La staffetta per i due Mattei

 In Costume & Società

 

All’inizio, alla vigilia della partita con l’Olanda, amichevole del nuovo corso azzurro, quello di tecnico e calciatori chiamati a ricostruire  sul disastro del Meazza con Italia esclusa dai mondiali a favore della Svezia, fu Mario Balotelli. “Fare il capitano dell’Italia per me non cambierebbe più di tanto, io sono in questa nazionale per fare gol ed si può benissimo essere un esempio senza fascia. Ma per gli altri potrebbe essere un bel segnale, soprattutto per gli immigrati africani che vivono in Italia”. Divisivo il calciatore del Nizza, dopo alti e bassi all’Inter, al Manchester City al Milan e al Liverpool, di nuovo al Milan e infine per l’ultima scommessa sulla sua carriera al Nizza. Dove, proprio ieri, ha fatto infuriare il nuovo tecnico Patrick Vieira per non essersi presentato al primo giorno del ritiro insieme ai suoi compagni di squadra. Divisivo e troppo incline alle “balotellate” per risultare testimonial rappresentativo dopo la chiusura dei porti del ministro dell’interno Matteo Salvini. Anche se la sua storia, un’odissea a lieto fine, sarebbe stata emblematica visto che nasce il 12 agosto 1990 a Palermo, nel quartiere di Borgo Nuovo, da Thomas, domestico e operaio edile, e Rose Barwuah, immigrati ghanesi. Poco dopo la sua nascita, i genitori si trasferiscono a Bagnolo Mella in Provincia di Brescia in cerca di lavoro. Nei primi tre anni di vita Balotelli ha dei gravi problemi intestinali, per i quali è sottoposto a una serie di interventi chirurgici, e le sue condizioni migliorano verso la fine del 1992. I problemi di salute di Mario e le difficoltà economiche spingono i Barwuah a chiedere l’aiuto dei servizi sociali, che raccomandano l’affido familiare. Balotelli accuserà poi i genitori naturali di essersi disinteressati di lui, acconsentendo che un’altra famiglia lo crescesse salvo poi reclamarne il ritorno a casa solo in seguito alla sua notorietà.

Nel 1993 è affidato dal tribunale per i minorenni alla famiglia Balotelli, in provincia di Brescia. Inizialmente sta con i Balotelli durante la settimana e torna dai Barwuah nei fine settimana, ma in seguito viene stabilito il trasferimento definitivo a casa dei Balotelli, dove cresce insieme ai tre figli della coppia (due maschi e una femmina). I due fratelli maggiori, Giovanni e Corrado, aiutano i genitori a prendersi cura di lui, e lo seguono nella sua attività di calciatore diventando i suoi procuratori. La sorella, Cristina Balotelli, è giornalista per Il Sole 24 ORE e inviata di guerra di Radio24.

In base alla legge n. 91 del 5 febbraio 1992, Balotelli ha dovuto attendere il compimento del 18º anno di età per poter ottenere la cittadinanza italiana, poiché il suo affido non era stato convertito in adozione. Il 13 agosto 2008, in una cerimonia ufficiale, il sindaco di Concesio gli ha consegnato la carta d’identità italiana. In quell’occasione Balotelli dichiarò: “ Sono italiano, mi sento italiano, giocherò sempre con la nazionale italiana”.

A 8 anni s’iscrive agli scout, praticando anche karate, atletica, nuoto, judo e pallacanestro. Solo successivamente sceglie la strada calcistica.

Nel luglio 2010 si è diplomato in ragioneria con il voto di 60/100. Mario ha anche tre fratelli naturali: Enoch, calciatore dilettante, Abigail e Angel Barwuah. Nel luglio 2012 la modella e showgirl Raffaella Fico ha rivelato di aspettare una figlia da Balotelli, nata poi il 5 dicembre 2012, e che è stata chiamata Pia. Balotelli ha riconosciuto la figlia il 5 febbraio 2014. Nel settembre 2017 è nato il suo secondo figlio, Lion, avuto da un’altra relazione. 

