La ronda dei Babbi Natale

 In Costume & Società

Amo Genova illuminata, le sue luminarie, l’albero natalizio di De Ferrari, perfino il tunnel luminoso acceso dal sindaco Marco Bucci davanti al frontone del Barabino del Carlo Felice che, idealmente, ci collega con la Valpolcevera ferita, con i due monconi del Morandi e la sua tragedia. 

Mi piacciono anche le casette di legno tutte luci del mercatino degli artigiani, in piazza Matteotti, vituperate come esempio di scempio commercial-urbanistico che hanno fomentato l’ultima querelle social fra il mio politologo/urbanista di riferimento prof. Santosubito Francesco Gastaldi e il popfilosofo/cultore di arti marziali prof. Simone Regazzoni. 

Mi inteneriscono, sollecitando la mia indole infantile, le sfilate di Babbi Natale, in moto, a piedi e in bicicletta per le vie della mia città ferita. Mi commuovono pure le iniziative solidali di beneficenza – dai presepi ai concerti, ai raduni culinari- fiorite come stelle di Natale per fornire conforto, in moneta sonante, alle delegazioni e ai loro abitanti colpiti il 14 agosto alle 11,36 dal crollo del ponte. 

Trovo toccante il coro del sindaco canterino che recentemente si è lanciato insieme al professor Franco Bampi e in compagnia del bancario/cabarettista Roby Carletta in una esibizione canora intonando “Tu scendi dalle stelle”.

Mi appassionano, e nel contempo mi rassicurano, financo le sortite ripetute del sindaco/commissario Marco Bucci e del suo mentore, il Governatore/commissario Giovanni Toti, con tanto di caschetto operaio in testa, in visita ai cantieri sul Polcevera e mi sollevano il cuore le loro promesse reiterate che per il Natale del prossimo anno i polceveraschi, e i genovesi tutti, avranno il loro ponte, ideale – ma non solo – collegamento fra il centro ed il ponente per la ripresa produttiva. Un ponte bello, brutto, oppure così e così. Basta che sia. 

Mi inorgoglisce lo spirito indomito dei genovesi, mai domi, mai vinti, affratellati, uniti, come in un solo partito nel “che l’inse”, motto di rivolta e di storica fierezza territoriale, sicuri di un domani migliore. Tutto bello, tutto giusto, per un Natale di umane speranze. Nell’attesa di quel ponte, simbolo di redenzione, a cementare quello spirito natalizio fatto di attesa di un domani migliore.

Al contrario mi perplime, e mi irrita un po’ di più, quella selva oscura, quel lato nascosto dei miei concittadini. Non tutti, per carità. Quella propensione individualistica, frutto dell’altrettanto popolare ”maniman” che è altra notoria caratteristica della nostra razza. Mi irritano le azioni di coloro che, calate le ombre della sera, spenta la finta solidarietà delle luci natalizie, sporcano, imbrattano e se ne fregano bellamente delle regole di civile convivenza, costellando di rifiuti di ogni genere le vie delle delegazioni, rifiutando categoricamente l’utilizzo dei cassonetti della differenziata, abbandonando ripetutamente nelle strade mobili, elettrodomestici suppellettili in disuso. A pochi metri o a qualche chilometro di distanza dal centro illuminato a festa. Seminando le vie, anche quelle più frequentate, di deiezioni canine. Fregandosene del sacchettino, della paletta e della bottiglietta d’acqua per rinfrescare il selciato.

Scriveva sul suo profilo qualche giorno fa una mia amica social: “C.so A. Podesta’, cassonetto carta vuoto, cartoni fuori… gettati li’… intanto chissenefrega.
Conclusione: conviviamo con emeriti imbecilli, oppure mai mi sono accorta che in zona vive la più alta percentuale di persone che ha disabilità Proprio nelle mani!!! MULTE SALATE a questi imbecilli… Mi ripeto!! State attenti a far sparire gli indirizzi… perché ho iniziato a controllare! Passerò alla segnalazione dei maleducati”. E la signora, irritata, allega fotografia della strada in cui abita che, per la cronaca, dista pochi metri soltanto dalla centralissima via Venti Settembre illuminata a festa.

