Il Professore e il Pazzo

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La storia trabocca a tal punto di vicende fuori dal comune che la cinematografia avrà vita facile ancora per i prossimi secoli. Prendete ad esempio il premio Oscar Mel Gibson: nel 1998 si imbatte ne “L’Assassino più colto del mondo”, ricostruzione saggistica della nascita dell’Oxford English Dictionaryad opera del giornalista Simon Winchester. Gibson ha un flash, rimane letteralmente elettrizzato dalle gesta del dottor James Murray (Gibsonstesso) e del suo insostituibile collaboratore William Chester Minor (Sean Penn): il primo è un erudito autodidatta scozzese, lessicografo e filologo; il secondo un medico statunitense affetto da schizofrenia e condannato al manicomio criminale per un omicidio perpetrato in preda a turbe allucinatorie. L’incontro tra i due marchierà a fuoco la storia della lingua inglese. Murray nel 1879 ottiene l’ingrato e abnorme compito di catalogare, nel nuovo dizionario della lingua inglese, tutte le parole utilizzate nel mondo anglosassone (Stati Uniti compresi) con indicazioni su pronuncia, etimologia, uso e citazioni letterarie. È un proposito smisurato, ma il visionario Murray ha l’intuizione di reclutare centinaia di volontari segnalatori di lemmi attraverso appositi volantini inseriti nei libri in vendita: solo grazie ai diecimila contributi del folle dottor Minor tuttavia l’opera vedrà la luce, per poi essere completata nel 1928 (più di dieci anni dopo la morte di Murray) con un profluvio di quattrocentomila vocaboli e quasi due milioni di citazioni. L’amicizia tra un assassino schizoide e un erudito non laureato scomoderà perfino Winston Churchill, che salverà l’anima di Minor con un atto d’imperio. Gibson attende quasi vent’anni per mettere in scena tal po’ po’ di matassa narrativa, non riuscendo tuttavia a compiacersene del tutto e intentando causa senza successo alla casa produttrice Voltage Pictures per avere (a suo dire) compromesso la realizzazione del film, manipolando il progetto originario. Il risultato finale è comunque buono, a tratti eccessivamente enfatico e didascalico, ma l’interpretazione di Sean Penn perso e dissennato regge da sola tutto l’impianto narrativo. Menzione particolare anche per Jennifer Ehle nei panni della tetragona Ada Murray (senza la quale nessuna impresa sarebbe stata compiuta) e per Natalie Dormer che rende il vedovato di una giovane donna pietoso e fertile. Tinte fosche e atmosfere cupe chiamano al proscenio il fulgore dell’ingegno umano: la luce germoglia sempre dalle tenebre.

Enrico Pietra

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