Immigrati e criminalità: il grande bluff populista

 In Cronaca, Diritti

Mi assale l’ansia quando ascolto sul bus, al bar, sui social e ovunque, che il problema di tutto sono i migranti, che ci invadono, che ci rubano il lavoro, che ci svaligiano le case e che ci stuprano le donne.
Due i punti cruciali di questa società troppo social: il primo è che vi va di vivere la vostra vita in una realtà narrata da altri, il secondo è che la realtà, quella vera, è data da numeri che spesso vengono ignorati.                                                                                                        

Bene, dunque seguitemi, questi sono i numeri: dal 2007 ad oggi gli immigrati residenti sono aumentati, passando dai 3 ai 5 milioni (ovvero, secondo i dati ISTAT al primo gennaio 2018, sarebbero l’8,4% della popolazione totale), contestualmente i reati noti diminuiscono, quindi si delinque ogni anno sempre un po’ meno, esattamente il 10% in meno rispetto al 2016 (dati Censis Primo Rapporto sulla Filiera Sicurezza in Italia: http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121167), nonostante che in galera il 34% dei detenuti sia composto da stranieri.
Direte che questo dimostra che gli stranieri sono delinquenti nel DNA, ma analizzando il dato si scopre che per la quasi totalità si tratta di stranieri irregolari, che non avendo casa, lavoro, né alternative vive dell’illegalità (dato Istat sul peso della componente straniera: https://www.istat.it/it/immigrati/prodotti-editoriali/criminalità). Cosa capiamo da quest’ultimo dato?
Di certo che lo straniero non è ‘criminal inside’, bensì che la maggioranza dei reati attribuibili agli stranieri (che commettono, sempre secondo l’Istat, soprattutto furti e violazioni alle norme sugli stupefacenti), viene compiuta da persone che non possiedono permesso di soggiorno lavorativo, né una forma di protezione internazionale e che si arrangiano come possono, alcuni tramite espedienti, certo, ma non dimentichiamo quelli, e sono tanti, che lavorano come schiavi nelle nostre campagne (vedi le tante inchieste fatte, citiamo tra tutte l’inchiesta “Terra promessa” della Direzione distrettuale antimafia di Bari, l’inchiesta “Migrantes” coordinata dalla Procura della Repubblica di Palmi e l’inchiesta “Sabr” della Direzione distrettuale antimafia di Lecce).

Dal 2008 ad oggi, a fronte del raddoppio della presenza di stranieri in Italia, tra regolari e irregolari, quelli detenuti sono calati da 21.562 a 19.868.
Il dato evidenzia dunque che “non c’è un’emergenza stranieri e non c’è un’emergenza sicurezza connessa agli stranieri” e che quello degli stranieri in carcere “è un grande bluff populista”.
Sottolinea l’associazione Antigone nel suo XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione, “Un anno in carcere”: con il raddoppio della popolazione, i detenuti infatti sarebbero dovuti raddoppiare. Molti di questi, in quanto irregolari e quindi senza fissa dimora, stanno in galera in custodia cautelare. E’ straniero il 44.64% dei detenuti cui è stata inflitta una pena inferiore a un anno (e dunque per reati di scarsa gravità) e solo il 5,6% degli ergastolani (che sono complessivamente 1.726). Considerando i reati più gravi, come ad esempio la criminalità organizzata, il 98,75% dei detenuti condannati per tali delitti è italiano e solo l’1,25% è straniero. Inoltre, gli stranieri costituiscono il 37,3% dei detenuti per violazione della legge sulle droghe, i quali sono complessivamente 20.525.

Cerchiamo adesso di analizzare freddamente (per quanto difficile) i dati Istat e del Viminale, nel 2017.
Intanto si tratta di 2.333 delitti (in calo rispetto all’anno precedente, come tutte le altre tipologie di reato), 1.534 degli indagati (non dei colpevoli, è diverso) sono italiani i restanti 904 sono stranieri. Tra i violenti, abbiamo un’alta percentuale legata ai partner ed ex partner (62,7%), mentre per i “non partner” abbiamo un’alta percentuale legata ai conoscenti (parenti, amici, colleghi) contro un 4,6% legata agli “sconosciuti“.

