Quello che amiamo fare è “Ride, ride, ride”

 In Costume & Società

Buongiorno, cari lettori e utenti, anche questa è andata.
Siamo sopravvissuti all’ennesima impresa più grande di noi. Abbiamo garantito un servizio di trasporto pubblico efficiente alle centinaia di migliaia di visitatori di Euroflora 2018, non è stato semplice, anche perché la coperta è corta e non copre nemmeno nei giorni normali le reali necessità della città, ma con il sacrificio di tutti, possiamo dire, in tutta onestà, di aver fatto il nostro lavoro al meglio delle nostre possibilità. Dunque oggi che è l’ultimo giorno della kermesse florovivaistica che tutto il mondo ci invidia, possiamo rilassarci e anche se stanchi possiamo continuare a fare il nostro lavoro con meno pressione, così sempre per tirarci su il morale, vi propongo la terza puntata de ‘BARNABA PRESENTA: Cose da tranviere!’, perché alla fine quello che amiamo fare, come dicono i Vetiver, è  ‘Ride, ride, ride’:

You want to make it, to drive and drive                                                                                                                         
(Lo vuoi fare, guidare e guidare)
But you feel, bone tired and sleep deprived                                                                                                                   
(Ma senti le ossa stanche e la privazione del sonno)
Get coffee, and you come alive                                                                                                                                          
(prendi un caffè e ritornerai alla vita)
You’ve got to ride ride ride                                                                                                                                          
(Devi riprendere a girare, girare, girare)

Partiamo dunque a spron battuto con il terzo blocco di dieci casi tipici che capitano quasi matematicamente durante la giornata tipo del tranviere genovese (sempre rigorosamente ordinate in modo casuale, che tanto nessuna è peggio dell’altra)!
Quindi preparatevi psicologicamente, perché vi sbatterò per qualche minuto sulla strada, come cantavano i Canned Heat in ‘On the road again’: 

Here we go, on the road again                                                                                                                             
(Ancora sulla strada)
Like a band of Gypsies we go down the highway                                                                                                
(Come degli zingari vaghiamo per l’autostrada)
We’re the best of friends                                                                                                                                        
(Siamo i migliori amici)
Insisting that the world keep turnin’ our way                                                                                                 
(Convinti che il mondo giri a modo nostro)

Di certo solo ad un tranviere capitano queste cose:

  • Quando il tuo bus sta chiaramente esalando l’ultimo respiro, con la plancia illuminata come un albero di Natale, in procinto di autodistruggersi come le lettere del film ‘Mission Impossible’, ma dal Centro Operativo ti chiedono: “Hai provato a resettare, collega?”. E tu vorresti rispondere che non stai guidando un fottuto Commodore 64, ma hai sotto il culo quello che più che a un bus somiglia ad un maledetto T-65 X-Wing Starfighter colpito in pieno dai laser della Morte Nera e a un passo da una scenografica esplosione nello Spazio più profondo (‘Dove nessuno può sentirti urlare’, come recitava la locandina di Alien).
  • Quando in altri momenti, comunque pensavi che il tuo bus si sarebbe autodistrutto come le lettere del telefilm ‘Mission Impossible’ e colto da improvvisa fede, senza nemmeno chiamare il Centro Operativo, hai resettato riuscendo incredibilmente a risolvere il problema. E in quel momenti ti sei sentito investito dalla Forza, sicuro delle tue origini Jedi.
  • Quando l’utente ti chiede dove si trova il tal avvocato/notaio/dentista/estetista in tal via e tu, che ovviamente non puoi saperne un cazzo al 90%, sei comunque tentato di rispondere con dovizia di particolari fittizi, cominciando a descrivere anche tappeti e tappezzerie di quei fantomatici uffici e pure piccanti avvenimenti della vita privata di quegli sconosciuti, ancorché certamente stimabilissimi, professionisti…
  • Quando nei pressi di Piazza Fontane Marose ti chiedono se vai a Brignole ma tu che stai guidando il 35 e hai girato l’Europa con i mezzi pubblici senza rompere la minchia ai colleghi indigeni, vorresti rispondere che no, non vai a Brignole, ma che comincerai a girare in modo ossessivo-compulsivo attorno agli edifici per poi tornare in Fontane Marose infinite volte, ma poi ti vesti del sorriso a trentadue denti e consigli loro il 34, tralasciando il fatto che l’informazione era chiaramente reperibile nella palina dietro la loro schiena.
  • Se almeno una volta al giorno un’auto/moto/furgoncino, ti supera in modo irresponsabile per fermarsi cinquanta metri più avanti in seconda fila, e allora tu vorresti avere un Panzer V Panther, per passarci sopra con i cingoli evitando così di doverti fermare, mettere la freccia, aspettare di poter far manovra e quindi superarlo per poi rientrare nella tua corsia.
  • Se almeno una volta al giorno un’auto/moto/furgoncino, ti supera in modo irresponsabile per poi svoltare dopo nemmeno cinquanta schifosissimi metri e tu vorresti avere un Jagdpanzer V Jagdpanther per polverizzarli con un colpo del precisissimo cannone da 88 mm L/71 Pak 43.
  • Se per la disperazione ti giochi tutti i cinque Np (permesso per avere un giorno di festa) annuali, nei primi cinque mesi dell’anno, perché non ti hanno mai dato un giorno di ferie, e speri che nei restanti sette mesi non capiti nessun imprevisto, nonostante che tu sappia benissimo che ciò è impossibile in generale al genere umano (in quanto è nella normalità delle cose) e a te in particolare, in quanto essere perseguitato dalla scalogna più nera (e questo non è nella normalità delle cose).
  • Se il tuo rapporto con i tassisti è un misto di amore/odio e sai che sei ricambiato e ogniqualvolta che commettono un’imprudenza ti verrebbe voglia di insultarli (e a volte lo fai) ma cerchi di reprimerti perché li vedi come i fratellini scavezzacollo e allora ingoi il rospo (quando ci riesci), pensando a quello che passa nella loro testa quando le parti sono invertite.
  • Se il tuo rapporto con i ciclisti è un misto di odio/odio e sai che sei ricambiato. E poi pensi a quei colleghi che vanno in bicicletta e ti chiedi come si viva questa particolare bipolarità. Pedalare davanti ad un bus odiando il tranviere che lo guida, per poi guidare il bus odiando il ciclista che ti trifola le palle davanti. Junghiano.
  • Se il tuo rapporto con la Polizia Municipale è un misto di amore e… amore (perché altrimenti hai solo da rimetterci) e sai per certo di non essere ricambiato, perché comunque la tua divisa ha un peso parecchio minore, ma poi pensi che la loro è infinitamente minore delle altre… allora, sebbene questa certezza svilisca ulteriormente la tua, è comunque un incentivo ad amarli, nonostante tutto.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale. A presto con la quarta puntata di ‘Cose da tranviere!’

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal Vostro autista Barnaba

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