Lo scivolo, l’inno, la bandiera, i reali

 In Costume & Società

Tanto per fare un esempio: lo scivolo non scivolava.
A futura controprova che saremmo stati noi genovesi a suggerire per primi a qualche luminare dell’Accademia  della Crusca la clamorosa concessione per l’uso dei verbi di movimento generalmente intransitivi resa nota da “Esci il cane”.

Ma lo scivolo che non scivolava è stato un successo comunque.

L’inno, il canto degli italiani, ancora non lo ha intonato nessuno dei nostri solerti consiglieri comunali. In Sala Rossa e con la mano sul cuore. Questione di lentezze burocratiche e perfino di qualche strisciante dissenso politico. Ma se ne è parlato molto. Forse addirittura troppo. In sala rossa e sulle pagine dei giornali. Però, come si dice, basta che se ne parli.

Tanto che, giusto un anno fa, anzi meno – era il luglio del 2018 – il nostro sindaco, Marco Bucci, se ne era uscito con quella strana richiesta di indennizzo rivolto ai reali di Inghilterra. Aveva sostenuto, il Bucci, di voler chiedere agli inglesi, popolo sussiegoso che ha già il suo da fare con la Brexit, il pagamento di alcuni secoli di arretrati per l’utilizzo della bandiera simbolo di Genova, con la croce di San Giorgio in campo bianco. C’era un unico grosso neo, del quale al momento la civica amministrazione non parrebbe essere venuta a capo. Ed era il fatto di aver parlato prima di avere in mano tutta la documentazione necessaria. E comunque, da allora, pare che non si siano fatti esaustivi passi avanti. Tanto che le teste coronate albioniche dopo aver risposto che in fondo avevano già il loro bel problema con l’Europa e comunque non avrebbero inteso riconoscerci alcunché, in segno di mirabile amicizia si sono risolti e resi disponibili a renderci visita, esternando in qualche modo benevolenza verso il popolo scippato del suo antico simbolo.

Insomma pare che con i reali, grandi, medi, più piccoli, nel corso dei secoli i genovesi, con quell’inclinazione commerciale a navigare tutti i mari, siano destinati a non godere di rapporti soddisfacenti. E’ appena il caso, visto il sovrapporsi di celebrazioni di eventi storici, di ricordare che oggi a Forte Tenaglia si è tenuta  la celebrazione del centosettantesimo anniversario di quei moti di Genova del 1849. Dieci giornate di indipendenza terminate con il “Sacco di Genova” del generale La Marmora inviato nella nostra città da Vittorio Emanuele II per reprimere la rivolta. Fu una reperessione durissima come ha rievocato oggi, proprio a forte Tenaglia, il professor Franco Bampi, presidente di  “A Compagna”.
E, per la cronaca, il generale Alfonso La Marmora il 15 aprile del 1849 fu insignito della medaglia d’oro al valor militare per “ la luminosa prova data a Genova”. Insieme  a lui molti altri ricevettero menzioni d’onore e medaglie d’argento. E nel contempo vi furono sentenze di condanne a morte per dieci persone accusate di aver partecipato ai moti indipendentistici.

Tornando alla bandiera con la croce di San Giorgio in campo bianco proprio ieri, con conferenza stampa partecipata da parte di molti nostri amministratori comunali, naturalmente con il sindaco Marco Bucci gongolante e in testa a tutti, è stato dato l’annuncio che da domani, con il derby calcistico fra Sampdoria e Genoa, inizieranno le celebrazioni del vessillo della nostra città. Quello stendardo bianco con croce rossa di San Giorgio che gli inglesi parrebbero averci scippato. Senza nemmeno chiederci il permesso. Si sa, ai reali tutto è concesso. Vedi alla voce “Sacco di Genova”.


Al Ferraris, domani pomeriggio i giocatori di Samp e Genoa entreranno in campo con una maglietta speciale per il riscaldamento mentre il pubblico vedrà uno spot sul display. Per il resto nei prossimi giorni quindicimila vessilli con la croce rossa in campo bianco verranno distribuiti gratuitamente in diversi punti per colorare la città. Il 23 aprile, il giorno dedicato a San Giorgio, bandiere di grandi dimensioni verranno innalzate su Palazzo Ducale, sul Palazzo della Regione e in altri siti della città. Martedì 23 aprile, quindi, Genova si colorerà di bianco e rosso con migliaia di bandiere che sventoleranno, dopo essere state distribuite (15 mila) nelle piazze e nei mercati cittadini nei giorni precedenti, ma anche quelle di un gran pavese lungo le vie del centro. La cerimonia istituzionale è prevista dalle 16,30 tra palazzo Ducale e il porto antico. Al porto antico  arriverà il galeone condotto dagli atleti della regata delle antiche repubbliche marinare che consegnerà il vessillo ad alcune realtà d’eccellenza cittadine, tra cui il Gaslini, che a loro volta le porteranno al sindaco, accompagnate da un corteo storico, fino al Ducale, antico palazzo del Doge, dove la bandiera sarà issata sul torrione principale. Dal tardo pomeriggio festa al porto antico con le bande musicali, distribuzione di focaccia e degustazione di vini liguri e poi lo spettacolo del comico Marco Rinaldi e il concerto di Beppe Gambetta.