Va da sé che nonostante il successo come calciatore un personaggio simile non potesse essere il testimonial ideale per una campagna contro il ministro Salvini che giura sul Vangelo, sventola il rosario, difende gli italiani, fustiga Ong, migranti e profughi. Difende le tradizioni, il sacro Po, il presepe, il crocifisso e le eccellenze italiane in cucina. Troppo facile attaccare SuperMario sui suoi colpi di testa, sulle auto sfasciate, sulle intemperanze, in campo e fuori, sulla sua ritrosia alle regole, fuori e dentro il campo. Sin troppo facile demolire un rappresentante di quei giovani idolatrati, viziati e strapagati che tirano calci a un pallone. Per giunta con il suo passato fuori dagli schemi e le promesse mai mantenute di rinsavire. Troppo facile metterlo a confronto con i suoi coetanei che emigrano per trovare un lavoro o sono costretti a vivere con papà e mamma e a barcamenarsi con occupazioni saltuarie. E così e’ stato. Sui social e non solo. E così, appena un mese fa , il ministro degli interni, tifoso del Milan, si è liberato del caso con poche e sentite parole “Spero che l’allenatore sceglierà il capitano non per motivi sociologici, filosofici e antropologici, ma perché è un ragazzo che fa spogliatoio, umile e che gioca bene. Magari Balotelli mi stupirà, ma negli anni passati non mi è sembrata una persona umile in grado di mettere d’accordo tutti”. C.V.D. Partita terminata e risultato al sicuro da parte del ministro dell’Interno.

 

Solo che il destino, come si dice, è spesso beffardo. Da ieri è diventato virale un post sui social con la fotografia delle quattro sprinter di colore che hanno rappresentato l’Italia nella staffetta quattro per quattrocento ai giochi del Mediterraneo. Non solo hanno partecipato insieme, ma a Tarragona, si sono aggiudicate la competizione salendo sul gradino più alti del podio. E, beffa nella beffa, lo hanno fatto proprio il giorno in cui il ministro dell’Interno, con immacolata camicia bianca, si presume stirata di fresco dalla compagna Elisa Isoardi, è salito sul palco a Pontida arringando i suoi accoliti in maglietta con scritte inequivocabili. Da “La pacchia è strafinita” a “Chiudiamoiporti”. Slogan  quanto mai in tema visto che lo stesso Salvini sul palco ha fatto notare che “Siamo ormai al terzo barcone che non arriva in Italia”, proseguendo nel suo refrain con obiettivo sulle europee prossime venture “Le europee del prossimo anno saranno un referendum fra l’Europa delle élite, delle banche, della finanza, dell’immigrazione e del precariato e l’Europa dei popoli e del lavoro”, oppure rivendicando a se il braccio di ferro “Se i porti si chiudono o si aprono lo decide il ministro dell’interno”. Con le giuste ovazioni del caso e la presenza sul palco del governatore Ligure e pontiere fra Lega e Forza Italia Giovanni Toti.

Insomma, fra tanto entusiasmo ed esaltazione, in cui si sono immersi anche i circa quattrocento simpatizzanti genovesi della Lega che, sotto l’occhio vigile dell’assessore alla legalita’ Stefano Garassino, hanno raggiunto il luogo del giuramento a bordo di sei torpedoni, c’è questa tegola delle quattro ragazze dalla pelle d’ebano, che pur rappresentando l’Italia, si sono permesse di rovinare la festa. Immagine iconica ed emblematica di un paese che guarda al futuro. Immagine non facile da demolire, perché in questo caso non si tratta di giovani viziati ed osannati con cachet e guadagni milionari. Il più delle volte mercenari con scarso spirito di appartenenza alla maglia. Megalomani e capricciosi quanto la fortuna e tatuati come esponenti della yakuza. 

Queste quattro staffettiste, al contrario, sono le classiche ragazze della porta accanto e, come se non bastasse praticano una disciplina, l’atletica leggera, per molto tempo considerato come uno sport minore, a livello amatoriale e senza dubbio molto, molto, molto meno redditizio anche ad alti livelli, rispetto al mondo del professionismo del calcio. La loro storia e’ quella he per molti versi racconta l’esistenza delle seconde generazioni radicate nel nostro paese.

Valigia Blu ha pubblicato la loro storia e i loro risultati sportivi “Maria, Ayomide, Raphaela, Libania. Ecco chi sono le italiane che hanno vinto la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo di Tarragona, allungando il medagliere italiano a quota 156 (56 ori, 55 argenti, 45 bronzi).

Maria Benedicta Chigbolu, 29 anni, è la seconda di sei figli di una insegnante di religione, Paola, e di un consulente internazionale nigeriano, Augustine. Ha vinto il bronzo europeo della 4×400 nel 2016, poi ha realizzato il primato italiano con la staffetta azzurra ai Giochi di Rio. Laureata in scienze dell’educazione e della formazione

Ayomide Folorunso, 22 anni. La sua famiglia è originaria del Sud-Ovest della Nigeria. “Ayo” dal 2004 si è stabilita con i genitori – la mamma Mariam e il papà Emmanuel, geologo minerario – a Fidenza: qui è stata notata nelle competizioni scolastiche dal tecnico Chittolini e affidata a Maurizio Pratizzoli. Semifinalista ai Giochi di Rio, dove ha realizzato il primato italiano con la staffetta 4×400 azzurra, nel 2017 ha conquistato il titolo europeo under 23 e anche l’oro alle Universiadi. Studentessa di medicina e aspirante pediatra.

