Fatti avanti soldatino

 In Costume & Società

Premetto di parlare con cognizione di causa, avendo regolarmente portato a termine quello che un tempo era il rituale servizio militare (la vecchia naia), un anno nel corpo degli Alpini. E aggiungo che sono persino iscritto all’Ana. Ancora ripremetto che in questo articolo non farò nomi e mi limiterò a citare i loro post. Anche perché mi pare talmente evidente l’intenzione di quelli che intenderebbero essere i protagonisti di ottenere i classici cinque/dieci minuti di ribalta che, a questo punto, mi sembra ovvio negarla loro. Potrete, per maggiori delucidazioni, e risalire ai nomi e cognomi, cercare sui loro profili dove troverete facilmente i post in questione. Aggiungo infine… per avvertenza, che non ci saranno foto di personaggi politici. Soltanto qualche video, qua e là, di successi musicali a tema. Per dare maggior scioltezza al racconto. E quindi iniziò a raccontare quello che mi è capitato in questi giorni scrivendo questo ultimo articolo dell’anno che se ne va.

Ed è tutto cominciato dal mio articolo precedente. Quello in cui parlavo di un ex assessore che qualche mese fa se ne era andata sbattendo la porta durante una riunione della giunta presieduta dall’attuale sindaco. Raccontavo che la suddetta, probabilmente per uscire dal dimenticatoio nel quale era stata relegata dopo il suo iperattivismo come assessore che l’aveva portata a comparire sulle pagine di giornali cittadini e nazionali e in programmi televisivi, sino ad essere indicata come l’astro nascente della giunta comunale, con tanto di roseo futuro politico, si era presa la briga di un post velenosetto. Un post nel quale, partendo dalle iniziative di capodanno, attaccava la politica turistica della giunta nell’ultimo periodo. Quello della sua dipartita politica. Un modo come un altro per ricordare in qualche modo la sua presenza. Solo che il post dell’ex assessore in questione, perfida ma lucidissima, era palesemente un attacco al nuovo assessore al turismo che conteneva nel sottotesto una serie di attacchi al sindaco che l’aveva costretta ad allontanarsi.

Dicevo anche che il sindaco non è persona incline a gettarsi nel corpo a corpo delle polemiche da bar e che in sua vece si erano scatenati i suoi templari. Solo che uno di questi, omaggiato anche del titolo di soldatino 

perché in questo periodo si è particolarmente distinto nel guardare le spalle del primo cittadino – forse avrei fatto meglio a definirlo body guard, ma lui è meno fisico e più concettuale – sembrerebbe essersene avuto a male. Sino a taggarmi in un post. Che dice: “Caro Paolo De Totero, mi mancava leggere i tuoi articoli. Hai fatto bene a rimarcare nel tuo articolo (qui fa il nome dell’ex assessore ma io l’ometto)che io sono un soldato. Si’ un soldato per Genova, un soldato per chi aggredisce il mio popolo, la mia città, il mio popolo, per chi ci da’ dei MORTI. Per chi aggredisce le nostre tradizioni e il nostro futuro. Nessuno di dovrà mettere mai tra me e i genovesi, perché per ora rimango un soldato, ma non si sa mai che domani sarò un generale. Un abbraccio”. E io, che non ho capito se il tono era semplicemente di autoadulazione o minaccioso, nonostante l’abbraccio finale, l’ho puntualmente reso pubblico sul mio profilo.

Ora mi limito a dire che completezza di informazione avrebbe almeno voluto che il soldatino in questione, aspirante generale, avesse almeno provveduto a inserire nel suo bel messaggio il testo dell’articolo in questione che doveva avergli provocato qualche sussulto. Invece non l’ha fatto. Ma come si dice, piccoli virgulti crescono, o cresceranno. L’ha fatto invece per un collega che suggeriva alla perfida ex assessore di chiedere scusa a tutti. A tutti quelli che con lei avevano condiviso tutta la campagna elettorale nella compagine arancione del suo ex sindaco e che, nel periodo di reggenza ne avevano condiviso tutte le gesta. Senza proferire pubblicamente verbo. Magari con qualche celata invidia, ma con dei pubblici oh… di meraviglia. Per poi darsi di gomito, magari, sussurrandosi che quelle damine arrampicate su un pianoforte in giro per le strade della città erano fantozzianamente delle “cagate pazzesche”. Ma era il periodo post red carpet e pre ponte Morandi, e la città, evidentemente, percepiva quello spirito frizzante scomparso in seguito a quel tragico crollo che da mesi ci pesa addosso. L’ex assessore in quel periodo era già in vacanza. O a cercare una strada alternativa su cui indirizzare il proprio futuro e il suo ego. Eppero’, detto questo, che caduta di stile la lettera dell’assessore che le e’ succeduta. Lei più templare e meno soldatino. Lei, che non ha capito di non essere l’obiettivo principale della collega che l’aveva preceduta, e l’ha attaccata sul piano personale. O forse lo ha capito benissimo, tanto che si dice che la risposta sia stata vergata a quattro mani.  Una replica puntuta e per di più’ incauta. Perché se si voleva far morire la polemica sul nascere sarebbe stato più conveniente non replicare, lasciando morire l’ex assessore d’inedia. Invece cosi’ si è contribuito ad amplificare. Ma lo si sa: i soldatini, che magari studiano da generali non possono disporre perfino di doti strategiche. Che probabilmente avranno in mano in seguito. Solo studiando.

