Crivello

 In Editoriale
 

Devo proprio confidarvelo. Non ne posso davvero fare a meno. E si’, perché ieri mattina,  mentre stavo facendo colazione, scorrendo, come mi capita spesso, i post dei mie amici social che facebook mi propone ho avuto un sussulto da fare sobbalzare la sedia.

Mi è capitato leggendo il post di Gianni Crivello, ex candidato sindaco del centro sinistra e avversario di Marco Bucci. Tanto che sulle prime ho pensato che qualche hacker maligno si fosse impadronito del profilo di Crivello per creargli una sgradita sorpresa. Conosco Gianni Crivello da tempo, da quando era l’infaticabile assessore ai Lavori Pubblici, Manutenzioni, Protezione Civile e Rapporti con i Municipi della giunta Doria. E da prima ancora, quando per dieci anni, dal 2002 al 2012 era stato il presidente della circoscrizione (poi municipio) Valpolcevera. Un infermiere prestato alla politica. Uomo di valore. L’ho compreso, e ammirato, quando nel bel mezzo di una battaglia al calor bianco per trovare il successore dell’algido marchesino Marco Doria, lui si è fatto di lato dichiarando di sentirsi inadeguato. Voleva far capire che si riconosceva nei panni grigi del travet pratico e abituato ad agire e non in quelli abbagliatori degli affabulatori inclini ai voli pindarici delle grandi idee, dei sognatori delle grandi gesta e degli illusionisti capaci di promettere fenomenali obiettivi. A maggior ragione l’ho ammirato, e compreso, quando, tirato per la giacca da una parte e dall’altra, visto che concorrenti più accreditati e combattivi – probabilmente pronosticando una storica sconfitta – avevano chiuso tutte le porte, Gianni, dando prova di un incredibile ed eroicospirito di adattamento, si è rimangiato tutto e ha risposto “obbedisco”. 

Mi ricordo una campagna elettorale spericolata, pancia a terra e a dorso di scooter, come Che Guevara nei suoi diari della motocicletta. Lui alla guida e il mio amico e collega Giovanni Giaccone, che si era occupato della comunicazione, arrampicato dietro.

E mi ricordo anche il pragmatismo di Crivello unito all’ironia surreale del mio amico Jack, che poi in questi più recenti tempi di estrema confusione, non a caso, ha dato alle stampe “L’autobiografia di Coso”. Talche’ viene da dire “Coso chi”?. E ho ancora in mente qualche post illuminante, oltre all’immagine della strana coppia di motociclisti con il casco calato in capo. E poi, tranne questo colpo di testa, non ricordo altro del buon Gianni, se non una comunicazione politica attraverso i social ripiombata nella più anonima ritualità della politica. Quella alta, quella d’antan. Quella che fa arricciare il naso ai comunicatori di oggi. Quelli che ne hanno fatto una professione.

Percio’ stamane sobbalzavo, confuso. Insieme alla seggiola.

“Oggi” settimanale supplemento con il Secolo XIX.

Alcune notizie che personalmente attendevo da tempo e mi riconciliano con la vita. Albano: “ Baglioni ha il diritto di dire la sua, ma io sto con Salvini”. 

E la Cuccarini comunica di aver votato per questo governo, inoltre sostiene che la differenza non è più tra destra e sinistra ma tra chi pensa agli elettori e chi alle elite e alla finanza, infine da cattolica suggerisce al Papa di esprimersi anche su altre situazioni oltre che sui migranti”.

Intanto Gianni è solito esternare nei suoi post un sorta di concretezza solida, senza lasciare spazio alle interpretazioni e puntando, dritto per dritto, l’oggetto del contendere.inquadrando precisamente l’obiettivo della propria battaglia. Nessun rimando, nessuna concessione alle suggestioni e tantomeno alle mode del momento o alle concioni da social. Ed è per questo che quel suo post prima mi ha stordito e poi stupito con gli effetti speciali. Con quel sarcasmo ironico: “Alcune notizie che personalmente attendevo da tempo e mi riconciliano con la vita”. Poi la politica vista attraverso i vip che volenti, nolenti, o solo questuanti, appoggiano capitan Salvini e il governo verde-oro. Alla gogna Albano cerchiobottista che concede a Baglioni il diritto di parola ma si schiera con il ministro dell’interno. Alla gogna Lorella Cuccarini, anche lei con simpatie verdeoro, che bacchetta il Papa perché parla troppo di migranti e spiega che  il dualismo tra destra e sinistra non esiste più ed è anacronistico. Ormai “la nuova differenza è fra chi pensa agli elettori e chi alle élite e alla finanza” spiega la Cuccarini.

Insomma tre falsi obiettivi. Il Secolo XIX che diffonde “Oggi”, Albano Carrisi e Lorella Cuccarini. 

Mentre e’ sottintesa la questione centrale che, ovviamente, è quella più umanitaria che politica dei 117 migranti affogati al largo delle coste libiche con rimpallo di responsabilità fra Autorita’ Italiane e guardia Costiera Libica e una nave ONG in attesa di intervenire a cui non è stato consentito di prestare i soccorsi. C’erano donne incinta e bambini. Tre soli i superstiti salvati a notte fonda da un elicottero della Marina Italiana.