Vorrei ora cercare di spiegare come avviene questa operazione di riscrittura della realtà, usando il dato che spesso viene citato per dipingere il mostro straniero, ovvero quello inerente ad uno dei reati più inumani, vili e deprecabili che esistano, lo stupro. La maggioranza di chi commette questo reato è italiano (6 su dieci), gli altri 4 sono commessi da stranieri. Dunque, il 40 per cento. Una cifra impressionante considerando il fatto che i residenti stranieri in Italia sono l’8,3%, vero?
Ecco dipinto lo straniero violento e stupratore di vergini italiche.

Cerchiamo adesso di analizzare freddamente (per quanto difficile) i dati Istat e del Viminale nel 2017.
Intanto si tratta di 2.333 delitti (in calo rispetto all’anno precedente, come tutte le altre tipologie di reato), 1.534 degli indagati (non dei colpevoli, è diverso) sono italiani i restanti 904 sono stranieri. Tra i violenti, abbiamo un’alta percentuale legata ai partner ed ex partner (62,7%), mentre per i “non partner” abbiamo un’alta percentuale legata ai conoscenti (parenti, amici, colleghi) contro un 4,6% legata agli “sconosciuti“.

Da ciò è possibile dedurre che nella maggior parte dei casi il delitto avviene tra le mura domestiche, negli ambienti familiari, lavorativi e della propria vita sociale. Da questo si comprende come la maggior parte degli italiani e degli stranieri abbiano compiuto reato (stupro) nei confronti dei loro partner, degli ex partner, degli amici, parenti, amici di famiglia, conoscenti o colleghi di lavoro, mentre una piccola percentuale nei confronti di sconosciuti (il 4,6% equivale a 107 casi).
Dai dati Istat, l’unica cosa che appare con chiarezza è che il problema non è legato alla nazionalità, ma ai rapporti di relazione tra vittime e gli autori del reato anche in base al contesto in cui vivono (come ad esempio le relazioni affettive e le condizioni sociali), quindi le nostre belle non sono seguite da torme di famelici e ‘abbronzati’ profittatori; purtroppo per loro le donne, italiane e straniere, devono preoccuparsi soprattutto di chi sostiene di amarle.                                                                                                                                                        
Questo esempio mi è servito per dimostrare che stranieri regolari e italiani delinquono in uguali percentuali, per citare uno studio del Centro Studi e Ricerche Idos (http://www.dossierimmigrazione.it/), l’invasione barbarica non ha prodotto alcuno tsunami di violenza incontrollata, come d’altronde ha dichiarato con la massima tranquillità lo stesso Capo della Polizia Gabrielli: “I numeri parlano chiaro, non c’è stato alcun incremento di reati rispetto all’aumento della presenza di immigrati”. Fatevene una ragione, e vi dico di più, a ben vedere in realtà non si può nemmeno parlare di invasione perché, secondo i dati UNHCR del 2015 (https://www.unhcr.it/risorse/statistiche), sui 60 milioni di migranti (di questi 20 milioni sono i rifugiati), solo il 14% viene ospitato dall’UE mentre la stragrande maggioranza è accolta da Paesi in via di sviluppo. Di questo 14% (equivalente a un milione e mezzo di persone), solo 144.000 persone hanno scelto la Via del Mediterraneo centrale (quello che riguarda l’Italia), i flussi maggiori passano dai Balcani occidentali (670.000 circa) o segue la Via del Mediterraneo orientale (750.000 circa). I primi paesi europei per densità di immigrati (1 ogni 1000 abitanti) sono state, sempre nel 2015, la Svezia (17) e Malta (17).                                                                                     

