43 morti per un ponte che crolla, una valle che rischia di estinguersi e parliamo ancora di grandi opere

 In Ambiente, Cronaca

Ieri in Consiglio Comunale a Genova si è parlato per l’ennesima volta di grandi opere, futuro, investimenti, crescita, porto, traffici. Per l’ennesima volta le posizioni nel merito delle grandi opere sono discordanti. 
E mentre la politica parla e parla e parla e ancora parla, crollano ponti, viadotti, deragliano treni.
La lista degli incidenti per scarsa o nulla manutenzione è lunghissima e parte da lontano. Una cosa è certa, non conviene fare manutenzione ordinaria perché costa e quindi non rende.
Bisogna arrivare sul filo del rasoio e poi far scattare la manutenzione straordinaria che, invece, è molto redditizia perché gode dell’emergenza e di moltissimo denaro il cui flusso si riesce difficilmente a controllare.
Lo stesso vale per i lavori faraonici dove gli appalti sono costituiti da  un florilegio di sub appalti anch’essi difficilmente controllabili dallo Stato ma facilmente controllati dalle mafie e in particolare dalla ‘Ndrangheta.
Come grimaldello per devastare il territorio con cementificazioni la cui utilità è tutta da dimostrare, si tira sempre fuori la perdita di posti di lavoro. Fu fatto lo stesso ragionamento con l’area a caldo dell’acciaieria di Cornigliano, mentre la gente moriva di cancro. Lo stesso ragionamento, oggi, si fa a Taranto o a Busalla o Fegino con Iplom.

Intanto i posti dove si muore di più sono sempre gli stessi. 

Quando la salute dipende dal CAP

 

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