E’ appena il caso di segnalare che qualcuno di fronte a tanta retorica celebrazionistica rivolta al passato antico ha storto un po’ il naso. Anche per la curiosa, o forse no, sovrapposizione delle date. Il 23 aprile, la data della prima festa della bandiera e giorno in cui viene ricordato San Giorgio, è anche quella in cui nel 1945 nella nostra città iniziarono i moti popolari che portarono alla liberazione dai tedeschi. Scrive Maria Elisabetta Tonizzi  ricercatore universitario in storia Contemporanea del  Dipartimento di Ricerche Europee (DI.R.E.) Università di Genova: “La liberazione di Genova a seguito dell’insurrezione avvenuta tra la sera del 23 e il 26 aprile 1945 rappresenta l’unico caso europeo in cui un intero dispositivo militare tedesco si arrende alle forze della Resistenza senza alcun intervento bellico da parte degli Alleati che sopraggiungono soltanto il giorno 27. Li accoglie una città martoriata ma fiera di mostrare ai vincitori una ritrovata dignità civile.
I trasporti pubblici e gli altri servizi urbani sono infatti regolarmente funzionanti e l’ordine pubblico è sotto il controllo delle autorità prontamente nominate dai partiti antifascisti riuniti nel Comitato ligure di liberazione nazionale (Cln), a dimostrazione di efficienza militare, capacità di governo e di selezione della nuova classe dirigente che ne legittimino agli occhi dei vincitori la candidatura a protagonisti della vita politica italiana del dopoguerra. È stata inoltre evitata la distruzione dell’apparato produttivo e delle difese foranee del porto, peraltro danneggiato in modo gravissimo dai bombardamenti angloamericani e dai sabotaggi compiuti dai tedeschi durante l’occupazione successiva all’armistizio dell’8 settembre 1943.

Gli eventi insurrezionali genovesi hanno inoltre effetti che incidono oltre la dimensione locale. L’azione delle formazioni partigiane stanziate nell’entroterra, che si svolge parallelamente e in coordinazione con quella delle Squadre di azione patriottica (Sap) che operano entro i confini urbani, impedisce alle forze occupanti stanziate nel genovesato di varcare gli Appennini, ripiegare nella pianura Padana e riunirsi alle altre divisioni tedesche per opporre, con ulteriori distruzioni materiali e sacrificio di vite umane, un estremo tentativo di difesa all’attacco degli Alleati.

L’importanza politica e militare dell’impresa, realizzata in una condizione di enorme sproporzione numerica e di entità degli armamenti e su un terreno dalla morfologia molto sfavorevole al coordinamento dell’azione nei vari settori, è indirettamente dimostrata dai reiterati tentativi, attuati da una pluralità di soggetti, iniziati immediatamente dopo gli eventi e protratti per almeno un trentennio, di sottrarre alla Resistenza il merito della liberazione e il giusto onore che ne deriva. Nel corso degli anni si è verificato infatti un vero e proprio ‘arrembaggio’ alla liberazione, da parte della Curia genovese, non tanto nella persona dell’allora Cardinale Pietro Boetto quanto del suo successore, il Cardinale Giuseppe Siri, ai tempi giovane vescovo ausiliare, che attribuì tutti i meriti alla mediazione compiuta dall’autorità ecclesiastica. Il generale Gunther Meinhold ascrisse invece alla sua umanità e generosità d’animo e al sentimento antinazista che a suo dire lo animava, l’ordine di resa impartito alle sue truppe; anche rappresentanti degli apparati amministrativi della Repubblica sociale tentarono di ingigantire il proprio ruolo nelle vicende”.


E così altri hanno voluto vedere nell’iniziativa del Comune la nascosta volontà di sminuire in qualche modo i festeggiamenti per il 25 aprile e per la festa della Liberazione
.
Non a caso le ultime polemiche con esplicita richiesta di Gianni Crivello al sindaco Marco Bucci di dichiararsi pubblicamente antifascista e lettera dello stesso in cui Bucci ha scritto di essere antifascista e anticomunista hanno contribuito, nonostante le precisazioni dello stesso Bucci in cui ha detto di preferire l’unità alle divisioni, a ingigantire la querelle e sono state superate solo grazie all’impegno dell’amministrazione a mantenere piazza Matteotti come luogo della celebrazione, anziché rinchiuderla come sei era prospettato in un primo tempo al teatro Carlo Felice. Tanto per superare l’empasse e dimostrare il suo spirito unitario, comunque Bucci domenica scorsa ha presenziato, con tanto di gonfalone della città, alla commemorazione dell’eccidio della Benedicta.

E ora dando il via ai festeggiamenti della bandiera, tanto per non smentirsi, oppure sì, si appresta all’ennesima operazione di propaganda territoriale in pieno accordo con quel Femmu tornâ Zena  superba che si ritrova stampigliato sulla cravatta. In linea perfetta con lo scivolo che non scivolava, l’inno in consiglio comunale, la celebrazione dell’antica bandiera e le presenze più o meno reali.

Per il prossimo anno vorrei offrire un mio personale suggerimento a evitare qualsiasi possibile mal di pancia. Quello di unire in un’unica grande festa della città della durata di una decina di giorni tutte le ricorrenze. A futura memoria a dello spirito indomito e un po’ ribelle dei genovesi. Quello che con un termine moderno si chiamerebbe resilienza. Dai moti che portarono al “Sacco di Genova” al giorno della bandiera, sino a quello in cui si celebra la liberazione della città con tanto di medaglia d’oro della Resistenza.
Con un motto che piace tanto al nostro Sindaco Bucci. Unità pur nelle divisioni. In un esercizio di dialettica politica e non solo di effimera propaganda.

Giona

Recent Posts

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Start typing and press Enter to search