La poesia di Fabio Strinati e Michela Zanarella: un viaggio insieme, un resoconto non attendibile, fuori dalla verità comune

 In Cultura

Mi piacciono queste operazioni a quattro mani, è come confrontarsi, sfidarsi, correre insieme a un traguardo che prevede, quali che siano i risultati, un premio di solidarietà e di considerazione dell’altro.
Così scrive nella prefazione Dante Maffia, poeta, scrittore e saggista. Che poi aggiunge,  “Michela Zanarella è ormai una presenza attiva e di grande rilievo nella poesia italiana e forse anche per questo motivo ha accettato il gioco con Fabio Strinati che mostra una magnifica tenuta del verso. I due poeti creano un canto a due voci ma che presto diventa sinfonia nella quale si esplicitano le emozioni sui grandi temi dell’esistenza. Infatti l’argomentare è tenuto quasi su un piano metafisico e fa sentire i rintocchi di un lirismo di cui abbiamo un po’ perduto la conoscenza. Né a Michela né a Fabio interessano le trovate o le improvvisazioni ricavate dalla quotidianità, ma si tuffano nel mare immenso del crepitio esistenziale per trarne le ragioni più appropriate di un canto capace di indagare sui misteri”. 

Fabio Strinati è nato ad Esanatoglia nel 1983. Poeta, artista visivo, compositore e fotografo, è presente in diverse riviste ed antologie letterarie. Sono da ricordare: Il Segnale, rivista letteraria fondata a Milano dal poeta Lelio Scanavini; la rivista Sìlarus fondata da Italo Rocco; la rivista letteraria e culturale italo-ungherese Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove; la rivista Erba d’Arno diretta da Aldemaro Toni; la rivista Il Grandevetro. Sue poesie sono state tradotte in romeno e in spagnolo. È inoltre il direttore della collana di poesia per le Edizioni Il Foglio e cura una rubrica poetica dal nome “Retroscena” sulla rivista trimestrale del Foglio Letterario. Strinati è uno studioso dell’olismo, della patafisica, della poesia visiva, sonora, elettronica e concreta.

Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD) il 1° luglio del 1980, è cresciuta a Campo San Martino (PD) e dal 2007 vive e lavora a Roma, a Monteverde. Ha iniziato a scrivere poesie nel 2004 dopo il coma, in seguito ad un tragico incidente, e da allora ha pubblicato vari libri: “Credo” (2006), “Risvegli” (2008), “Vita, infinito, paradisi” (2009). Per la narrativa ha pubblicato il libro di racconti “Convivendo con le nuvole” (2009). La silloge “Sensualità” (2011), “Meditazioni al femminile” (2012), “L’estetica dell’oltre” (2013), “Le identità del cielo” (2013); in Romania le hanno pubblicato la silloge “Imensele coincidente” (2015); per ARTeMUSE ha pubblicato “Tragicamente rosso”, silloge contro la violenza, con incluso il monologo teatrale (2015); per la narrativa ha pubblicato la biografia della cantautrice Linda d “Nuova identità. Il segreto” (2015); per PoetiKanten Edizioni ha curato con Lorenzo Spurio il volume “Pier Paolo Pasolini, il poeta civile delle borgate”; per Progetto Cultura ha pubblicato il volume “Parole escluse” (2016); “Le parole accanto” (2017) per Interno Poesia; “L’esigenza del silenzio” (2018) per Le Mezzelane; “Come erano i Ragazzi di vita”, una interpretazione dell’opera di Pier Paolo Pasolini, per EMUI, Euro Mediterranean University di Madrid (2018).

Ecco tre poesie tratte dalla raccolta pubblicata da Mezzelane Casa Editrice 

Non so cosa proverai
vedendo il cielo accanto a me
e cosa ti dirà l’orizzonte
dall’incontro dei nostri sguardi.
La luce ci salverà entrambi
dall’imbarazzo e dalle ombre del passato.
Ci sentiremo figli di un tempo
mai spento negli inganni della vita.
Prenderemo dal sole
una pioggia calda di segreti
e al vuoto degli occhi faremo spazio
allo stupore che diventeremo.
Ci alzeremo tra i giorni
come confini che si esplorano
tolto il buio dal cuore
e la fatica degli amori spinti
troppo in alto.
Ci capiremo credo
senza troppe parole
solo ad istinto
respirando il mondo
con lo stesso colore
nella corrente che soffia
aquiloni rossi
addosso al tramonto.

Ho imparato presto a camminare
sulla scacchiera di un’epoca
a me contraria.
Ho visto nella folta spirale
l’imbarazzo per un’avventura
chiamata vita
che ormai per dissimmetria
ho presto dimenticato.
Ho visto te come nutrice di astri,
e in me, la moltiplicazione
di speranze indomabili
come sospiro ad ogni patimento.
Ho imparato la parola,
rarissima perla contro il pianto
e la tristezza carica d’aroma.

 

Ti parlo di me
di quando dal grembo di mia madre
già chiedevo di andare
tra le pareti della vita.
Non ho aspettato come gli altri
ma sono uscita ad occhi chiusi senza urlare
bmuta senza fiato nei polmoni.
Mi ha aiutato il cielo
ad esistere tra il sole e la luna
ed ho accettato il senso
di crescere a fatica
guardando oltre il buio
che manda la sera a farsi notte.
Ti parlo di una bambina
che giocava sola tra le rose
e che ha stretto spine tra le dita
per ricordarsi che il dolore non le fa paura.
Ora ti racconto di una donna
che forse ancora non sa cos’è l’amore
ma che ha spinto l’anima verso il mare
per conoscere l’immenso
insieme al volo dei gabbiani.

 

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