Requiem

 In Editoriale

Ci sono un archeologo, un avvocato e un intellettuale che partecipano ad un evento culturale sulle periferie urbane. Il tema attuale è diradare o escogitare un sistema di alienazione a terzi dei palazzoni di pubblica proprieta’ che permetta al Comune di sgravarsi dei costi di ripristino e manutenzione spalmandoli, al massimo, su quelli sociali che, al momento, vengono pagati per la maggior parte dagli abitanti.

L’archeologo e l’avvocato parlano fitto fitto. Un conciliabolo all’esterno della sala dove si sta tenendo l’evento. L’intellettuale, scettico e malfidente, li sorveglia a distanza, continuando a masticare il mezzo toscano e a ripetere, tra se e se, che lui di quella lobby li’ di tecnocrati non fa parte. Che ne faceva parte tanto tempo fa ma che ha sempre assunto nei loro riguardi uno spirito critico. Insomma se ne teneva ai margini e poi, finalmente, se ne era libertariamente autoemarginato.

Sino a che, in quel pomeriggio passato oziosamente a non fare niente di importante uno dei tre ha avuto un’idea luminosa. Di quelle che zacchete, quando meno te lo aspetti colpiscono come un fulmine di un temporale estivo. Con una luminosità abbacinante. Che non puoi fare a meno di introiettare e ti lascia stordito. Ecco, proprio così. Il resto è una parola prima sussurrata, poi ripetuta con enfasi e ritmata. Sempre più forte. Prima l’archeologo, poi anche l’avvocato. Infine l’intellettuale che, con riluttanza si unisce all’accoppiata visionaria dei due tecnocrati. E ripete anche lui che, durante il suo radioso passato amministrativo era stato anche assessore ai cimiteri: “Giusto, che idea, un Mausoleo. “E riprende il dialogo a tre voci” Caspiterina, un Mausoleo. Altro che diradare, deportiamo gli abitanti, come suggerisce Bucci li spalmiamo nelle case sfitte dei quartieri residenziali, Nervi, Sant’Ilario, Carignano”. “Castelletto no che ci abito io” fa l’archeologo. “E il Centro Storico nemmeno che ha già troppi problemi di integrazione e accoglienza”, fa l’intellettuale. E proseguendo con un conciliabolo ancora più fitto, di cui sono riuscito a cogliere solo il senso. Più o meno questo “Ecco un Mausoleo in collina, con gli appartamenti ristrutturati a spese di ASeF, tante cellette funerarie come in un’enorme piramide, dove mostrare i beni del defunto. Un enorme Mausoleo poststalinista in cui ospitare per l’eternita’ le spoglie dei personaggi eccellenti. I Vip genovesi. Anche tombe di famiglia, politici e imprenditori, che hanno fatto grande la nostra città’. Un Mausoleo per i posteri da fare invidia a Staglieno. Con frotte di turisti, e torpedoni, e navette. A far la spola tra Staglieno a Begato per la visita, prima al cimitero ottocentesco e poi al Mausoleo postmoderno della Diga. Investiamo sul caro estinto, che tanto Genova e’ una citta’ dove le morti superano le nascite, la popolazione invecchia a vista d’occhio e l’assessore Vinacci vuole lanciare la “Silver Economy”. E ripetevano forsennatamente battendo il cinque, come in preda ad una macumba o a un rito satanico “Ecco la proposta per il sindaco Bucci che tra qualche giorno arriverà in visita alla Diga. Proviamo a fargliela arrivare tramite l’amico e saggio della Serafini. Lei senza dubbio sarà d’accordo. Quel Mausoleo in collina circuitera’ frotte di turisti e necrofili amanti dei film horror, degli Zombie, dei morti viventi. Altro che i Rolli e Villa Croce. Questa si che è popcultura. Ci mettiamo anche la stanza per Albano e Romina, che una certa età ce l’hanno. E da lì, lo ha detto anche il frate, c’e’ un panorama meraviglioso, la vista dell’orizzonte è magnifica. E la Serafini, magari, progetterà un megascivolo che dal paese di Begato trasferisca i turisti/visitatori giù direttamente alle soglie del Mausoleo dei genovesi, o del Mausoleo della Superba, o del MausoleoMeraviglioso. Come chiamarlo lo decideremo con un concorso. E tutt’attorno i florivivaisti potranno esporre corone di fiori e l’amministrazione lanciare un’altra grande iniziativa: Necroflora. E per visitare la città dei morti, il camposanto/Mausoleo postmoderno, i turisti ci metteranno senza dubbio un po’ di più della rituale mezz’ora impiegata dalla commissione periferie per rendersi conto della situazione del camposanto/mausoleo nel mondo dei vivi. L’importante sarà che i dipendenti di Aster si impegnino pancia a terra, come per Euroflora, a sfalciare le erbacce. Fino quasi ad esalare l’ultimo respiro. Ma pace all’anima loro che dovranno lavorare ogni tanto. Nel periodo delle fioriture”. Il trio, come dei fanciulli esagitati, non si fermava più e gli occhi gli brillavano. Luminosi, roteanti.

Poi mi sono svegliato. Ragazzi, allegri era solo un sogno. Che, poi, magari, una risata li seppellirà. 

Paolo De Totero

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