Buran, facciamo un bilancio: bene AMT male FS

 In Costume & Società

Oggi si va a votare e dopo mesi di rutilanti promesse da ‘campagna elettorale’ noto, con estremo sollievo, che l’unica che non sia mai stata proferita è: “Prometto di far arrivare sempre i treni in orario!”, anche perché una tale promessa avrebbe antichi echi che preferirei non riverberassero più attraverso il Belpaese, e poi sarebbe il più incredibile boomerang della storia delle promesse elettorali.

Ma facciamo un passo indietro, all’arrivo ampiamente previsto del ‘Grande Gelo’, il BURIAN, ennesimo fake italico perché nonostante il risultato non cambi, la colpa di tutto non si deve imputare al famigerato vento delle steppe siberiane, bensì ad una massa di aria gelida proveniente da Nord-Est (i nostri vecchi lo chiamerebbero ‘Grecale’), per la precisione dall’Artico, che ha dato vita ad un fenomeno ben conosciuto dalla scienza di nome Vortice Polare Stratosferico, che ha sconvolto la troposfera delle nostre miti latitudini mediterranee. Comunque, a parte questa stucchevole precisazione, il grosso problema in Italia si è avuto proprio sulla rete ferroviaria, cosa che ha creato notevoli disservizi anche in Liguria e a Genova.

Ma cominciamo la disamina di come il Tpl genovese ha reagito a questo evento eccezionale, partendo dal servizio su gomma.
Amt e Atp, nonostante una programmata e prevedibile riduzione delle corse, hanno garantito un dignitoso servizio anche nelle zone collinari, usando ogni accortezza, dalle catene ai pneumatici da neve e termici; e il numero quasi nullo di sinistri (tutti senza conseguenze rilevanti) testimonia l’elevato livello di professionalità messo in campo. Inoltre la discreta tenuta delle direttrici principali, opportunamente trattate con il sale, ci ha permesso di utilizzare anche qualche bus da 18 mt.

In questi due giorni di crisi, abbiamo garantito la sopravvivenza di centinaia di anziani che hanno sfidato le intemperie per andare a comprare la frutta dal besagnino, quello più scomodo, ma che ha quei mandarini tanto buoni e il giornale nell’edicola più lontana perché è l’unica che vende anche i gratta e vinci fortunati, e abbiamo opportunamente risparmiato la vita ad una nuova tipologia di kamikaze, i mentecatti che pattinano sulla neve ghiacciata con uno scooter sotto al sedere.

Ma se le aziende di trasporto su gomma hanno fatto il loro dovere, altrettanto non si può dire delle ferrovie, vediamo di cercare di capire cosa si nasconde dietro questo disastro, ascoltando le denunce che da anni fanno i sindacati di base e che ci permettono di ricostruire le dinamiche che hanno portato alla disfatta.

Certamente ci siamo trovati di fronte ad un evento climatico di eccezionale impatto, con inevitabili ripercussioni nella vita di tutti i giorni, ma a differenza di altri paesi parimenti colpiti (Francia, Germania, Svezia e Giappone, per esempio), il Sistema di intervento delle Ferrovie Italiane, si è mostrato più vulnerabile. Durante il fenomeno nevoso del 1985 (entrato nella storia per la quantità neve caduta) che bloccò il Nord per giorni, le ferrovie di allora emanarono delle norme per l’organizzazione del servizio in caso di nevicate così estreme, che per la struttura di quei tempi erano estremamente funzionali, considerato che si aveva a che fare con una grande impresa integrata che gestiva trasporti e rete.

Oggi invece, seguendo gli impulsi liberisti, le ferrovie dello stato sono state spacchettate in un sistema composto da scatole che faticano a dialogare e quindi a coordinarsi tra di loro; abbiamo un gestore della rete separato dai gestori dei trasporti, che a loro volta sono divisi in traffico passeggeri e traffico merci. A sua volta il traffico passeggeri è diviso in passeggeri a lunga distanza e passeggeri a breve distanza e un’ulteriore divisione l’abbiamo nel traffico ad Alta Velocità e Tradizionale. Il numero dei treni è inoltre aumentato, ma questa cosa di per sé positiva, ha portato al collasso un sistema che con le liberalizzazioni, ha anche impoverito e ridotto il personale deputato a presidiarlo.

