Rassegnati o consegnati

 In Editoriale

 

Mario Tullo

Ci chiedevamo se sarebbero stati applausi o fischi. Addirittura spintoni e sputi. E quando ci ritrovavamo, rassegnati – via, almeno un po’ – alla ricerca di un digestivo abbastanza potente che ci consentisse di gettar giù la massiccia dose di caramello ingurgitata con la visione di piazza Matteotti piena e palpitante, ma assolutamente inclusiva sulla giornata e relativa celebrazione della Liberazione  – con annessa resistenza e medaglia d’oro al valor militare a Genova – un post, probabilmente frutto di qualche retropensiero non controllato ne’ controllabile, ha scatenato l’inferno.
Mettendo a rischio tutto il gravoso lavoro, registrato fra le quinte, in cui nei giorni scorsi si erano impegnati i rappresentanti istituzionali delle giunte di centrodestra – a trazione Lega – della Regione e del Comune e l’associazione dei partigiani. Prima il cambio di location con trasferimento dal chiuso del Carlo Felice alla vicina piazza Matteotti, la sede tradizionale delle passate manifestazioni, con qualche problemino per gli standisti della fiera del libro, costretti a chiudere baracca e burattini. Poi l’assicurazione al Governatore Giovanni Toti e al suo sodale, il sindaco Marco Bucci, che i fischi degli scorsi anni non si sarebbero ripetuti e che la piazza sarebbe stata governata, tenendo a bada anche eventuali gruppuscoli di antagonisti. E così e’ stato.

 


Solo che, nel bel mezzo della riproposizione delle immagini e dello scorrimento di tanta melassa, è risultato esplosivo il post di Mario Tullo, sessantenne, ex parlamentare Pd, un politico solitamente pacato. Genoano, appassionato ma con la testa solitamente sul collo, tanto da essersi segnalato, ai tempi in cui era consigliere comunale, per aver impedito che gruppi cittadini di tifoserie avverse si provocassero e venissero alle mani. Specie in occasione dei derby della Lanterna. Insomma uno abituato a dialogare piuttosto che a menare le mani.

Ma il post, un po’ criptico e da interpretare, è giusto benzina sul fuoco che cova sotto la cenere che, fino al momento, ANPI e rappresentanti istituzionali avevano cercato faticosamente di tenere a bada. Focolai da controllare pur senza essere completamente spenti. Insomma scrive Mario Tullo, a manifestazione terminata: “Vedo piazza Matteotti piena. Io ero ad Arenzano dove l’ANPI mi ha chiesto di tenere l’orazione. Anche lì tanti in piazza”.
Poi, improvvisa ed inaspettata la stangata, si presume diretta al vicepremier Matteo Salvini “Capitano rassegnati, nel 1945 ti avrebbero detto consegnati”. 


Il retropensiero, ma neanche tanto, è rivolto a Salvini che prima si è rifiutato di partecipare a qualsiasi cerimonia di commemorazione della Liberazione, poi è piombato in Sicilia, a Corleone, per inaugurare il commissariato di polizia. Cercando, se fosse possibile di acuire ancora un po’ la confusione.
Dispensando pero’ qualche schiaffetto – tanto per gradire – alla sinistra e alla sua retorica sulla resistenza. Accusandola di essere divisiva sul significato di questa giornata e introducendo il discorso della lotta alla mafia. Come dire: “noi mentre quelli stanno discutendo del sesso degli angeli e fanno cortei beandosi di quello che è accaduto appena 74 anni fa,  siamo operativi e efficienti nel risolvere i veri problemi del paese. Uno a caso: la mafia “. Leggete per credere: “ Mi piacerebbe che il 25 aprile sia la giornata dell’unione e della pacificazione nel nome dell’Italia che verrà, poi ognuno si tiene proprie idee, distanze, e obiettivi: ho scelto Corleone per dire ai giovani che vince lo Stato”.

Poi racconta “Repubblica. It”: “Nella sede del commissariato di Corleone, dove è piombato di buon mattino,  dice che lui “vuole liberare Corleone, Palermo, la Sicilia” e che intende “affrancare il territorio dai nuovi occupanti che delinquono, di qualsiasi razza e colore” Annuncia il potenziamento dell’agenzia per i beni confiscati che avrà sede a Milano e afferma di provare “disgusto” per iniziative come quella del ristorante di Lucia Riina a Parigi”. 

