Shazam!

 In Cultura

Le cose divertenti lo sono di più se ci sono anche momenti profondi, attraverso situazioni emotivamente difficili.
Parole e musica di David F. Sandberg regista svedese amante del granguignolesco, questa volta alle prese con la trasposizione cinematografica delle gesta di Capitan Marvel, divenuto poi Shazam per un prosaico rimpallo sulla paternità del nome tra DC e Marvel Comics. Situazioni emotivamente difficili, si diceva. In effetti arrivare in fondo a 132 minuti di un cinecomic che ha una pregnanza narrativa inferiore soltanto alle telecronache calcistiche di Tiziano Crudeli non è impresa da poco. Va pur bene l’intrattenimento puro, sempre gradita l’ironia (che se ogni tanto mostrasse parvenze di acume sarebbe pure meglio), ma spacciare il cuore puro del giovane orfano Billy Batson alla ricerca della madre (prescelto dal grande mago per liberare il mondo dai sette peccati capitali) come foriero di emozioni, fa rimpiangere gli impacci di Ralph Supermaxieroe alle prese con un super costume di cui aveva perso il libretto di istruzioni. Eh sì, perché pur trovandoci sostanzialmente di fronte a un teen movie, abbondano i rimandi agli anni ’80, specie ai Goonies di Spielberghiana memoria, che la mimica e le personalità dei ragazzini che costituiranno la Famiglia Marvel riecheggiano sfacciatamente. Questo Shazam! alla fine è un caleidoscopio di generi e tonalità: il fantasy e la commedia, l’epicità dello scontro tra bene e male assieme alle parabole adolescenziali del supereroe controvoglia (Asher Angel con quell’espressione da scafato fottesega è perfetto per la parte) e dell’amico Freddy (Jack Dylan Grazer, già visto in IT) che sa tutto di magia e supercattivi. Il protagonista è interpretato nientepopodimeno che da Zachary Levi, fondatore della compagnia americana The Nerd Machine e comprensibilmente ebbro di entusiasmo e disposto a tutto: anche a una dieta da quattromila calorie al giorno e a un training da cento chili di muscoli in un costume da un milione di dollari di fibra sintetica e diavolerie elettroniche (si sa, i tipi di Warner Bros non sono propriamente sparagnini). Anche il villain Mark Strong è cattivissimo e credibile come Dottor Sivana lacerato dalle acredini famigliari. C’è spazio pure per i Queen di Don’t Stop Me Now a corollario di una spassosa sequenza in cui i maldestri tentativi del nostro eroe divengono video tutorial da non ripetere a casa. Tutto bello. Però Sandberg, i momenti emotivamente difficili lasciali al grande cinema.

Enrico Pietra

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