Viva l’Inghilterra, ovvero eravamo 4 amici al bar

 In Costume & Società

L’esordio del prof. Francesco Gastaldi, docente di urbanistica all’Università Iuav di Venezia, facoltà architettura, influencer e politologo titillatore per diletto, in un post sul suo profilo e’ questo “Cose importanti e nevralgiche per la città …”. Con implorazione a seguire “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”. Con articolo del Secolo XIX, vergato dalla valorosa Annamaria Coluccia, che compare poco sotto a suffragare l’opinione del polemista Gastaldi. L’articolo in questione riguarda in questo caso il nostro fantasioso sindaco Marco Bucci e il suo nuovo vezzo di cercare indomitamente di inimicarsi i potenti del mondo. Persino le teste coronate. Sino a qualche mese fa si era limitato a prendere metaforicamente a calci nel sedere parte del personale del Comune da lui presieduto, come se si trattasse di una qualunque bottega bersaniana. Organico reo, a suo dire, di mostrare, una curiosa propensione per lo “schienadrittismo” patologia molto comune fra l’italico popolo, virus favorito da un certo lassismo dirigenziale accompagnato da una propensione sindacale alla difesa ad oltranza dei diritti dei lavoratori, anche di quelli propensi a leggere e rileggere i quotidiani o a chattare durante l’orario di lavoro. Tanto che il collega Franco Manzitti, gran nocchiero del commento politico nostrano, aveva definito il Bucci della prima ora con sottile metafora “U scindecu cu cria”. Tradotto per i non genovesi che non seguono abitualmente la rubrica sul dialetto dell’esimio prof. Franco Bampi, presidente di “A Compagna”, “il sindaco che grida”. Tanto per alludere alle sbrasate a cui Bucci aveva sottoposto l’intero personale appena messo piede a palazzo Tursi.

Ma, tornando a bomba, la valorosa collega Annamaria Coluccia spiegava nel suo articolo, che il Bucci in questo caso avrebbe deciso di mettere alla gogna nientepopodimeno che i reali di Inghilterra. E qui la tesi si fa ardita. Sosterrebbe, il Bucci, di voler chiedere all’Inghilterra il pagamento di alcuni secoli di arretrati per l’utilizzo della bandiera simbolo di Genova, con la croce di San Giorgio in campo bianco. E naturalmente, vista la stranezza della rivendicazione, le telefonate di colleghi giornalisti, hanno intasato le linee di palazzo Tursi. Persino l’autorevole “Times” a caccia di notizie dall’estero, che potessero interessare più di quella dei 12 bambini prigionieri da giorni nella grotta in Tailandia, o quella dei bombardamenti in Siria, ha deciso di lanciarsi sul caso. E il sindaco che grida, naturalmente non si è smentito. Solo che ha ammesso la sua incompetenza in materia, annunciando la necessità di saperne di più’. 

Pare abbia detto “Stiamo cercando i documenti che attestino gli ultimi pagamenti da parte dll’Inghilterra e l’evidenza storica dei fatti. Se li trovassimo chiederemmo di sederci a un tavolo di negoziazione. Pensate che operazione di  marketing sarebbe….E se William e Kate venissero qui per discuterne immaginate quanta gente verrebbe a Genova per vederli”. Insomma, ricorda un po’ la vicenda dei Modigliani falsi esposti per tanto tempo a Palazzo Ducale, prima di accertarne l’autenticita’. Ma si trattava, comunque di una giunta fa e dell’amministrazione precedente che aveva tutto un altro colore. Eppero’ c’è almeno una cosa su cui mi sento in grado di concordare con Il Bucci. Quel “pensate che operazione di marketing sarebbe”. Anzi, mi sentirei anche di dire che l’operazione di marketing per la “GenovaMeravigliosa”nel caso specifico è già iniziata. Non dimentichiamo che dietro alla sua curiosa richiesta si sono interessati della città dove piove ogni tanto ma che ha migliaia di ombrellini sospesi sulla testa, le principali testate nazionali e non. C’è un unico grosso neo in tutta l’operazione ed è il fatto di aver parlato prima di avere in mano tutta la documentazione necessaria. Se non la si trovasse sarebbe come ricevere il boomerang della notizia, falsa, in pieno volto. Come una fake news di bassa lega. Con immaginabili dolorosi effetti per la credibilità del Bucci e della sua amministrazione. Vabbe’ cose che capitano, del resto il Bucci, leghista dell’ultima ora ha, per cosi’ dire, un ottimo maestro nel capitano e ministro dell’interno e segretario della Lega Matteo Salvini, uso a cavalcare ogni genere di notizia, dalla camicia bianca stirata di fresco dalla gentile e politicamente impalpabile compagna, al blocco dei porti, dalla reprimenda alle Ong ai vaccini. Comunicare è un diritto, anzi quasi un dovere. E dunque perché strabiliarsi di fronte a tanto pressappochismo. 

Anche se poi il protagonista è il sindaco della città’ e non sono i soliti quattro amici al bar. Perche’ i quattro amici al bar sostengono pure che si tratti di una sorta di reazione inconsulta da parte “du scindecu cu cria”, una ritorsione del sindaco che grida, insomma, offeso per non essere stato ricevuto, lui e l’assessore Serafini, con tutti gli onori del caso a Buckingam Palace dall’intera famiglia reale. Con battuta finale sulla cifra eventualmente da concordare “Meno male che quelli sono inglesi e non scozzesi”.
Ma quelle sono chiacchiere da bar. Caeti da bitega. Direbbe il nostro Bucci, che il genovese, almeno quello, ancora lo conosce. 

Giona

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