Cose da tranviere

 In Costume & Società

Ogni giorno, per citare l’androide Roy Batty in “Blade Runner”, vediamo e viviamo “cose che voi umani non potreste immaginarvi”. Quindi sedetevi comodi e per un paio di minuti vi darò il benvenuto nel mio mondo. Come cantava il buon Jim Reeves:

Welcome to my world (benvenuti nel mio mondo)
Knock and the door will open
(bussate e la porta si aprirà)
Seek and you will find
(cercate e troverete)
Ask and you’ll be given
(chiedete e vi sarà data)
The key to this world of mine
(la chiave di questo mio mondo)
I’ll be waiting here
(vi aspetto qui)
With my arms unfurled
(a braccia aperte)                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     

Ecco a voi il primo blocco di dieci casi tipici che capitano quasi matematicamente durante la giornata tipo del tranviere genovese (sono ordinate in modo casuale, che tanto sono tutte sullo stesso livello di insensatezza) e per dirla alla Depeche Mode: “Entrate pure dalla porta, lasciate a casa i sedativi… piangerò nei vostri occhi, farò cantare le vostre visioni, spalancherò cieli infiniti…”.

1) Giornata calma, senza nemmeno troppo traffico stranamente, faccio la fermata quasi spensierato ma dallo sguardo che ha il tipo che sta salendo capisco di star vivendo solo un’illusione, si aggrappa quasi disperato al mio sportello divisorio (quello di plexiglass tenuto in piedi da quattro rivetti) e mi chiede: “Scusi c’è sciopero oggi?”. Chiudo gli occhi e mentalmente visualizzo un prato verde e soleggiato, quando mi sembra di udire il frinire dei grilli, li riapro e rispondo: “Ma dove lo ha letto?”. “Da nessuna parte, ma siccome che ne fate uno al mese, non vedendola arrivare…”. No, non è sciopero è stata la mia risposta, censuro quella che ho dato dentro di me.

2) “E’ mezz’ora che sto aspettando l’autobus!” oppure la versione extended “E’ un’ora che sto aspettando l’autobus”, Albert Einstein diceva che Il tempo è relativo, il suo unico valore è dato da ciò che noi facciamo mentre sta passando. Nella teoria della relatività non esiste un unico tempo assoluto, ma ogni singolo individuo ha una propria personale misura del tempo, che dipende da dove si trova e da come si sta muovendo e da quanta voglia ha di rompere le palle…

3) “Scusi mi apre davanti?”, oppure versione ultra osè: “Scusi mi apre dietro?”. Se mentre sei al volante del tuo bus, a queste due richieste ti limiti a schiacciare i pulsanti delle porte per aprirle, senza farti soverchiare da immagini orgiastiche, è chiaro che nella vita non potevi far altro che il tranviere.

4) Se a un certo punto del tuo giro, senti un crescente brusio di disapprovazione e ti viene urlata la domanda retorica per antonomasia però con tono irritato: “Ma dove va?”, mantieni i nervi saldi e non opporti all’inevitabile. Lascia che sia il tuo istinto, ancor prima della tua consapevolezza a farti rendere conto di aver sbagliato strada. Le cose sono due: O togli le briglie al tuo linguaggio da portuale mancato o cerchi le scuse più strambe. “Questo è il 42? Ma dai, pensavo di guidare un 15”…

5) Se sei in Piazza De Ferrari direzione Piazza Corvetto e ti chiedono “Scusi, va in Via Roma?”, tu è ovvio che vorresti rispondere: “No caro, mi getto a kamikaze in Via XV Aprile contro mano”, anche se poi ti mordi la lingua, fai buon viso a cattivo gioco e rispondi che certo che va in Via Roma e buona giornata a lei…

6) Se è venerdì e senti parlare due utenti dei progetti che hanno per il week end mentre per te quel termine non solo esiste, ma nemmeno ha un significato, non commettere l’errore di rinvangare un passato quasi mitologico in cui anche tu dopo il venerdì, avevi sempre due giorni consecutivi di ozio, che ora non ricordi nemmeno come si chiamano. Sebbato? Dumanica? Boh?…

7) Se si avvicinano le feste comandate, ma per te non sono scontate, ma anzi te le devi guadagnare in una gara al massacro che prevede notti in bianco passate in rimessa per essere il primo a ‘chiedere congedo’ la mattina dopo. Cerca sempre di vedere la cosa in una luce positiva, tu che sei tranviere hai il privilegio di festeggiare due Capodanni, infatti uno lo festeggi il mese prima passando una sorta di veglione in rimessa, per cercare di conquistare quello vero e proprio.

8) Se ti si avvicina mentre stai guidando, un pensionato e comincia subito a parlarti a manetta dandoti del tu, nel giro di poche frasi vai tranquillo che si svelerà per quello che è, un collega in pensione dal 1982. Perché un tranviere lo è per tutta la vita e tra tranvieri ci si vuole bene, infatti ti parla come se si fosse amici di lunga data, che se solo sapesse che bell’ambientino è diventato adesso il nostro, gli passerebbe tutto il romanticismo. Comunque anche solo che per rispetto è obbligo ascoltarlo narrare di quel primordiale tempo dell’oro, duro, eroico eppure meraviglioso, in cui per le strade non si guidavano quei giocattolini: “Ai miei tempi c’erano le ballerine, i tigre e gli esatau”. Esatto, muscoli, sudore, mascolinità. Quei valori “littori”, che hanno sempre fascino per noi italiani.

9) Se al tranviere genovese mancano la meravigliosa Rimessa di Boccadasse e le mitiche Officine Guglielmetti, non è solamente per un fatto puramente nostalgico, ma proprio per la consapevolezza che perdere quelle due infrastrutture è significato il tracollo dell’intero sistema di trasporto pubblico. E’ evidente che le amministrazioni che le hanno vendute non conoscevano l’enunciato del ‘modello di Lorenz’ della Teoria del Caos: Può il battito d’ali di una farfalla scatenare un uragano a migliaia di chilometri di distanza? Fanculo certo che può, Il cervello umano è composto da un numero enorme di elementi semplici, i neuroni, che scambiano tra loro impulsi elettrici. Tuttavia questo sistema è capace di percepire sensazione e formare pensieri. In fisica si definisce “Sistema Complesso” e, sembra ovvio, che i primi ad avere del caos nel cervello siano proprio i nostri amministratori.

10) Infine un punto dedicato a chi come me non è più di primo pelo. Quando ci vedete che armeggiamo con il nostro sistema elettronico di indicatore targhe, collegato al Si.Mon (il monitoraggio satellitare), dovete sapere che spesso ci sovviene il ricordo di quando le targhe erano ancora manuali e dovevi sbatterti come una bestia a cercare quella anteriore, quella posteriore e quella laterale e minimo passavano cinque minuti… Oppure quando ce n’era più di una nello sportello anteriore che quando lo aprivi per cambiarla ti cascavano tutte in testa, rischiando di affettarti il cuoio cappelluto. Beh, quel momento di puro Amarcord, sembrerà strano, ma ci riempie il cuore di cose belle di un passato meno tecnologico e più umano. E’ allora che almeno io penso a quei colleghi pensionati di cui ho parlato prima e capisco che, in fondo, hanno ragione loro a ricordare con amore il loro passato, il loro lavoro e i rapporti che allora si instauravano e capisci che quando anche per te arriverà quel momento… non metterai tutto quel romanticismo nei tuoi racconti!!!

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti non è puramente casuale. A presto con la seconda puntata di “Cose da tranviere!”

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal Vostro autista Barnaba 

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