Perciò l’ex assessore ha replicato a lungo, stizzita.
E, probabilmente,  nonostante il capodanno in arrivo e l’atmosfera di festa anche di questo si parlerà a lungo.  “La mia analisi sulle stime sul turismo natalizio, comunicate da Federalberghi, ha suscitato un corto circuito nella politica locale ligure. Quello che ho fatto, però, è stato commentare dei dati, analizzando dei risultati e delle previsioni, criticando delle scelte e facendo delle proposte. Capisco che sia insolito avere a che fare con delle critiche e con persone indipendenti che non devono obbedire a nessuno, ma ogni tanto capita. Insomma, non siamo tutti lacchè del “potente” di turno. Fortunatamente ho costruito una professione, e non ho bisogno di incarichi, favori o sostegno dalla politica. Per questo ho, e manterrò, la libertà di potermi esprimere, come faccio da quando ho 16 anni, ovvero da quando ho scelto di dedicare una buona parte del mio tempo, alle cause della libertà, e della crescita del Paese. 

Per chi non avesse avuto il piacere di leggerla, questa è la “replica” dell’Assessore (“incoraggiata” presumibilmente, dal presidente della Regione di cui si riconoscono parole, linguaggio e stile di comunicazione). Mancano, però, risposte sui contenuti, sui fatti e sui dati, e si va solo ed esclusivamente sul personale: 

“Chi ha problemi con se stesso e con le proprie scelte dovrebbe almeno evitare di scaricare responsabilità personali su altri, perché, senza scomodare la psicologia, rischia di entrare a pieno titolo nella aneddotica della volpe e l’uva, con l’aggravante che l’uva non era troppo in alto per la propria portata, ma per il proprio coraggio, che ha impedito di allungare il braccio.
 (..) ricorderemo con qualche perplessità alcune iniziative certamente rumorose, diciamo di un genere culturale nuovo: le liti. (..) Parlare di città triste e piagnucolosa da parte di chi da questa città ha avuto chance certamente superiori ai suoi meriti risulta un po’ offensivo per chi, è rimasto in trincea a cercare di cambiarla questa città, e non a giudicarla da qualche terrazzo radical chic o durante un viaggetto in BlaBlaCar, perché i taxi sono troppo chic. (..). Si diverta al Capodanno che abbiamo organizzato, sempre che la piazza non le produca un rigurgito psicoanalitico di critica. Forse è meglio che la guardi anche stavolta da qualche terrazzo. Per criticare il giorno dopo”.

Preferisco evitare ulteriori commenti: se questo è il livello della politica locale, il crollo del turismo, per Genova e la Liguria, sarà davvero l’ultimo dei problemi. Saluti dall’attico Radical Chic raggiunto con Blablacar, app che effettivamente uso e usavo, da assessore, per ridurre i costi delle trasferte. Ma forse, i politici locali, questi strumenti non li hanno neanche mai sentiti nominare”. Terminerei qui, rilevando soltanto che l’ex assessore come me parla di un corto circuito nella politica locale. Il che probabilmente non vuol dire essere sulla medesima posizione ma solamente avere una capacità di osservazione più accurata. Poi ci sono quelli che devono sempre suonare la gran cassa del consenso – e sono molti – per i quali le distinzioni diventano ostiche. Quelli occupati a pigiare il like nel profilo del potente di turno, i sottoposti che si impegnano a creare consenso fideisticamente, ognuno inquadrato con ruolo e mansioni diverse nel manipolo del  sottocapetto di turno. Soldati, soldatini, generali. Io di alzabandiera ne ho fatti parecchi. Dai 365 all’alba in giù’. Fino al congedo come caporalmaggiore. Buon capodanno a tutti.

Paolo De Totero

 

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