Metano e biometano per autotrazione: un’ipotesi green

 In Ambiente

Genova – Ecologico, sicuro, poco costoso. È il biometano, protagonista del convegno Metano e biometano: gli effetti green in ambito autotrazione”, che si è svolto ieri nel salone del Municipio IV Media Valbisagno alla presenza del suo Presidente, Roberto D’Avolio, che ha aperto i lavori dell’assemblea.

Un luogo scelto non per caso: la Valbisagno, infatti, non ha una rete ferroviaria e in più ospita la rimessa autobus più grande della Liguria, quella di “Gavette”, al centro delle proteste dei comitati locali preoccupati dalle conseguenze che l’andirivieni dei vecchi mezzi AMT a gasolio potrebbero avere sia sulla salute della popolazione che abita in zona, sia sugli oltre 400 studenti che frequentano il Comprensivo Staglieno, proprio adiacente alla rimessa.

Questi timori non sono infondati.
L’inquinamento atmosferico, infatti, è il rischio ambientale singolo più diffuso al mondo e a Genova i dati sono allarmanti: negli anni tra il 2010 e il 2017, la media annuale delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) è stata di 60 microgrammi per metro cubo quando il limite di legge è, invece, fissato a 40.
Vi siete mai chiesti quanto ci costino questi superamenti dei limiti di legge? 10 milioni di euro di sanzione europea e 100 morti precoci ogni anno. 

Dimenticavo: in Valbisagno non ci sono neppure le centraline di rilevamento per il monitoraggio della qualità dell’aria.

BIOMETANO PER IL TRASPORTO PUBBLICO: UN’ESPERIENZA DI ECONOMIA CIRCOLARE
I dati sull’inquinamento atmosferico dovrebbero interessare da vicino la politica visto che la maggior parte delle emissioni nel territorio genovese derivano, oltre che dallo stazionamento delle navi in porto, dal trasporto su strada, quindi parliamo di traffico pesante, auto, autobus.
E sugli autobus si potrebbe fare molto, a cominciare da una buona raccolta differenziata.

Ma cosa c’entra la “rumenta”, direte voi?
Il biometano si ottiene da biomasse agricole e agroindustriali – come gli scarti agricoli o le deiezioni animali o ancora gli scarti della filiera della lavorazione alimentare -, e dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani (FORSU), cioè l’umido.

E se lo producessimo in un impianto di digestione anaerobica comunale e lo utilizzassimo, ad esempio, per fare il pieno ai mezzi di AMIU e AMT?
È appunto questa la sfida: un modello di economia circolare che porta alle amministrazioni pubbliche sia una riduzione dei costi di smaltimento dei rifiuti che una loro valorizzazione con l’autoconsumo e la vendita, e in più aiuta a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dei trasporti. Il biometano, infatti,  ha emissioni di  COprossime allo zero, abbatte il particolato e riduce significativamente gli ossidi di azoto (NOx).

 

COM’È MESSO IL PARCO MEZZI DI AMT?
Nonostante la comodità della rimessa AMT di “Gavette” che confina con l’omonimo impianto di rifornimento di metano, al momento l’unico mezzo circolante per la Città Metropolitana è un diesel dual fuel che fa servizio sulle linee ATP.
Eppure la riduzione delle emissioni climalteranti non si ottiene solo sostituendo un mezzo vecchio con uno nuovo ma anche allungando la vita dei veicoli già circolanti, rendendoli più green.
Una rivoluzione del trasporto pubblico locale che parte da 7.000 euro. È questo, infatti, il costo di conversione per un autobus cittadino che non fa grosse percorrenze.
Un investimento sul quale riflettere nell’attesa di bus elettrici alimentati davvero con fonti al 100% rinnovabili.

Simona Tarzia 

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