Stecche e steccati

 In Costume & Società

Leggevo qualche giorno fa un interessante articolo pseudo scientifico di Peppe Cariddi intitolato: “Scienza: scoperti neuroni “anti-stecca” nel cervello dei musicisti” e diceva “Scoperti i neuroni ‘anti-stecca’ nel cervello dei musicisti professionisti: dopo anni di studio e allenamento (si stima almeno 10.000 ore) sono in grado di prevedere con precisione se il gesto musicale produrra’ il suono desiderato, consentendo alle aree motorie del cervello di correggere i movimenti prima di incappare nella nota sbagliata. La loro esistenza e’ stata dimostrata per la prima volta da un gruppo di ricercatori del Milan Center for Neuroscience dell’Universita’ di Milano-Bicocca in collaborazione con l’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare (Ibfm) del Centro Nazionale delle Ricerche (Cnr). I risultati dello studio sono pubblicati sulla rivista Scientific Reports. La ricerca si e’ svolta in una prima fase presso le aule di clarinetto e di violino del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano (coinvolgendo decine di studenti di livello pre-accademico) e successivamente presso il laboratorio del Center for Neuroscience di Bicocca. Per l’esperimento sono stati reclutati 32 partecipanti (9 violinisti professionisti, 8 clarinettisti professionisti e 15 persone non musiciste) a cui sono stati fatti vedere centinaia di video di violinisti e clarinettisti professionisti all’opera: nella meta’ dei casi, l’audio non era congruente col video. La reazione degli spettatori e’ stata valutata attraverso la registrazione dell’attivita’ bioelettrica del cervello e tramite una tomografia elettromagnetica a bassa risoluzione. I risultati svelano l’esistenza di speciali neuroni specchio audiovisuomotori che si attivano nel cervello dei musicisti professionisti nel momento in cui viene percepita un’incongruenza tra l’immagine di un musicista che suona e il suono effettivamente prodotto dallo strumento, esclusivamente rispetto allo strumento in cui sono specializzati”. Poi, proprio ieri, mi è capitato di vedere il video in cui compare il nostro volenteroso sindaco Marco Bucci che a mo’ di un questuante qualunque ha acconsentito ad esibirsi dinnanzi ad una folta platea di commensali italoamericani con la canzone dei genovesi in trasferta  e degli emigranti, sempre genovesi, per antonomasia “ Ma se ghe pensu”.

Orbene in un week end in cui l’assessore Giancarlo Vinacci ha deciso di cimentarsi in una competizione per auto storiche in Sicilia e il sindaco Marco Bucci di volare oltre oceano per propagandare la Genova Meravigliosa, che ha problemi con la Rinascente in chiusura e con parecchie realtà produttive in crisi e con giovani che emigrano oltreoceano o solo in Europa in cerca di occupazione qualificata e fissa, il nostro primo cittadino ha deciso di improvvisare una interpretazione canora accompagnato da chitarra e violino.

Bene sul nostro Marco Bucci, nonostante l’annetto di gestione amministrativa, nutriamo ancora qualche dubbio. Per esempio sulla sua visione di famiglia, tradizionale o arcobaleno. E ancora sull’antifascismo. Militante, di facciata, o di comodo. Sulla sua posizione sull’antisemitismo. Leggasi sopra. Steccati ideologici in via di superamento. Obietterà qualcuno, aggiungendo il solito epiteto stantio: rosiconi. Ma si tratta di quisquilie suggerirà qualcun altro in vena di benaltrismo, aggiungendo che dobbiamo lasciarlo lavorare. Steccati ideologici, dicevamo, che intralciano i lavori. Giusto cosi’, forse…

Eppero’ la mission negli States almeno un dubbio consente di togliercelo. Se non in quanto a steccati, per quanto riguarda le stecche – per carità non fraintendete e pensate alle mazzette, no – le stecche quelle canore, il sindaco pare essere abbastanza portato. E Percio’ sconsiglio tutti, nel caso che il nostro Sindaco, come e già successo,  giri un po’ a vuoto e non dia risposte esaurienti nell’abusare del luogo comune. Che se le canti e se le suoni, vista la recente esibizione non particolarmente esaltante alla corte degli italiani imprenditori d’America, è fatto esplicito divieto a chicchessia di proferirlo.

Paolo De Totero

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