Ognissanti

 In Politica

Chiudo il cerchio nel giorno di Ognissanti, a cui tutti, nessuno escluso, sarà bene votarci. Perché in fondo Ognissanti è la festa cattolica dedicata a tutti i santi, sia a quelli del martirologio sia alle anime beate: fissata al primo novembre in età carolingia.

Ed il passaggio tra la notte e il giorno è il momento culminato nella serata del dolcetto scherzetto, che quest’anno assume qualche significato in più’. Per pura e beffarda celia del destino. Con un presagio da non dimenticare perché la data del 31 ottobre è il giorno del cinquantanovesimo compleanno del sindaco/commissario Marco Bucci sovrapposto con  l’agognato materializzarsi del via libera della camera al decreto Genova. Il tutto grazie a una maratona in aula dei nostri deputati, solitamente inclini alla fuga del giovedì sera – con armi e bagagli al seguito a intasare l’atrio di Montecitorio -, che ieri hanno dovuto fare le ore piccole per riuscire a portare  a termine il lavoro. Pagati, o strapagati, che dir si voglia, pur in diligente attesa del rompete le righe per instradarsi verso un altro ponte, quello dei Santi, che, a differenza del Morandi, non poteva attendere oltre.

Dicevo che, raccomandandomi a tutti i santi, nessuno escluso, intenderei andare oltre, ma non prima di essermi soffermato ancora una volta sulla serata di ieri, in cui, come se si trattasse di un copione già scritto, sono ricomparsi di volta in volta, fantasmi, vecchi scheletri, streghe e stregonerie, zucche, zucconi e zombie della nostra politica. In cui ad onta del cambiamento abbiamo ritrovato vizi e riprovevolezze d’antan, furbate degne di un provetto giocatore di tre carte, attributi avvizziti e attribuzioni al limite dell’usurpazione di titolo. Insomma il dolcetto ha rivelato un gusto amaro e lo scherzetto si è dimostrato reale ben oltre la peggiore immaginazione.

Infatti in una seduta lunghissima e caotica alla Camera dei Deputati, con il pentastellato in odor di dissidenza, Roberto Fico, alla presidenza, è accaduto di tutto. Con i deputati del Pd impegnati in un filibustering, pratica di opposizione di lontanissima memoria sugli emendamenti per chiedere la cancellazione delle due parti inserite furbescamente nel decreto Genova ma che con la nostra città nulla hanno a che vedere il famoso articolo 25 con i condoni per le abitazioni abusive di Ischia e la norma che innalza i limiti degli idrocarburi per lo smaltimento dei fanghi in agricoltura. Alla fine il decreto legge è passato, era l’una di notte, streghe e fantasmi e scheletri erano tornati ai rispettivi luoghi di appartenenza. Così, per pura statistica, i voti a favore sono stati 284 (Lega, M5s, Fdi), i contrari 67 (Pd, Leu) e gli astenuti 41 (Forza Italia).

Ma come si dice oggi la politica moderna è fatta prioritariamente della percezione del particolare e meglio se può essere usato a proprio uso e consumo. In piena bagarre, per esempio, proprio mentre i parlamentari del Pd stavano producendo il massimo sforzo al fine di far cancellare i due emendamenti sospetti, se non addirittura fuori legge, i due commissari nonché Governatore e Sindaco, rispettivamente Giovanni Toti e Marco Bucci, se ne uscivano con un comunicato congiunto dal vago sapore strumentale “Cari Parlamentari del Pd, sono certo che ogni testo sia migliorabile. E sono anche convinto che le opposizioni abbiano il diritto di contestare e contrastare le scelte del governo. Ma anche la Liguria ha i suoi diritti. E in queste ora sta vivendo nuovi momenti difficili. Dunque fare ostruzionismo su un decreto che aspettiamo da tempo e su cui è già stato fatto grande lavoro non è tollerabile e neppure rispettoso delle sofferenze di questa terra”. Il tutto senza realizzare che, probabilmente, nella seconda seduta in senato, quella decisiva per l’approvazione del decreto legge, con l’abolizione dei due articoli in questione tutto sarebbe filato via in maniera più spedita. Ma che dire, i social vivono di contrapposizione. E quindi contrapposizione sia. Banalmente semplice. Anche se nel comunicato congiunto qualcuno ha voluto vedere una maggiore sudditanza della diade Toti/Bucci agli esponenti di governo a tutto discapito della proclamata autonomia a difesa della città e dei genovesi. Ma questa è la politica. Fatta di proclami, post tempestivi e memoria lieve.

