Rabbrividendo per il bordello nell’afa bestiale

 In Costume & Società

 

Ho subito pensato a una fake news, poi sono andato a controllare la fonte. “TGCom24 magazine” mi sembra una fonte attendibile. Tuttavia non si sa mai. Comunque il titolo recita così: “A Torino la prima casa dʼappuntamento in Italia con sex doll”. Con tanto di sommario che spiega meglio: “Ad intrattenere i clienti bambole in silicone: ottanta euro per 30 minuti, 180 per due ore”.

Monica Magnani, celia con una punta di femminismo irriverente: “Uomini in bambola😀, tra i giocattoli per maschietti le macchinine non usano più. Ragazze silenziose e sempre soddisfatte 😅. Ma non era “basta che respiri”?”. Allibite anche voi? E pensate che Torino sarà la prima città d’Italia a disporre di un servizio tanto particolare, ma antesignane sono state, rispetto alla raffinata e un po’ algida capitale sabauda, Parigi, la capitale del piacere – Ca va sans dire-  e Mosca. Oltre a una non ben identificata località della Spagna. Per coloro a cui potesse interessare spiega ancora “TGCom24 magazine”: “Le bambole-robot, perfette riproduzioni in silicone, alte un metro e sessanta, sono realizzate dall’azienda Lumi Dolls che, in un luogo ancora tenuto segreto, ne mette a disposizione 7, più una versione maschile. A organizzare gli incontri sotto la Mole, a partire da settembre, un gruppo di amici torinesi che si getta nell’avventura imprenditoriale a luci rosse. Ottanta euro per mezz’ora d’intrattenimento, 100 per un’ora e 180 per due ore”. Sul fronte giuridico e sanitario, comunque non c’è’ da preoccuparsi, visto che, come spiega ancora il sito di informazioni on line: “Salute e fedina penale salve? Nessun problema di salute o di incappare in qualche reato, come si precisa su Mole24.it. La catena spagnola Lumi Dolls, infatti, sarebbe in possesso di certificazioni europee e di materiali idonei per l’igienizzazione dei modelli ogni volta che ne vengono usati. Inoltre, nel “bordello tecnologico” di Torino con le bambole in silicone non si commette sfruttamento della prostituzione. Le sex doll sono anche in vendita online, con prezzi da 700 a 2mila dollari”.

Sin qui, dopo il legittimo stupore, mi domando ancora una volta se alla fine, come recita un famoso spot pubblicitario: “non risulti sempre l’attesa del piacere il piacere stesso”. O, vagando nelle mie reminiscenze di gioventu’, riemerge quel brano che rese famosa una sensuale e nel contempo algida Patti Pravo (al secolo Nicoletta Strambelli) intitolato proprio “La bambola” e il cui refrain fa così’ : “Tu mi fai girar /Tu mi fai girar/ Come fossi una bambola/ Poi mi butti giù/Poi mi butti giù/Come fossi una bambola/Non ti accorgi quando piango/Quando sono triste e stanca tu/Pensi solo per te”.
Giusto mezzo secolo fa. In vago odore di prefemminismo.

Poi, rinfrescato per il rabbrividio, vado oltre e incrocio un’altra notizia, questa senza dubbio non una fake news, perché alla fine è risaputo ed e’ da anni che è così. Una notizia incontrata e rincontrata periodicamente sfogliando il giornale sotto l’ombrellone. In estate e in vacanza di a,tro non si parla se non di ferie e vacanze altrui. Insomma: gli italiani detengono finalmente un record, magari di cui non essere particolarmente orgogliosi. E comunque siamo primi nel mondo, e ci riconfermiamo da tempo, nella classifica del turismo sessuale. Nel senso che esportiamo temporaneamente per un salutare relax orde di maschi testosteronici e anche di donne vogliose. Pronti, tutti all’avventura per l’avventura. Ancorché, peggio, non abusino della prostituzione minorile. Insomma, un dato in controtendenza nella ricerca del piacere semi/faidate che avrebbe ispirato i giovani manager ad aprire un “bordello tecnologico” sotto al sussiego della Mole. Sara’. E, magari, poi scopriamo che i torinesi per natura poco inclini a dare confidenza – “falsi e cortesi”, si diceva una volta – sono i meno disposti a risolversi a viaggiare per soddisfare gli istinti.

E sono curioso di vedere come la prenderà la sindaco, la sindachessa?, di Torino Chiara Appendino, orgogliosamente primo cittadino/a Cinque Stelle. Magari ci vorrà far intendere che il “bordello al silicone” sia pure iniziativa meritoria,  non solo come attrazione per turisti, ma anche per i suoi concittadini che non dovranno emigrare per un po’ di sesso a buon mercato.

Del resto, da ieri potrà anche affermare, a ragione, di essere perfettamente in linea con il suo segretario e vicepremier Giggino Di Maio. E’ vero che lui ha parlato di lavoro, di scarsa occupazione e di generazioni costrette a emigrare per poter mangiare. Sostenendo, in qualche modo, che dovremmo essere autarchici. Mi riferisco alla frase agghiacciante esternata rievocando la morte delle 262 persone di cui 136 italiani nella miniera belga di Marcinelle (di cui l’8 agosto ricorrevano sessantaduesimo anniversario) “la riflessione che suscita in me Marcinelle è che non bisogna partire. Non bisogna emigrare e dobbiamo lavorare per non far più emigrare i nostri giovani. Il mio pensiero va a loro quando penso a tragedie come questa”. 

Vi è un fondo di verità oscurantista in tutto questo, che lega il “casotto tecnologico” di Torino al consiglio di non emigrare del ministro lavoro. Percio’: no ai viaggi di piacere, no all’Erasmus, no agli stage lavorativi che permettono di crescere in realtà più avanzate di quella italiana. E va bene la donna bambola e la donna oggetto, di silicone. Magari da tener presente per far sfogare, almeno un po’, i mariti violenti. Sempre che la remissività non finisca per azzerare l’aggressivita’. 

Sul tema, comunque, attendo ancora le variegate reazioni e prese di posizione delle femministe. E intanto rabbrividisco in questa estate caldissima, gioendo egoisticamente almeno un po’, per il refrigerio.

Giona

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