Un uomo tranquillo

 In Cultura

E’ davvero difficile scrivere qualcosa di un film quando i suoi momenti migliori sono gli scenari montagnosi ripresi in Canada (anche se la storia si svolge in Colorado) e la grottesca traduzione di Cold Pursuit, che in italiano diventa Un uomo tranquillo. Remake di un noir norvegese con Hans Petter Moland comunque presente dietro la macchina da presa, ne esce fuori più che il classico revenge movie una commedia iperviolenta quanto sbilenca, dallo svolgersi parodistico e pure dannatamente noiosa. Le freddure che la guarniscono avrebbero dovuto probabilmente alleggerire il tetro clima fatto inalare allo spettatore senza troppi riguardi, trasformando la furia che anima i protagonisti in due ore scarse di divertimento granguignolesco. L’unica risultanza è invece il brodoso tedio con cui si assiste alla messa in scena di una sceneggiatura che diviene ben presto bovino sciorinamento di morti ammazzati (undici prima del naturale massacro finale, tutti rigorosamente annunciati con epigrafe funeraria ad personam). Nelson Coxman (Liam Neeson) è un autista di spazzaneve rigoroso e abitudinario, legato alla famiglia e appena premiato dall’amministrazione locale come cittadino dell’anno per la rettitudine con cui svolge le sue mansioni. Proprio durante la serata di gala il figlio viene ucciso con un’overdose di droga dalla vendetta di un gruppo di narcotrafficanti diretta peraltro più al collega spacciatore che a lui stesso. Coxman (la cui pregnanza tutta testosteronica è già richiamata dal nome) decide quindi di cessare i panni dell’uomo tranquillo e farsi giustizia da solo innescando una spirale di efferati omicidi volta a sterminare tutti gli annessi e i connessi al meschino crimine. Questo è quanto,alea iacta est. A non voler essere tranchant a tutti i costi si potrebbe aprire una parentesi sulla caratterizzazione dei personaggi, a cominciare dal capobanda – Il Vichingo, salutista e amorevole padre quanto goffo leader criminoso sopra le righe – e dallo stesso Neeson,  da ormai dieci anni parossistico giustiziere della notte dei tempi moderni. Poi provare a scorgere nelle figure femminili il ragionevole distacco dalle cattive azioni dei loro consorti e in quella del bambino, il figlio del Vichingo, l’unico spiraglio di salvezza dalla mattanza di corpi e cervelli.  Ma siccome raschiare il fondo del barile in cerca di poche gocce è attività sin troppo mortificante, molto meglio fermarsi qua.

Enrico Pietra

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