E comunque nella bufera generale ognuno ha provveduto a tirare acqua al proprio mulino. Fratelli d’Italia, per esempio, avendo votato a favore ha preferito glissare sugli effetti del condono Ischia, anche se da anni si batte contro ogni illegalita’, per strombazzare gli effetti positivi per la nostra città di un emendamento inserito approvato. Scrive con toni plaudenti Beppe Aleo, una sorta di influencer di Fratelli d’Italia “Vittoria! Grazie ad un emendamento FdI Genova ospiterà una sede dell’agenzia per la sicurezza delle infrastrutture stradali e autostradali”. Insomma un po’ come parlare di corda in casa dell’impiccato.

Ma comunque in casa Fratelli d’Italia la notizia vola veloce di bocca in bocca. Posta tempestivo anche Matteo Rosso, consigliere regionale FdI “DECRETO GENOVA, ringrazio di cuore il capogruppo alla Camera di FdI Francesco Lollobrigida e i primi firmatari dell’emendamento, gli onorevoli Foti e Fidanza per aver ottenuto, pochi minuti fa, questo grande risultato per la nostra citta’ che permetterà di creare OCCUPAZIONE e portare RISORSE ECONOMICHE a Genova e in Liguria “. 

Si accoda il parlamentare di Forza Italia Roberto Cassinelli “ E’ stato approvato alla Camera un emendamento, che ho sottoscritto, nel quale si prevede che Genova diventi sede dell’Agenzia per la sicurezza delle infrastrutture stradali ed autostradali. Un doveroso riconoscimento per la nostra città’”. Insomma un figlio per molti padri. Anche se poi, visto che a pensar male si fa peccato… e tutto il resto, viene da pensare che possa aver funzionato una sorta di scambio alla pari fra emendamento e condono a Ischia. Insomma solo una settimana prima lo stesso Fidanza aveva dichiarato “La maggioranza ha ascoltato una parte dei nostri suggerimenti e di questo ne siamo lieti, ma certamente per noi in questo decreto ci sono delle cose difficilmente digeribili: penso al condono su Ischia, e altri temi che ci lasciano un po’ con l’amaro in bocca. Se si fosse ragionato di Genova, dei genovesi, del futuro di Genova, delle sue imprese, del suo lavoro e delle sue infrastrutture credo che la condivisione in quest’aula sarebbe potuta essere ancora più ampia invece avete lavorato male e avete fatto un provvedimento con cui ancora una volta non sono si risolvono tutti i provvedimenti. A distanza di due mesi dal crollo di tutte quelle dichiarazioni e di quei provvedimenti che avrebbero dovuto tagliare le unghie ai parassiti delle concessioni autostradali non c’è traccia. Non c’è traccia in questo decreto e in nessuno dei provvedimenti di cui si discute in queste ore ma, in compenso, una manina ha inserito un maxi condono per Ischia. Una gran bella giravolta per il M5S che si è sempre fatta paladina di una presunta legalità e che invece ancora una volta ci dimostra la sua doppia morale”. Forza Italia almeno si è astenuta, anche se lecitamente Cassinelli rivendica il suo ruolo in coabitazione con gli altri firmatari nella futuribile Agenzia che verrà ubicata a Genova.

Insomma va così. Ma ce ne è anche per il Pd Ligure. Raffaella Paita, l’ex capogruppo Pd in Regione promosso a Montecitorio non può fare a meno di manifestare la propria soddisfazione “Accolto il mio ordine del giorno sulla zona arancione. Tante ore e enfatica però sono felice di aver portato a casa un risultato importante per Genova”. Mentre il capogruppo del Pd a palazzo Tursi entra nelle vesti dell’avvocato difensore “I terribili deputati del PD attaccati da Bucci ieri hanno fatto approvare un ordine del giorno come raccomandazione per avere risorse per LA CASA DELLA SALUTE IN VALPOLCEVERA. grazie davvero!!!”. E poi, sempre la Lodi appone la pietra tombale “Chi difende ancora questo decreto spero che lo faccia perché non lo ha letto. E chi dice che quello che non c’è sarà nella legge di bilancio venga a dirlo a Certosa, a Campi, a Cornigliano, in Valpolcevera, a Sampierdarena. Lo sapete quando sarà approvata la legge di bilancio?”.

