

Un mare da proteggere, norme sempre più stringenti

Il Mediterraneo è uno dei mari più sovrasfruttati al mondo. Molte specie demersali — merluzzo, scampi, gamberi — sono sotto pressione e richiedono misure di recupero. Per questo la Commissione Europea ha intensificato i piani pluriennali di gestione, prevedendo tagli allo sforzo di pesca, chiusure temporanee e attrezzi più selettivi. L’obiettivo dichiarato è riportare gli stock a livelli di sicurezza biologica, assicurando la possibilità di pescare anche nel futuro.

Le preoccupazioni delle marinerie

Secondo Coldiretti Pesca Liguria, molte piccole realtà locali non avrebbero la capacità economica di reggere un taglio così drastico. Il Mar Ligure è già fortemente regolamentato: le flotte hanno investito in strumenti più selettivi, rispettato chiusure stagionali e limiti territoriali. Una riduzione drastica rischia di compromettere la filiera del pesce fresco e aprire ulteriormente il mercato alle importazioni da paesi extra-UE, con impatti economici e culturali sulle comunità costiere.

Dal punto di vista ambientale, però, gli esperti ricordano che senza interventi decisi molti stock non recupererebbero, con effetti negativi anche sull’occupazione futura.

Le opzioni possibili

Se la riforma fosse approvata senza modifiche, molte piccole imbarcazioni potrebbero chiudere, con conseguenze sul reddito delle famiglie e sulla tracciabilità del pesce locale. Gli stock ittici avrebbero più possibilità di recupero, ma a costo di perdere competenze e tradizioni.

Una revisione più graduale dei tagli permetterebbe alle marinerie di pianificare investimenti, innovare attrezzature e pratiche di pesca sostenibile, pur mantenendo un alleggerimento dello sforzo sul mare.

Un’alternativa proposta prevede misure differenziate per area: riduzioni più severe dove gli stock sono critici, margini più ampi nelle zone dove la pressione è già ridotta. Questo richiederebbe però dati scientifici aggiornati e un monitoraggio rigoroso.

Infine, le imprese che investiranno in attrezzature selettive e tecniche a basso impatto potrebbero beneficiare dei meccanismi di compensazione previsti dall’UE, aprendo nuovi mercati e aumentando la competitività nel medio periodo.

Fermi pesca e redditi: l’allarme dei sindacati

Il fermo autunnale, misura indispensabile per il ripopolamento delle specie, sta lasciando senza reddito centinaia di lavoratori tra Genova, Imperia, Savona e La Spezia. A denunciarlo sono Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Pesca, che chiedono un confronto urgente con Regione Liguria e Ministeri competenti.

“I lavoratori affrontano settimane di reddito zero”, sottolineano i sindacati. Molti non hanno ancora percepito gli indennizzi del fermo dell’ottobre 2024, aggravando la pressione economica sul comparto. Si chiedono sostegni proporzionati, l’estensione della CISOA anche alla pesca marittima e un tavolo istituzionale per affrontare in modo strutturale la questione dei redditi durante i fermi.

Sostenibilità ambientale e sociale: un equilibrio necessario

Il dibattito non è più tra ambientalismo “puro” e difesa del lavoro: è la ricerca di un percorso che concili la tutela del mare con la sopravvivenza delle imprese costiere e la salvaguardia dell’identità delle comunità. Servono strumenti chiari, compensazioni economiche e un dialogo costante con le marinerie, protagoniste del cambiamento.

Coldiretti Liguria chiede al Governo italiano di portare il tema al prossimo Consiglio Agrifish, dove gli stati membri potranno negoziare modifiche al regolamento prima della sua approvazione definitiva. La sfida sarà proteggere il mare senza compromettere il lavoro dei pescatori

Fivedabliu.it

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