Raphaela Lukudo ha 24 anni e la sua famiglia è originaria del Sudan, ma si era stabilita da tempo in Italia: prima nel Casertano e poi a Modena. Dal giugno 2015 si allena con Marta Oliva alla Cecchignola, nel centro sportivo dell’Esercito. Nella stagione indoor 2018 ha conquistato il suo primo titolo assoluto sui 400 metri per scendere a 53.08, ottava italiana alltime. Studia scienze motorie.

Libania Grenot, a Cuba era considerata un talento. Il papà Francisco è sindacalista, la mamma Olga giornalista. L’ultima apparizione con la maglia rossoblù e la stella è stata quella dei Mondiali di Helsinki 2005. La cittadinanza è arrivata ad aprile 2008 aprendole la strada per il primo miglioramento del record italiano dei 400, da lei portato nel 2009 a 50.30. Nel 2014 la consacrazione internazionale con la vittoria agli Europei di Zurigo, mentre il 27 maggio 2016 è diventata primatista italiana dei 200 metri (22.56) a Tampa, negli Stati Uniti. Ha confermato il titolo continentale nel 2016 ad Amsterdam, dove ha conquistato anche il bronzo con la 4×400 azzurra, poi la sua prima finale olimpica individuale a Rio, seguita dal record italiano in staffetta”. 

Comunque e’ probabile che dopo questo strumentale momento di notorietà tra qualche giorno anche loro, come spesso accade ed e’ accaduto in passato in questo paese persino per medaglie olimpiche, rientreranno nell’alone dell’anonimato. E, paradosso dei paradossi, alla fine qualche ringraziamento sentito per questo momento di improvvisa notorietà,  dovrebbero rivolgerlo proprio al “capitano” Salvini. Che comunque, con l’ astuta mossa dello sciacallo ha subito cercato di rilanciarsi per calcare ancora un po’ il palco e chiede di incontrarle “Bravissime, mi piacerebbe incontrarle e abbracciarle.

Come tutti hanno capito (tranne qualche “benpensante” e rosicone di sinistra), il problema è la presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che non scappano da nessuna guerra e la guerra ce la portano in casa, non certo ragazze e ragazzi che, a prescindere dal colore della pelle, contribuiscono a far crescere il nostro Paese. Applausi ragazze!!!”. 

Invito, comunque prontamente declinato almeno nell’immediato  con l’astuta scusa dei motivi di tempi preparazione agli incombenti campionati europei. Ma Salvini non è il tipo che si smonta facilmente e confida di avere in animo di invitarle il prossimo anno a Pontida. Più facile che per quella data le quattro ragazze siano già finite nel dimenticatoio, pur avendo offerto nell’occasione riprova che oltre alla velocità possiedono le doti dell’equilibrio e della scaltrezza necessarie per solcare i flutti del successo e della notorietà. Spiega Raphaela Lukudo, senza entrare in polemica, ma dando chiara l’impressione di appartenenza “Ora il mio paese somiglia di più alle altre nazioni, guarda avanti”.

 Eppero’ nonostante promesse e doti, in agguato, come dicevo, potrebbe esserci un rapido subentrare dell’anonimato. Semplici motivi di iella. Anche Matteo Renzi non ha perso tempo e ha subito sfruttato l’occasione “Per una settimana non ho aperto né social né quotidiani. Vi racconto perché oggi nella #ENews. La notizia più bella di ieri, intanto, arriva dai Giochi del Mediterraneo, non da Pontida. Vince l’Italia che non ha paura: #PrimeLeItaliane. Buon Luglio, amici”. Ecco, a volte certe vicinanze possono rivelarsi a dir poco malauguranti. Dal referendum in avanti, del resto l’ex premier, ex segretario nazionale del Pd, attuale senatore ha incassato odio, rancori e scongiuri. Dal 4 dicembre dello scorso anno il Matteo di Scandicci ha incenerito tutto ciò che ha toccato. Percio’ speriamo che non abbia cattive influenze in vista degli europei di atletica che si terranno a Berlino dal 7 al 12 agosto. Per quell’occasione non ci rimane che incrociare le dita. E toccare non soltanto ferro.

Paolo De Totero

 

 

 

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