Comunque come accade per la nottata elettorale, quando è il momento di commentare i risultati tutti parrebbero aver vinto, o almeno, accontentandosi, aver aumentato almeno un po’ i consensi. E se proprio sembrerebbero aver perso hanno in mano qualche cosa con cui consolare i propri fedelissimi elettori. Così va la politica in Italia.

Anche se a cerchio chiuso lasciati a casa i piccoli mostri: zucche vuote, spiriti, scheletri, streghe, pipistrelli e folletti qualche cosa di positivo mi preme di affidarvelo.

 Lui si chiama Lorenzo Tosa. E’ stato l’addetto stampa del Movimento 5 Stelle Liguria. E’ stato, visto che ha passato la mano. Un gesto simbolico -ma non per lui- significativo. Una sorta di esempio di purificazione proprio nella giornata di Ognissanti. Non è un santo ma una persona comune anche se può sembrare un pelino eroico di fronte a tanti esponenti più o meno conosciuti e condivisi del tengo famiglia a oltranza. Vi affido il suo post. E buona notte a tutti

“Da oggi non sono piú l’addetto stampa del Movimento 5 Stelle Liguria. Mi ci sono voluti due anni per riflettere, trenta secondi per decidere. La verità è che non ero piú in grado di garantire quella professionalitá che ho sempre messo sopra tutto. Sopra le idee e i dubbi, sopra la stanchezza e la coscienza personale. Ci vuole un po’ di coraggio, e un pizzico di follia, per lasciare il certo per l’incerto, l’ovvio per il forse. Ma siamo arrivati a un punto tale che non é piú possibile chiamarsi fuori. Quello che é accaduto é uno smottamento quasi impercettibile nella storia dell’uomo ma epocale nella grammatica temporale moderna; é accaduto che una quantitá non trascurabile di idee e conquiste che consideravamo assodate oggi sono ufficialmente – e profondamente – di nuovo in discussione. In ordine sparso: aborto, divorzio, scienza in tutte le sue declinazioni, Europa, europeismo, informazione, multiculturalismo, cultura, competenza, sviluppo economico, un certo grado di libertá sessuale e di benessere. Stiamo costruendo un mondo in cui, se fai figli, ti regalano un terreno da coltivare, in un’equazione prole > raccolto > forza lavoro che credevo di ripassare giusto in qualche volume di Jacques Le Goff. Come fai, di fronte a questa onda anomala, a mettere davanti lo stipendio? Come fai a continuare a ripeterti – e a ripetere a tuo figlio – che lo stai facendo per lui quando duecento uomini, donne e bambini vengono tenuti in ostaggio per giorni in mezzo al mare, nel silenzio da brividi di un’intera classe politica? Come puoi rinunciare a credere che quella cosa ti riguarda, ci riguarda e ci sta dicendo chi saremo tra cinque minuti, un anno, vent’anni? Saluto persone e colleghi a cui ho voluto e voglio bene (davvero!), e che ringrazio per oltre tre anni di crescita professionale e umana di cui non rimpiango quasi nulla. Solo che nella vita c’é un momento in cui devi fare una scelta. E, quando quei vent’anni saranno passati (a una velocitá, temo, pazzesca) voglio guardarmi indietro e sapere che ne sará valsa la pena. Cosa farò ora? Domanda meravigliosa, ammesso che davvero interessi a qualcuno. Leggerò molto, studierò (anche se non è la parola) altrettanto, mi immergerò ancor piú nell’inglese, nel mio amato spagnolo, girerò e viaggerò il piú possibile per capire oggi cosa è diventata la comunicazione: non necessariamente politica, non necessariamente giornalistica. E, soprattutto, smetteró, anzi… ho smesso di chiedermi cosa gli altri possono fare per me e ho cominciato a chiedermi cosa io posso fare per gli altri. Perció, sentiamoci, troviamoci, parliamone, costruiamo. Ancora non so in che modo, ma sarà divertente”.

Paolo De Totero

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