Domani è un altro giorno

 In Cultura

Ma andiamo incontro al futuro va! Il futuro!” “Si, però il futuro sta da quest’altra parte”.
Chissà cosa ci passerebbe per la testa se il nostro migliore amico, la persona con cui abbiamo condiviso l’esistenza, avesse i giorni contati e rifiutasse le cure. Forse rivedremmo con un cortocircuito mente-cuore gli attimi passare in sequenza, come in un film dalla sceneggiatura spietata che ci ha scelti senza chiedere alcun consenso. Tratteggia questo scenario adombrato il regista romano Simone Spada, che nel suo Domani è Un Altro Giorno si affida a due fuoriclasse del cinema italiano contemporaneo quali Marco Giallinie Valerio Mastandreaper mettere in scena una storia che è in realtà il remake dell’argentino Truman di Cesc Gay. Dunque, due amici inseparabili e anche straordinariamente diversi si ritrovano a Roma per quattro giorni insieme. Ormai vivono geograficamente lontani, ma Tommaso non ci pensa due volte a farsi dieci ore di volo e fronteggiare il terrore di volare quando viene a sapere che un male incurabile lascia a Giuliano poche settimane di vita. La sua missione è disperata: vorrebbe convincere l’amico a curarsi, a provare il tutto per tutto, ma lui non ci sente. E’ un plot che potrebbe scivolare facile facile nella retorica e nel piagnisteo su commissione e invece il film riesce a mantenersi in bilico sugli esemplari binari della commedia intelligente, che strappa risate di gusto fissando sullo sfondo il dramma esistenziale. Merito soprattutto di un Giallini sopra le righe, ispirato, sornione e disperato, baldanzoso e debole, innamorato della vita e soprattutto fiero nel dire addio a tutto ciò che ama: il cane, la carriera di attore, il figlio e gli affetti più intimi. Mastandrea non si pone mai nell’ottica di un’inutile sfida recitativa, preferendo anzi mantenere un profilo più basso, discreto, taciturno e complementare. Così ecco che la prospettiva della morte, e quindi della fine non solo di chi va ma anche di una parte del mondo di chi resta, è trattata con integrità e delicatezza, maneggiandola con cura, senza mai debordare nel dramma o nell’irritante banalizzazione di una spavalderia buona solo per il grande schermo. Certo non tutto fila secondo le intenzioni, l’opera non è immune da difetti e il coinvolgimento emotivo non riesce mai a scattare del tutto. Ma terminare la visione con un senso di luminosa leggerezza dopo aver armeggiato con la morte è esercizio di mirabile equilibrismo.

Recent Posts

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Start typing and press Enter to search