E’ comunque un dovere dell’Italia lottare affinché si riveda il Trattato di Dublino, per ottenere una più equa distribuzione, anche in quei paesi che vogliono solo i vantaggi europei ma non gli oneri (quelli del blocco di Visegrad, che si dicono amici del nostro Ministro degli Interni, per intenderci, https://www.unhcr.it/risorse/carta-di-roma/fact-checking/gli-sbarchi-italia-nel-2016-dati-smentire-lallarmismo).
Così come sarebbe un dovere costituzionale adoperarsi affinché prevalga la pace sulla guerra e l’armonia sullo sfruttamento, che a ben vedere sono le cagioni principali di queste migrazioni. Un ultimo esempio recente che ci fa capire bene quanto la narrazione sullo straniero sia solo un palliativo funzionale a distrarre dai veri problemi, è quello sulla deroga al decreto sicurezza inerente alla chiusura obbligatoria entro le ore 21 “a quei negozietti etnici che diventano ritrovo di spacciatori e di gente che fa casino”, come dichiara trionfante il nostro Ministro degli Interni.
Ovviamente le associazioni di categoria per prime si sono schierate contro questa idiozia: “Trovo che in materia di commercio e sicurezza non sia corretto generalizzare . Tali negozi etnici sono molto utili ai consumatori, perché rimangono aperti più a lungo degli altri esercizi e commercializzano una moltitudine di prodotti di diverse categorie, consentendo ai cittadini di fare acquisti last minute” ha detto Carlo Rienzi presidente Codacons e: “… non si può fare una norma che discrimina determinati imprenditori rispetto ad altri. Chi ha un’attività commerciale ha diritti e doveri: il dovere di rispettare le regole e il diritto di restare aperti, sia che siano esercizi gestiti da stranieri, sia che siano esercizi gestiti da italiani”, scrive in una nota di Confesercenti.                                                 
Cosa si deduce da quest’ultima fesseria che si vuole inserire nel Dl Sicurezza? Intanto che per porre un freno alla violenza si decida di voler chiudere esercizi commerciali etnici, quando invece, vien da sé, che tanto per iniziare bisognerebbe aumentare i fondi alle forze dell’ordine per potenziarne l’organico, stessa cosa per quanto riguarda la giustizia che va resa più efficace in primis smettendo di tagliarne i fondi e poi rivedendo magari il corpus di leggi che spesso sono scritte in modo troppo interpretabile, oppure sono completamente svuotate di potere applicativo, quando non vanno direttamente in conflitto le une con le altre.                                        
Sempre su questa falsariga, lo volete sapere in cosa i numeri sono veramente impietosi? Nel dipingere (QUI il link) l’Italia come un paese che da 15 anni non cresce nella produttività, dalla bassa natalità, dal forte indebitamento pubblico, dal sistema bancario pieno di titoli deteriorati, dal sistema scolastico malridotto, dalla cultura che langue, dal Welfare insufficiente che si appoggia ai risparmi della famiglie, dalle normative assurde che rendono difficile avviare un’impresa, dall’iperburocratizzazione che rende la vita difficile, dall’ipertassazione che impoverisce senza dare nulla in cambio, da una evasione ed elusione fiscale monstre, da una corruzione ormai sistemica che spazia dai voti di scambio, agli appalti, alle raccomandazioni e soffocato da quattro diverse Organizzazioni Criminali che ne compromettono il futuro.                                                                                             
 Quindi in conclusione vorrei dare un consiglio ai nostri politici, occupatevi di mafie, di benessere dei cittadini e dei lavoratori, cercate di rendere l’Italia più smart, fate crescere la nostra scuola, date vigore alla cultura, al territorio, sovvenzionate la ricerca, agevolate le piccole e medie imprese, condannate i grandi evasori, in pratica fate il vostro dovere e smettetela di giocare a rimpiattino con le vostre responsabilità, smettetela di distrarre le persone dai reali problemi! 
I cittadini, da parte loro, dovrebbero stare attenti alle semplificazioni che offre la politica e provare ad approfondire un po’ di più i fatti. 

Marco Marsano

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