Caramente, caldamente

 In Costume & Società

 

Ci siamo capitati in mezzo, sudati, intolleranti in cerca di ombra. Con l’eterna incognita sul condizionatore a stecca che potrebbe determinare mal di gola, fastidiosi mal di schiena e torcicolli, persino congiuntiviti. E poi ci sono le previsioni del tempo, perennemente impostate sull’ iPhone, sul quale consultare il vaticinio per la serata e per domani. Direttamente affogati in questo lago di sudore dall’eclissi più lunga. Dalla luna rossa, come fosse stato un sinistro presagio, stramazzanti  in questa cappa di caldo umido, alla ricerca di un refolo, una bava d’aria da e per godere. Con la vagheggiata convinzione di avere ancora un po’ di tempo, minuti, mezze ore, ore, forse, ….. prima di esalare l’ultimo respiro. Piombati nell’auto con i finestrini serrati e l’impianto dell’aria condizionata a manetta che ronza e raffredda.

E le previsioni, quelle stesse che qualche settimana fa ci facevano sospirare alla ricerca della prima estate che scacciasse nuvolaglie e pioggerelline leggere, temporali, tuoni e tempeste di fulmini, ci fanno sussultare perché per domani, giovedì, il termometro salirà ancora. Sino a toccare le punta massima di caldo e umidita’.

E perciò: bere molto e idratarsi, uscite e sortite limitate alle ore serali, specie per anziani e bambini. Le solite regole che i giornali quotidiani copiaincollano in queste calde occasioni. Per gli anziani aperte le oasi “anticaldo”. Docce e poi docce e ancora docce, indomitamente docce negli stabilimenti balneari. E processioni verso il santuario della Guardia alla ricerca di un miracolo e del refrigerio. Custodi sociali in campo per l’emergenza e guardia medica allertata. Con Ernesto Palummeri, geriatra e coordinatore del centro di riferimento ligure per le ondate di calore, che in questi giorni, ogni anno, gode dei suoi cinque minuti di notorietà. Segregati in casa con il condizionatore al massimo, scacciando l’insano pensiero che la prossima bolletta della luce sarà un bagno di sangue. Comunque, meglio quello, almeno al momento, del bagno di sudore. Scrutando il cielo azzurro  e sereno alla ricerca di qualche nuvoletta peregrina che possa suggerirci, acquietandoci, qualche goccia di pioggia in arrivo. A rinfrescarci. Mentre colano nel collo e dalle tempie rivoli di sudore. Tutti “tacchigni”, come si dice a Genova, curiosa variazione della parola “taccagni”, che ci compete per tradizione, insieme agli scozzesi. In un crescendo di sudore e abiti che ti si incollano addosso. Con lo spettacolo di folle accaldate che giocano e corrono, in maniera infantile, fra gli spruzzi di De Ferrari. A cercare qualche raro, e illusorio, momento di refrigerio.

E poi c’è il capitolo a parte dei mezzi pubblici. Buoni per chi vuole fare una sauna, vestito, in compagnia di un popolo ammassato, sofferente e sudato che sin dall’istante dell’ingresso sull’autobus e’ tutto concentrato sul conto alla rovescia, fermata dopo fermata, pregustando il momento sognato e vagheggiato della discesa. Rapporto costi benefici ottimo. Un solo euro e mezzo per una sauna dal tempo variabile. A seconda del tragitto. Massimo un’ora e quaranta. Il prezzo di una corsa di sudore. Con lo sguardo verso l’alto per capire se si sia stati talmente fortunati da imbroccare il mezzo pubblico in cui l’impianto d’aria condizionata funzioni. E l’occhio ai finestrini, sempre rivolto in alto. Spiragli dai quali poter comprendere quale sarà il nostro immediato futuro. Magari chiusi, rallegrandosi fra se e se per aver avuto l’avventura di essere stato baciato in fronte dalla sorte. La botta che sembra valere più di un terno all’otto. Oppure, al contrario, aperti, su un popolo madido, dolente e tormentato, angosciato e afflitto per quell’ondata di calore che penetra all’interno, sosta dopo sosta, fermata dopo fermata. Lunedì’ per esempio sulla linea 15 un bambino francese, salito in piazza Sturla, ne e’ sceso dopo solo quattro fermate. Collassato. Sul marciapiede di Albaro raccontano che si sia accovacciato e poi si sia messo in ginocchio, come Cristoforo Colombo quando ha posato il piede sulla terra delle Americhe e l’ha baciata.

E il resoconto dell’Amt sul funzionamento dell’impianto dell’aria condizionata, non negli uffici ma sugli autobus, sembra un vero e proprio bollettino di guerra, che, pare, sarà discusso dalla dirigenza, dai sindacati e dall’onnipresente vicesindaco e assessore Balleari in vista del giovedi’ dell’emergenza e dell’allerta. Degno di un allarme che va ben oltre agli autobus che si fermano, in panne, o che prendono fuoco.

Un bollettino di guerra in cui il parco mezzi risulta, una volta di più, fatiscente. Con cifre che, in soldoni, e a spanne, renderebbe di pubblico dominio un quadro desolante in cui l’aria condizionata funziona su meno della metà degli autobus. Circa 300 sui 700 bus a disposizione. Con macchine che risulterebbero veri e propri trabiccoli vintage, buoni, forse per un museo del trasporto pubblico, più che per accompagnare e riaccompagnare a casa i poveri utenti. Sulle 45 xx, tra modello vecchio e più recente, saranno più di 90 vetture, di impianti dell’aria condizionata non ne funziona alcuno. Sul modello 46xx prima serie non va su nessuna vettura. Sulle 43xx, quelle acquistate nel 1989 per i mondiali di calcio di Italia ‘90, una trentina di mezzi, non è predisposto. Stessa storia per il modello 86xx una sessantina, con qualche rara eccezione. Sulle 91, ovvero i Breda da 18 metri, i mezzi dei percorsi lunghi, l’aria condizionata non va o va a sprazzi, anche sulle 92xx, sempre 18 metri (ormai pochi). Sulle 93xx, ancora 18 metri, su un totale di 54 bus, l’aria condizionata funziona solo per la metà’ delle vetture. Funziona, al contrario, sulle 22 unita’ del 94xx, sulle 84xx, sulle 70xx e sulle 51xx. Sui modelli 52xx e 53xx almeno la metà degli impianti non è operativo. Non funziona su nessuna delle vetture elettriche, le E1xx. Sulle 87xx, 50 vetture, ne funziona la metà. Sulle 45 unita’ delle 88xx funziona su una quindicina di mezzi.

Ne parlavo qualche giorno fa con il mio amico Barnaba Cecchini, autista indomito, in previsione dell’andata di calore che oltre a creare  l’insofferenza degli utenti, paganti e non paganti – il 30 per cento, da una recente inchiesta viaggerebbe senza aver pagato il biglietto – potrebbe causare nel personale, sottoposto alla guida ad altissime temperature, almeno qualche alterazione dei riflessi. Barnaba mi ha incontrato ancora sofferente e madido di sudore dopo un infernale viaggio in autobus. Per scusarsi, visto che il personale tiene al suo lavoro e all’immagine dell’azienda, mi ha offerto una granita. Refrigerante e alla menta. E poi dicono che l’uso dei mezzi privati andrebbe disincentivato. 

Buona ondata di calore a tutti.

Giona

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