In definitiva il gestore della rete ha avuto problemi a scambiare informazioni con la trentina di gestori del trasporto che viaggiano sui binari italiani. In caso di neve e gelo la prima cosa da fare è ridurre il traffico ma tutta l’operazione, anche a causa di questo problema di comunicazione, è avvenuta in ritardo, con scarso coordinamento, nonostante si conoscesse da giorni l’entità di questo evento climatico. Inoltre, pur possedendo mezzi e tecnologie idonee, si è sottovalutato il problema degli scambi (ormai comandati in remoto) che con il ghiaccio si bloccano; evidentemente molti di questi sistemi di riscaldamento che dovevano evitarlo, le famose scaldiglie, si sono guastate, inoltre gli stessi cavi di alimentazione si sono in molti punti ghiacciati. Tutto ciò ha influito pesantemente sullo snodo fondamentale di Roma, che è stato il più colpito, diventando di fatto il centro dei disagi ferroviari dell’intera nazione. Certo Trenitalia ha allestito in ogni punto nodale dei servizi di bus che garantissero un servizio sostitutivo e al pari di Italo hanno garantito il 100% dei rimborsi, ma questo non può bastare a placare le ire dei passeggeri, il Codacons, all’indomani dei disservizi, ha dichiarato: “Si è trattato di problematiche del tutto ingiustificate, dal momento che la neve e il gelo erano previsti da giorni”.


Puntuale è arrivato il mea culpa dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Renato Mazzoncini: “Dobbiamo delle scuse ai passeggeri. Sono stati commessi degli errori che non ripeteremo. Quando uno sta sette ore in treno c’è poco da dire, bisogna solo scusarsi, e attrezzarsi per fare sì che non accada più. Abbiamo voluto mantenere operativo tutto il servizio invece di ridurlo. Se blocchi i deviatori devi fissare gli itinerari, e così dove passano 50 treni ne passano 15. Se l’avessimo fatto non sarebbe andata così”. 
Poi da buon italiano, Mazzoncini punta il dito contro la neve e contro il ‘destino cinico e baro’: “Quando la situazione si stava per sbloccare si è fermato un treno di Italo sulla rete, cosa che ha comportato l’uso di una sola linea unica ad alta velocità tra Nord e Sud. Facciamo la manutenzione e anche gli investimenti: ma bisogna considerare che negli ultimi 6 anni la circolazione è passata da 16 milioni di treni-chilometro l’anno a 33 milioni. Potevamo bloccare tutto il traffico, oppure mantenerlo tutto – ha poi aggiunto, in preda ad evidente confusione – Sono entrambi errori, credo. Abbiamo scelto la seconda, per lo spirito di servizio dei ferrovieri e abbiamo portato a spasso 8mila treni: ma non ha pagato. Quindi abbiamo preso due provvedimenti: mettere le scaldiglie e proceduralmente, di fronte all’emergenza meteo e in coordinamento strettissimo con la protezione civile, prendere provvedimenti che riducano i problemi, limitando il servizio. Era la mossa giusta da fare, non vogliamo più che la gente dica: Se avessi saputo restavo a casa. Abbiamo fatto un errore, si cambia”.
Evidentemente, oltre ad un problema di corretta esposizione grammaticale, questa accorata disamina, evidenzia una serie di ‘piccoli errori’, che, sono certo, non avranno ripercussioni a livello dirigenziale, come al solito, ma molti commentatori, oltre al sottoscritto, fanno sommessamente notare quanto tutto il sistema si sia mosso con evidente ritardo e impaccio. Mazzoncini, che vorrebbe esportare questa efficienza del sistema Ferrovie dello Stato nel Tpl su gomma, promette inoltre nuovi investimenti volti a migliorare le infrastrutture: “Metteremo la rete in condizioni di parità con il resto del Paese. Nella logica precedente l’investimento era considerato ingiustificato, adesso non lo è più”, assicura, ammettendo candidamente quanto sia per i nostri amministratori secondario investire sul miglioramento tecnologico delle nostre ferrovie. Evidentemente incidenti, morti e disservizi non erano già valide giustificazioni. In conclusione, spero vivamente che si riveda in toto questa visione liberista dei trasporti che, sia su gomma che su ferro, sta portando il comparto al collasso e parimenti spero che gli amministratori locali, facciano tesoro di questi errori, per rivedere sotto una luce diversa BusItalia/Ferrovie dello Stato ed il Sistema dal quale proviene. 

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi dal Vostro autista Barnaba                                                                                                                                                                                                                                             

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