Maxi sequestro a due imprenditori collusi con le cosche reggine. Uno già noto nell’indagine sul Terzo Valico

 In Cronaca

‘NDRANGHETA: SOTTOPOSTO A SEQUESTRO L’INTERO PATRIMONIO DI DUE NOTI IMPRENDITORI, VALUTATO IN OLTRE 212 MILIONI DI EURO, ACCUMULATO ANCHE GRAZIE ALLE CONNIVENZE CON LE COSCHE REGGINE

Reggio Calabria – Sequestrato dalla Guardia di Finanza in collaborazione con il S.C.I.C.O. (Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata) e i Nuclei di Polizia Economico Finanziaria di Milano, Torino, Alessandria, Agrigento e Novara,  un patrimonio di 212 milioni di euro, costituito da imprese commerciali, beni mobili e immobili, denaro e titoli al portatore, a Domenico Gallo di Bovalino (RC), imprenditore nel settore nel settore delle costruzioni edili e della fabbricazione e distribuzione di conglomerati bituminosi, e Gianluca Scali di Roccella Jonica (RC), anche lui imprenditore edile ma specializzato nel settore degli inerti e del calcestruzzo.
Il nome di Domenico Gallo era già emerso nell’indagine “Amalgama” della Procura di Roma sulle grandi opere, compresa la tratta Milano-Genova del Terzo Valico Ferroviario dei Giovi e oggi, chiuse le indagini nello scorso giugno, figura tra gli imputati.

L’operazione conclusa oggi è collegata a un altro ingente sequestro, quello relativo al patrimonio di 115 milioni di euro di Giuseppe Bagalà, Francesco Bagalà (nato nel ’90), Luigi Bagalà e Francesco Bagalà (nato nel ’77), imprenditori di rilievo della Piana di Gioia Tauro, che grazie alla vicinanza con la cosca di ‘ndrangheta dei Piromalli  operavano illecitamente nel settore degli appalti pubblici.
Questi provvedimenti prendono origine dall’operazione “Cumbertazione – Cinque lustri”, condotta dal G.I.C.O. di Reggio Calabria e conclusa nel 2017, che ha portato al sequestro di 224 milioni di euro e all’arresto  di 27  persone, indagate – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, associazione per delinquere semplice aggravata dall’art. 7 L. 203/1991, turbativa d’asta, frode nelle pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico in atti pubblici, nonché di provvedimenti cautelari reali su 44 imprese.

Nell’ambito di tale procedimento, attualmente pendente innanzi al Tribunale di Palmi, sia Domenico Gallo che Gianluca Scali sono imputati per il delitto di associazione mafiosa. 

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