“Ahò, capo ma ‘ndò se compreno li bijetti der busse?”

 In Costume & Società

Fare l’autista di bus è un lavoro che ha i suoi lati divertenti, non ti concede un momento di noia, ti permette di assistere a una infinità di avvenimenti e di interagire con l’universo mondo, tanto per fare qualche esempio. Questa, tra l’altro, è stata la settimana che mi ha definitivamente fatto capire che Genova ha la vocazione turistica, ma mi ha anche rivelato che tra ‘avere la vocazione’ ed ‘essere’ una città turistica, non basta la fede. Ci vuole qualcosa di più.
“Sorry, but to buy tickets?”. Mi chiede un attempato inglese.
“Pardonnez-moi, où puis-je acheter des tickets de bus?”. Un trafelato ragazzo francese con uno zaino sulla schiena più grosso della sua fidanzata, faticosamente si affaccia nel mio abitacolo.
“Hola, para los boletos de autobùs que te pregunto?”
. Una signora spagnola, che mi ricorda incredibilmente la mia professoressa di matematica del liceo, è chiaramente in ansia.
“안녕, 내가 물어 보는 버스 표가 있니?”. Lo ammetto nessun coreano in realtà mi ha fatto questa domanda… “Ahò, capo ma ‘ndò se compreno li bijetti der busse?”. Il romanaccio è stato quello che ho capito con maggior difficoltà, ma alla fine comunque ci siamo intesi.
Tutto è accaduto talmente veloce che è stato straniante, mi sono sentito catapultato nello stesso istante in luoghi distantissimi, come se fossi un supereroe col dono dell’ubiquità. Idiomi e volti che racchiudevano l’essenza stessa dell’umanità si sono concentrati sul mio bus, non tanto per sapere dove fosse l’Acquario o la Cattedrale di San Lorenzo, quanto per sapere dove poter comprare il fantomatico titolo di viaggio. Vedevo nei loro occhi preoccupazione e incredulità.

“Aquì todo està cerrado. Bares y estancos!”, è vero, ma vaglielo a spiegare alla sosia spagnola della mia professoressa, che per noi le festività sono come una luuunga siesta e la maggioranza di esercizi commerciali è chiusa, perfino nella centralissima Piazza De Ferrari.
E spiega poi al tedesco rubicondo e saccente, che ti chiede “Wie viel kostet ein ticket an bord?” allungandoti poi 50 euro, che tu sì che hai i biglietti, che costano 2 euro e mezzo, ma che non hai una cassa per dare i resti e che soprattutto il tuo ruolo dovrebbe essere quello di guidare un autobus e che sei bloccato su quella dannata fermata da cinque minuti per spiegare ‘letteralmente’ al mondo, che Genova non è ancora pronta per il loro arrivo.
Poi quando finalmente riesco a ripartire, inizio a pensare che a breve comincerà la Fiera Primavera, la Coppa Davis, l’Euroflora e, piacendo a Manitù, pure l’estate e subito mi assale una punta di preoccupazione.
E così, per colpa della mia cronica ansia da prestazione, mi viene la voglia di tirare il manettino, mettere in sicurezza il bus e fuggire a braccia alzate gridando “Sorry, but we can’t do it!”. Non possiamo farcela perché non abbiamo ancora la cultura dell’accoglienza, perché le nostre strade hanno la stessa scorrevolezza del suolo lunare, perché ogni cosa, dal traffico ai servizi, è il più delle volte in ostaggio dell’anarchia, perché il tpl non è all’altezza, tra bus vecchi che sono caldi d’estate e freddi d’inverno e l’altissima percentuale di evasione tariffaria e violenza ‘on board’, perché più del 50% delle emettitrici automatiche per comprare i biglietti sono fuori servizio (vedi Brin, Dinegro, San Giorgio e De Ferrari), perché non abbiamo una rete di vendita titoli di viaggio degna di questo nome (si chiede, in mancanza di un autista o di un macchinista, anche alle guardie giurate dove poterli comprare), perché abbiamo una metropolitana da mettersi le mani nei capelli, tra problemi strutturali e treni in perenne lavorazione (e vorrebbero farla andare fino a mezzanotte?), così come sono un disastro gli stessi impianti speciali (che dovrebbero essere il nostro fiore all’occhiello).
Sono fermi gli ascensori di Quezzi e Castelletto, Dino Col che viaggia con una cabina sola. Presidio fisso per la sicurezza negli impianti di Montello, Monumentale e Col a causa di mancanza collegamento immagini e allarmi. La millantata inaugurazione bis dell’ascensore di Scassi, che non potrà ripartire prima di due settimane a causa del necessario collaudo. La cremagliera di Granarolo non pervenuta da tempo immemore, per non parlare della Genova-Casella.

Poi cerco di calmarmi, faccio due bei respiri profondi e mi dico che tutto andrà bene e che in fin dei conti siamo italiani, e che di conseguenza con una buona dose di inventiva e faccia di bronzo anche stavolta ne usciremo vivi… “Desculpeme motorista, esse bus vai para Boccadasse?”, la domanda mi riporta totalmente in me, mi volto verso la bella portoghese, le regalo il più rassicurante sorriso che madre natura mi ha dato e ammiccante le rispondo, che sì che va a Boccadasse, che noi si va ovunque senza problema, ‘sem problema’. “Ah, Boccadasse, que lugar maravilhoso!”, chiosa l’affascinante lusitana, e io, con aspetto finalmente sereno, penso che con un po’ di fede tutto potrebbe pure funzionare e poi, in fin dei conti, lo dicevano pure Cechov, Mary Shelley, Petrarca, Nietzsche, Flaubert, Valery, Mark Twain, financo il nostro sindaco… #GenovaMeravigliosa!!!

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi  dal Vostro autista Barnaba

Recent Posts

Leave a Comment

Start typing and press Enter to search