La verita’, la menzogna, assenze e presenze. Quando il carnefice diventa martire

 In Costume & Società

 

La dialettica politica è sempre riuscita a stupirmi.

Accadeva parecchio tempo fa, quando, in epoca di Prima Repubblica, assistevo,  con molti anni in meno, agli scontri/confronti dalla tribuna stampa del consiglio comunale. Succede a maggior ragione oggi, in un’epoca in cui, in tema di propaganda politica e di contraddittorio, i social la fanno da padroni. E la politica viaggia veloce. Fluida, liquida, populista, diretta. Il più delle volte facilitata e del tutto aliena da interpretazioni. 

Ricordo lucidamente, per esempio, quando l’allora consigliere comunale Gregorio Catrambone, ex assessore di lungo corso del Psi, componente Fossa, retrocesso e relegato fra i banchi del consiglio comunale, consiglio’ all’allora sindaco Claudio Burlando di farsi crescere la barba. Avvertimento che sapeva tanto di premonizione, visto che qualche tempo dopo Burlando rimase invischiato nella Tangentopoli genovese e venne arrestato. E la frase di Catrambone, lasciata a metà, assunse per davvero il sapore minaccioso di chi aveva previsto per intero il suo futuro. Ma ricordo, altresì, perfino momenti alti di discussioni giocate in punta di fioretto.

E con gli ultimi casi, uno fra tutti quello del rimpasto annunciato, in cui, per il momento, l’unica a lasciarci le penne è stata l’ex assessore Elisa Serafini, a cui aggiungo la vicenda border line dell’esposto al comunicatore e influencer Francesco Gastaldi imputato/vittima di un caso di cui si sta occupando la magistratura per la sua attività sui social e ridotto al silenzio sui temi politici genovesi e nazionali, il quadro  sembrerebbe essersi deteriorato e non di poco.

Serafini e Gastaldi, forzatamente, oppure no, hanno fatto registrare un momento di pausa. Più lungo quello del Gastaldi, che per professione svolge il ruolo di professore a contratto alla facoltà di urbanistica della università Iuav di Venezia, meno quello dell’ex assessore che deve la sua precedente notorietà al blog della “Ludo” la ragazza genovese.

Recentemente sia Gastaldi che l’ex “Ludo” hanno cominciato a postare di nuovo sui rispettivi profili. Gastaldi ha lasciato da parte la politica per limitarsi a parlare della sua attività universitaria. 

La Serafini ha raccontato, ripresa da “Genova 3000” la sua camminata con un amico non vedente che aveva conosciuto nei suoi trascorsi preassesorili. Per politici professionisti, e non, evidentemente abdicare al ruolo di comunicatori appare una limitazione troppo forte. Posto quindi sono, è l’imperativo del momento, mediando il più famoso “Cogito ergo sum” con il quale Cartesio rivendicava l’esigenza umana di esistere. La formula con cui Cartesio esprime la certezza indubitabile che l’uomo ha di se stesso in quanto soggetto pensante. 

Certo che razzolando sui social, magari, talvolta, questa certezza viene meno.

A dare corpo e suffragare questo mio pensiero mi soccorre l’ultima polemica “border line” scoppiata in consiglio comunale, con il capogruppo di Fratelli d’Italia Alberto Campanella che gigioneggia con il nome dell’ex presidente della Camera, attualmente parlamentare di Liberi e Uguali, Laura Boldrini e, dritto per dritto, pochi giorni fa, la gratifica rispondendo a un commento ad un post di un’amica social con l’epiteto di “Boldracca”. E verga “La Boldracca è pietosa”. Poi pare si penta e tardivamente chiede scusa.

Confessiamocelo, la Boldrini può essere antipatica, oppure no. A contribuire a farla mettere nel mirino della destra è quel suo definire “risorse” gli immigrati, in coerenza con il suo passato da funzionaria e portavoce della Rappresentanza per il Sud Europa dell’Alto Commissariato per i Rifugiati dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (UNHCR) a Roma, per la quale ha coordinato anche le attività di informazione in Sud Europa, svolgendo svariate mansioni: responsabile dell’ufficio stampa italiano e capo redattore della rivista trimestrale Rifugiati. Poi c’è il suo impegno femminista e la sua vicinanza ai gruppi lgbt che, in svariate occasioni, le ha fruttato gli strali di gruppi politici oscurantisti. Commenti il più delle volte offensivi verso i quali la Boldrini si è sempre rivolta alla magistratura querelando i malcapitati.

E anche in questo caso la deputata di Liberi e Uguali ha mostrato i denti a Campanella, querelandolo.

Naturalmente si è levato alto il fuoco di fila della contraerea, con il capo dell’opposizione Gianni Crivello che ha chiesto pubblicamente al sindaco Marco Bucci di dissociarsi e la capogruppo del Pd Cristina Lodi, salita sulle barricate, social e non, che ha esternato solidarietà alla Boldrini, condendo il tutto con dichiarazioni al vetriolo verso il machista Campanella. Ne e’ nato il solito guazzabuglio, con commenti dall’una e dall’altra parte. Taluni addirittura offensivi nei confronti di Campanella e della di lui signora. Commenti che, per ovvie ragioni, mi premuro di non riportare. Rimane il legittimo dubbio sul fatto che un avvocato di professione come il Campanella sia riuscito ad infilarsi fra le forche caudine di una polemica che finirà in tribunale. Ma la politica attuale è nata per stupirci. Una volta di più, quando il lupo si fa agnello e, da carnefice, passa a vestire il ruolo di martire ululando, pardon belando, al complotto. Infatti del Campanella viene pubblicata da Genova 3000 una missiva in cui l’avvocato racconta che, avendo rafforzato la sua presenza elettorale in quel di Santa Margherita ligure a suo parere sia diventato oggetto appunto di un complotto verso la sua onorabilità. Eppero’ si sa la politica e’ anche l’arte del riposizionamento, del colpo di reni, e di coda, del carpiato e della capovolta. Della perorazione impossibile. Terminerei qui lasciando nelle mani di avvocati e magistrati il probabile dibattimento e l’ardua sentenza. 

Omaggiando i lettori di una leggenda, ovviamente tutta da interpretare, postata oltre un mese fa da Caterina Rossi: “La leggenda vuole che un giorno la verità e la menzogna si siano incrociate”.

-Buongiorno. Disse la menzogna.

-Buongiorno. Rispose la verità.

-Bella giornata. Disse la menzogna.

Quindi la verità si sporse per vedere se era vero. Lo era.

-Bella giornata. Disse allora la verità.

-Il lago è ancora più bello. Rispose la menzogna.

La verità guardò verso il lago e vide che la menzogna diceva il vero e annuì. La menzogna disse: 

-L’acqua è ancora più bella. Nuotiamo.

La verità sfiorò l’acqua con le dita ed era davvero bella e si fidò della menzogna. Entrambe si spogliarono e nuotarono tranquille.

Qualche tempo dopo la menzogna uscì, si vestì con gli abiti della verità e se ne andò. La verità, incapace di vestire i panni della menzogna, cominciò a camminare senza vestiti e tutti erano inorriditi nel vederla così.

Questo è il modo in cui ancora oggi le persone preferiscono accettare la menzogna camuffata come verità e non la nuda verità. ”

*Dipinto di Jean-Léon Gerôme 

“La verità che esce dal pozzo”.

P.s. Ovviamente lascio ai lettori individuare lupi e agnelli, belve e prede, carnefici e martiri, portatori di verita’ o di menzogne.

Paolo De Totero

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