Insomma la solita cinica capacità di cambiare improvvisamente fronte per concentrarsi su un argomento surretizio. E chissà se per un puro sfottò del destino anche il discorso dell’ oratore ufficiale di piazza Matteotti, il presidente emerito della corte costituzionale Giovanni Maria Flick e’ stato incentrato sui pericoli delle mafie e delle loro infiltrazioni nel tessuto politico e istituzionale. Vabbe’ ma lui rappresenta la magistratura.

Maurizio Amorfini

Naturalmente le reazioni al post di Tullo non si sono fatte attendere, ne’ sulla sua pagina facebook dove il consigliere comunale leghista Maurizio Amorfini ribatte secco: “VERGOGNA. Solo per quello che avete fatto voi del Pd alla classe operaia dovreste essere ricordati per aver cancellato tutti i diritti, per non parlare delle pensioni CON LA LEGGE FORNERO avete condannato intere generazioni a morire in fabbrica, altre a non avere mai un lavoro, non dimenticherò mai il vostro slogan CE LO CHIEDE L’EUROPA”

Paola Bordilli e Lorella Fontana


Poi c’è l’assessore  della giunta di Bucci, in quota Lega, Paola Bordilli, che prima si fa fotografare sorridente in manifestazione e poi di fronte al post di Tullo perde le staffe: “….. Ti avrebbero detto consegnati.

Tutto questo è INACCETTABILE E VERGOGNOSO. Da politica e da cittadina condanno profondamente queste frasi e questo modo di generare odio e di strumentalizzare una festa che dovrebbe parlarci di valori positivi e di libertà”.

Insomma è finita come era iniziata, senza fischi e sputi, ma subito l’un contro l’altro armati, dopo un breve ed effimero armistizio. E c’è da dire che era quasi riuscito l’esperimento di conciliazione portato avanti a Genova, città incline alle sperimentazioni e dove non a caso, come spiega Giorgio Ravera: “La sera di 74 anni fa mentre si progettava l’insurrezione il CLN a Genova era guidato da Taviani che non era certo un comunista… e la legge che ne fa una festa nazionale fu votata nel 1949 dal governo De Gasperi che era quasi un monocolore”.


Tanto che alla vigilia il Governatore Toti si era lanciato in un post non “anti anti” ma “pro pro”: “IL 25 APRILE È UNA FESTA DI TUTTI
Senza polemiche, senza giustificazioni, senza mistificazioni, senza strumentalizzazioni, senza semplificazioni. Domani festeggiamo tutti insieme il 25 aprile. Il giorno in cui la democrazia è tornata in Italia è una data importante per  tutti e nessuno può appropriarsene o, viceversa, restare indifferente. Ricordiamo invece chi è morto per questo grande dono e tutti gli uomini in divisa che rischiano per la nostra liberta’. Domani sarò in piazza a Genova con tutti coloro che si riconoscono nei valori della nostra Repubblica Democratica che rispetta idee e pensieri diversi”.
Un messaggio di larghe intese che consente l’esatta percezione di quanto il governatore finisca per contare nella nostra città e nella nostra Regione nel suggerire la linea politica. Persino alla Lega.

Stefano Garassino

E l’assessore leghista Stefano Garassino si trova perfettamente sulla stessa lunghezza d’onda. E pazienza se almeno un po’ scontenta il suo capitano: “Oggi fermiamoci e riflettiamo, pensiamo alla libertà, alla democrazia, alla possibilita’ di parlare liberamente. Pensiamo ai nostri diritti e ai nostri doveri. Pensiamo che anche se non abbiamo combattuto per ottenerli combattiamo ogni giorno per mantenerli. Pensiamo al 25 aprile e onoriamolo ricordando che la libertà non è mai scontata, ma che è frutto di una scelta del nostro impegno. Oggi possiamo fare tante cose, ma non possiamo dimenticare questo giorno, o affrontarlo come dei tifosi che parteggiano per una squadra o per l’altra. Oggi onoriamo questo giorno riscoprendone il vero significato”.

Tutto a posto, almeno così sembrerebbe, visto che il sindaco, Bucci solitamente più decisionista che mai, in tema di antifascismo si accoda a Toti.

