“C’è un’alternativa alla barbarie. C’è un’alternativa all’alzare i muri. C’è un’alternativa all’odio”. Mimmo Lucano, Sindaco di Riace

 In Diritti

La paura della povertà è tornata e ha tanti nomi. Si chiamano emarginazione, solitudine, precarietà, immigrati.
La crisi economica, i contratti flessibili, la debolezza e il fallimento dello stato di welfare hanno generato un senso d’insicurezza facile da cavalcare per uomini politici sempre più social e sempre meno attenti al bene comune.

Un cammino in sottrazione: quello di un’etica politica debole, che sostituisce il rigore morale col marketing, e quello di un senso civico fragile, che ci ha portato a socializzare il rancore e la paura, a giustificare i sindaci sceriffi e le più “bizzarre” ordinanze comunali emesse in nome della lotta al degrado.
È in questo disegno di disordine che spesso inseriamo la nostra idea dello straniero, percepito come frammento di anormalità, simbolo del diverso, trattato come fosse una questione di ordine pubblico.

“Oggi si compie l’epilogo di una tragedia umana. Una tragedia in cui gli esseri umani si sono ridotti unicamente a dare prevalenza agli aspetti del materialismo, a una serie, diceva Freud, di comportamenti coatti in cui si smarrisce l’umanità.
Guarda mi vengono i brividi di pensare queste cose, che un decreto, che una disposizione governativa obbliga e condanna a morte, condanna a morte gli esseri umani che tentano come unica soluzione ai loro problemi di vita quella di fare questi viaggi per immaginare un futuro possibile”.

A parlare è Domenico “Mimmo” Lucano, Sindaco di Riace, un comune di 1.500 anime nel cuore della Calabria, che ha fatto dell’accoglienza un modo per investire sul futuro, che ha insegnato al mondo a guardare le differenze con curiosità costruttiva e non con l’occhio della discriminazione: “Quello che è avvenuto a Riace, semplicemente io lo definisco come una dimensione di normalità. 
Io ho sempre cercato di capire come immaginare anche un governo locale che in qualche modo facesse qualcosa di nuovo, non le solite politiche rivendicative. Alla fine è stato veramente straordinario capire come ci possa essere un’idea di convivenza, della multiculturalità, della multietnicità, quando c’è la percezione che connettere queste due istanze del riscatto sociale e umano, alla fine aiuta moltissimo.
Non la guerra aiuta. Non l’odio aiuta. Ma il resto aiuta”.

Riace era un paese spopolato, dissanguato dall’emigrazione, che si è fatto società di approdo e ha trovato il suo riscatto nei rifugiati: “Questo è uno SPRAR – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati – che non è un tipico SPRAR di 15 posti, di 20 posti. Questo è uno SPRAR che coinvolge un’intera comunità, che non è più uguale a prima. Qua c’è l’asilo nido multietnico, c’è l’ambulatorio medico che serve per i rifugiati  ma serve anche per la gente del luogo. Abbiamo recuperato la scuola, la scuola dell’obbligo.
Allora la comunità ha avuto un sussulto di vita”,
continua Lucano che poi ci mostra i laboratori sparsi per il paese, ricavati nelle cantine abbandonate da chi se n’è andato a cercar fortuna all’estero.

Il progetto di questo sindaco di frontiera vive nelle strade, nelle botteghe, dove rifugiati e riacesi lavorano insieme: “Abbiamo fatto coesistere questo scambio”, precisa ancora Lucano che aggiunge: “Unicamente con 35 euro al giorno riusciamo a fare una borsa lavoro per le persone che arrivano con le loro famiglie, collegata a una persona del luogo, la cui unica possibilità era quella di emigrare perché disoccupata. Con questi 35 euro noi riusciamo a fare tutto. Abbiamo creato i presupposti peruna rigenerazione sociale partendo dalla presenza delle persone. Se poi queste persone sono nere o sono brune, che significa questo?”, si domanda perplesso.
Poi continua con una punta di ironia: “35 euro sono uguali a Torino, a Milano, a Roma, a Lampedusa e a Riace. Non capisco quelli che dicono di dover attingere ad altre risorse. Fino adesso, qua, è stato possibile così”.

La solidarietà non è qualcosa che ti conviene.
Non è assistenzialismo.
La solidarietà la condividi con gli altri, per trovare un legame e non essere soli. Altrimenti è solo una parola vuota che sa di retorica e di ipocrisia.
“Ma di che cosa parliamo quando non c’è nemmeno una crisi della coscienza, quando muoiono delle persone innocenti nel mare e noi facciamo dei proclami?”, si arrabbia Lucano che subito dopo ci rinfresca la memoria storica: Ce l’abbiamo la consapevolezza che quello che avviene al di là del mare è stato causato da  noi occidentali che abbiamo venduto le armi, che abbiamo fatto affari per le guerre, che abbiamo imposto regole economiche, che abbiamo fatto il bello e il cattivo tempo obbligando migliaia di esseri umani ad avere come ultima alternativa quella di intraprendere questi viaggi che spesso sono viaggi della disperazione?”.

È un fiume piena quest’uomo visionario che in tre legislature ha cambiato i connotati dell’accoglienza.
Un fiume in piena che fa paura: C’era qualcuno che aveva pensato di raccontare questa storia con una fiction, la RAI, e mi diceva questo produttore che almeno 7-8 milioni  di persone, di telespettatori avrebbero visto che… avrebbero avuto un’idea differente”.

La fiction non è mai andata in onda e il “modello Riace”, dopo quasi tre anni di blocco dei finanziamenti, è a rischio bocciatura da parte del Ministero dell’Interno che non accetta i metodi di pagamento di bonus e borse lavoro con una moneta alternativa, stampata dal Comune, che si può spendere dai commercianti convenzionati in attesa di riconvertirla, dopo che le lungaggini burocratiche avranno distribuito i soldi veri.
“Questa è una storia di scontro, di opposizione, per delle regole burocratiche”, conferma Lucano che non riesce più a immaginare il futuro:Ovviamente il futuro… io non lo so, questa è una domanda che mi fanno tutti. Non lo so. Mi viene da rispondere che c’era una canzone di Fabrizio de Andrè e diceva che le nuvole vanno e vengono, come la vita. Oggi, un giorno c’è il sole, un giorno ci sono le ombre. La vita è così”.

Simona Tarzia

 

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