E le minacce della mia amica social fanno il paio con un articolo comparso qualche giorno fa su “Il Corriere della sera”: “Quando ha visto i vigili scaricare i suoi sacchi dell’immondizia di fronte a casa, non credeva ai suoi occhi. Poi ha visto arrivare anche il sindaco, e allora la vergogna è stata totale. Il nuovo metodo per combattere l’abbandono dei rifiuti passa anche da qui, dal senso di riprovazione per un comportamento inaccettabile. È successo mercoledì a Cassano Magnago, Comune di 22 mila abitanti in provincia di Varese, non distante da Gallarate. «Avevamo già sanzionato quel cittadino tre settimane fa con 50 euro di multa – spiega il sindaco Nicola Poliseno, 40 anni, commercialista – . Ma quando i vigili mi hanno detto che nella stessa strada, la centralissima via del Lavoro, c’era stato un altro abbandono di immondizia sempre attribuibile alla stessa persona, non ci ho visto più e ho deciso di dare questa lezione esemplare al furbetto del sacco viola». E non si trattava della sola multa raddoppiata. Il sacco viola è stato riportato «a domicilio» grazie alle tracce lasciate nel bidone dell’immondizia: scontrini, lettere, o pubblicità, tutti indizi che parlano della vita di chi li ha gettati. Poi il sindaco ha postato il nuovo «metodo» di sanzione su Facebook, raccogliendo decine di like e commenti di cittadini entusiasti. Il perché è presto detto: Cassano Magnago è uno dei più virtuosi Comuni del Varesotto come percentuale di raccolta differenziata – «oltre l’85%» – tra i primi ad adottare il sistema a metà degli anni ‘90, più volte premiato come «Comune riciclone». «Anche se oramai l’obiettivo non è solo di aumentare la differenziata ma anche quello di ridurre la quantità di rifiuti – conclude il sindaco -. Per questo sono contento di aver sentito da quel cittadino la promessa di non voler abbandonare mai più i sacchi della spazzatura».”.

L’iniziativa del sindaco del comune del varesotto di 22 mila abitanti, mi rallegra. E non sarà probabilmente un caso che alle elezioni dello scorso anno il sindaco, Nicola Poliseno, esponente di una lista civica con appoggio di Forza Italia, sia stato rieletto al primo turno sbaragliando gli esponenti del centro sinistra e della Lega.

Allora getto li’ una proposta provocatoria. Ma consentitemelo, come rimedio estremo ad una situazione che per la nostra città, con vocazione turistica, si sta aggravando a vista d’occhio. Ho sognato ronde di Babbi Natale, magari al seguito del nostro assessore alla sicurezza, il leghista Stefano Garassino, che, smessa la stella di sceriffo, e calatosi nei panni rossi con tanto di barba e cappuccio, rilevi gli indirizzi lasciati incautamente dagli incivili nei sacchetti della spazzatura o nei cartoni abbandonati per la strada. Un lavoro sporco svolto con la soavità di Santa Claus. La stessa di San Nicola… Poliseno. Poi tocchera’ al nostro sindaco, in giacca e cravatta e fascia tricolore, o anche lui di rosso vestito – la barba non gli manca – suonare al citofono dei suddetti incivili, apostrofarli con l’ormai rituale “Veda un po’ lei, sono il Sindaco”, sanzionarli, restituire loro i regali indesiderati dalla maggioranza dei genovesi e pubblicare nomi e cognomi sul sito del comune. A perenne e futura memoria. Come, fosse un San Nicola Poliseno qualunque o un qualsiasi babbo natale, pronto a donare una lezione, più o meno desiderata, di senso civico. E una speranza in più ai suoi concittadini.

Giona

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