Anche se poi i fessi, in ogni consesso civile devono pur sempre esistere. Irriducibile il consigliere Antonio Sergio Gambino, con delega alla protezione civile e in forza a Fratelli d’Italia, quello dell’inconveniente della fascia tricolore indossata alla cerimonia in ricordo dei caduti della RSI. Evento pluriricordato dall’opposizione che costò qualche mal di pancia seriale, e peraltro mai ammesso, al sindaco Marco Bucci. Anche lui, Gambino, pur alla sua maniera, avrà voluto risultare inclusivo. Ma e’ il tono interventista a tradirlo: “Basta di parlare di ventennio e di partigiani. Pensiamo al futuro dell’Europa. Pensiamo a lavorare per Genova e l’Italia. Pensiamo al nostro paese e al futuro dei nostri figli”.

Terminerei qui. L’esperimento conciliazione, probabilmente mancava ancora di qualche base portante nonostante gli sforzi condivisibili delle controparti che ci hanno illusi marciando per questa unica volta tutti in una stessa direzione e ritrovandosi in piazza Matteotti. E’ pur vero che si è avvertita la presenza di qualche striscione polemico nei confronti di Salvini basato sulle recenti vicessitudini giudiziarie di alcuni suoi fedelissimi. Ma le solite  frange si sono limitate a esporre lo striscione e visto che Massimo Bisca, rappresentante dell’Anpi aveva chiesto di non fischiare si sono perfino prestate ad applaudire. Seppur timidamente. Ma, comunque, non hanno fischiato.

Poi però è bastato quel sintetico post “fuori controllo” e quella battuta con rassegnati e consegnati a far saltare tutta la complessa operazione. Qualcuno, l’architetto e designer tedesco Ludwig Mies van der Rohe è passato alla storia anche per una sua frase celebre: “Dio è nei dettagli”. Si riferiva ovviamente all’importanza della cura del dettaglio nella progettazione degli edifici. Ma per l’ardita costruzione di Toti  ne avrebbe dovuto reggere il voler mettere d’accordo, finalmente, destra e sinistra sulla lotta partigiana e sui protagonisti della liberazione, evidentemente qualche cosa non ha funzionato. Intanto il sindaco, uno che viaggia per obiettivi, e il governatore Toti almeno un risultato positivo lo hanno raggiunto. Quello di non essere fischiati dalla piazza.
Con le elezioni alle porte non si sa mai. E soprattutto se qualcuno avrà l’idea da perseguire di fondare un nuovo partito.

Ma a mio modesto parere, per creare le famose convergenze parallele, occorrerà lavorare ancora molto. Impegnandosi nella conoscenza della storia, dei diritti civili e della cultura.  Magari anche con un altro tipo di dialettica istituzionale e politica. A meno che a Genova, ieri, non si sia trattato di un golpe. Di cui nessuno, a parte i sovvertitori, quei pochi rivoluzionari intellettuali, si trovava a conoscenza.

Ah, scusate se mi permetto Salvini docet. Anche perché rassegnarsi è lecito e consentito. Essere consegnati da 74 anni non esiste più.

Alessandro Terrile

E in tema di dettagli, tanto per capirci…. Alessandro Terrile : “A TITOLO PERSONALE

Secondo il Corriere della Sera 70.000 persone stanno sfilando al corteo del 25 aprile a Milano. Nessun membro del governo è presente, ad eccezione del sottosegretario del M5S Stefano Buffagni, che però afferma di intervenire a titolo personale. La precisazione dell’unico presente è forse più grave dell’assenza dei suoi colleghi. Trovo inquietante che un membro del Governo della Repubblica che partecipa alla manifestazione nazionale di commemorazione del 25 aprile senta il bisogno di specificare che lo fa “a titolo personale”.

Forse i valori del 25 aprile non sono compresi nel contratto di governo. Ma sono scritti nella Costituzione, e dovrebbero essere scolpiti nella coscienza di ogni rappresentante delle Istituzioni repubblicane”.
Insomma nessuno e’ perfetto e nessuno si inquieti se dico che il miracolo della riappacificazione, nonostante qualche estemporaneo e pedestre recente tentativo, a 74 anni di distanza…. è ancora lontano.

Paolo De Totero

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