Ma il sottotesto resta nascosto fra personaggi principali…. Loro, magari, in attesa di qualche comparsata al festival di Sanremo. E l’impressione immediata è quella del messaggio diretto a difendere quelle élite di cui parla apertamente su “Oggi” la Cuccarini, accusate, a torto o a ragione, di dare maggiore importanza alle ragioni della finanza e delle banche che a quelle degli elettori. Insomma, la sensazione è che il post, con quell’attacco ai giornali “nazionalpopolari” – che comunque in Italia continuano negli anni ad avere tirature da capogiro – alla fine rischi di rivelarsi un boomerang per l’autore che, al contrario, intenderebbe esprimere autorevolezza e far condividere il proprio sdegno contro la chiusura dei porti ai barconi dei migranti e alle navi delle ONG.

Probabilmente senza tanti giri di parole sarebbe bastato riproporre nel post le dichiarazioni di Salvini, pervicace nel rispondere con una sorta di copia incolla delle precedenti  affermazioni “Il naufragio è la dimostrazione che se riapri i porti ritornano i morti e gli scafisti continueranno a fare affari e a uccidere. Cuori aperti per chi scappa dalla guerra ma porti chiusi per ong e trafficanti”. Eppero’ tutto troppo semplice e diretto anche per un pragmatico come Crivello che, evidentemente, sta cercando una nuova cifra stilistico/comunicativa per i suoi post. 

Sempre sul tema a me, per esempio, è piaciuto molto di più il post del mio amico Fabio Palli che ricorre al testo del Vangelo secondo Matteo 25,31-46, noto come “il Giudizio finale” o la parabola dei Capri “ IL GIUDIZIO FINALE.

“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.
Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?
Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà anche a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.
Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna”.
Le sacre scritture, volendo, offrono spunti più calzanti di gesta, interviste e perorazioni dei personaggi della cronaca rosa. Il fatto è che ormai si stenta a riconoscere le pecore dai capri, direbbe l’inventore di “Coso”, maestro vivente e testimonial di confusione. Percio’ meglio, molto meglio, affidarsi come esempi negativi ad Albano o alla Cuccarini, riuscendo a far incattivire la gente che ancora li ammira e a lasciarci nella stessa confusione frutto della generazione social.

E siccome non mi piace dare l’impressione di eccessiva animosità rivolta solo verso una parte politica concluderò parlando di un altro post che mi ha fatto vacillare sulla sedia. Quello con cui il Governatore e giornalista Giovanni Toti ha inteso minimizzare una scritta insultante comparsa su un muro genovese. Scritta che diceva soltanto “Toti bottegaio”. Insultante nella sua genericita’. Anche perché non compariva firma a indicarne la provenienza. E, a quel punto, poteva essere stata la mano di un anonimo esponente dei centri sociali a vergarla. Anche se il colore “tiffany” su pietra di colore rosa suggerirebbe un animo femminile più incline all’accordo dei cromatismi. Oppure il writer sconosciuto avrebbe potuto essere un supporter del centro destra deluso dallo scarso entusiasmo del governatore verso la nuova annunciata discesa in campo del padre padrone del centrodestra Silvio Berlusconi. Con tanto di dichiarazione alla stampa di Toti che lui “più che dividere intende unire”. E da lì’ forse il bottegaio. Sinonimo di persona che non ama il rischio e sa fare bene i propri conti. Eppero’ insomma, anche Toti elude, anzi depista. Naturalmente comunicando attraverso un post su facebook “Se voleva essere un insulto, davvero non vi è riuscito bene. Anzi, grazie per averci paragonato alle tante persone che, con fatica, ogni mattina, aprono i loro negozi e mantengono le proprie famiglie. Chi va in giro la notte a sporcare muri non credo conosca davvero l’ebrezza del lavoro e il rispetto per la fatica altrui. #fierodiesserebottegaio”

Comunque una caduta di stile non degna di un giornalista, abituato a dare alle parole il loro vero significato. E “bottegaio” a Genova ha un’accezione eminentemente negativa per la figura del commerciante. Ne’ piu’ ne’ meno del “giornalaio” speso nei confronti dei giornalisti. Che poi è arrivato “pennivendolo” e poi “sciacalli e puttane”, per l’intera categoria. Insomma la difesa di Toti #fierodiesserebottegaio confonde, anzi depista. Nebbie e cortine fumogene degne di più importanti cause. Ma il clima è questo. Nel centrodestra genovese, ligure e nazionale, diviso e unito quanto il governo verdeoro, un post in cui esiste il fondato rischio di perdere le millimetriche equidistanze puo’ risultare fatale quanto un naufragio in mare aperto in cui per i classici giochi di responsabilità ognuno si sente incolpevole e ti lascia affogare. Per questo Toti è #fierodiesserebottegaio. Per ora continua a fare i suoi calcoli cercando di guadagnarci e facendo attenzione a non esporsi. Per il resto, con il tempo, chissà?

Ps. Il titolo dell’articolo non vuol avere nulla di personale, lungi da me l’idea di personalizzare. Tanto è vero che i politici in questione sono due.

Crivello, che come da significato del vocabolario è “Arnese formato da un telaio con fondo in lamina perforata: serve per la selezione di sostanze incoerenti”. E io all’attrezzo mi sono ispirato. Non me ne voglia l’omonimo.

Paolo De Totero

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