“Non può esistere amicizia tra uomo e donna”

 In Costume & Società

Sussurrare la frase come uno che la sa lunga. Citare Proust e Stendhal. “Avevano capito tutto” (per i più colti)

Premetto che chi scrive ha molte amiche, quindi, per me la proposizione è falsa senza “se” e “ma”. Il luogo comune è, invece, assai radicato e ben incuneato in una sottocultura sentimentale che tradisce, in realtà, ben altri  e più vasti problemi. 

Nel 1989, il regista Rob Steiner diresse il piacevole “Harry ti presento Sally” facendo ruotare lo sviluppo del film proprio intorno a questa frase dibattuta dai due protagonisti  interpretati dai bravi Billy Crystal e Meg Ryan. 
In sintesi, Harry sostiene che l’attrazione sessuale impedisca il crearsi di una vera amicizia, Sally il contrario. I due tra alterne vicende scopriranno di amarsi alla fine del film, che pure tra momenti divertenti e conversazioni brillanti, vira il “supersignificato” propendendo subdolamente per la tesi di Harry.

Tutto qui?
A prima vista sì. In realtà se, invece, partiamo dal presupposto che, al contrario, può esistere una vera amicizia tra uomo e donna, proprio per niente.
Perché l’attrazione che pure può esistere, potrebbe impedire di diventare amici? La mia tesi è che un uomo e una donna possono diventare amici quando, soprattutto le donne, hanno uno status sufficientemente robusto da ergersi sopra la condizione di “prede” da conquistare. La sicurezza di uno status lavorativo e economico, le condizioni per potersi relazionare senza complessi e debolezze consentono una reciprocità nei sentimenti che non si possono trascendere. Una persona così è una persona e non una “preda” per quanto appetibile da conquistare.
Certo, esiste l’amore, un sentimento capace di travolgere tutto e Anna Karenina non si sarebbe buttata sotto un treno se l’unico sentimento fosse l’amicizia, ma le condizioni generali a cui sottende la frase, è una impossibilità totale che risulta sospetta. Scrivo queste riflessioni mentre impazza il caso Weinstein, il produttore cinematografico  accusato di aver molestato e stuprato attrici e mogli di attori  costringendole a concedergli favori sessuali per ottenere lavori e parti nei film. 

Il collegamento tra la frase e questo scandalo non mi sembra del tutto campato in aria, soprattutto se, evitando di scendere nei particolari, analizziamo il fenomeno sotto il profilo con cui lo psicanalista-filosofo Jacques Lacan definì il concetto di “codice osceno”. In che cosa consiste? Denota il potere in tutte le sue forme, un codice di leggi non scritte che si contrappone alle leggi statuali e formali, delle convenzioni riconosciute tacitamente, ma che vanno rispettate al di là del bene e del male, come riconoscimento dell’”indicibile”, ma incontrovertibile stato delle cose. 

Per fare un esempio chiaro il “nonnismo” nel mondo militaresco. I “veterani” possono permettersi comportamenti e costringere le reclute a vessazioni che pur non essendo previste dal codice militare non vengono osteggiate perché questa modalità consolida i rapporti di forza “reali”. Il brano del film “Codice d’onore” con Tom Cruise e Jack Nicholson è la drammatica confessione del colonnello Jessep che confessa di aver ordinato l’esecuzione di un codice “rosso”, un regolamento non scritto dei militari americani.  

Il luogo comune in questione, quindi, pur nella sua forma un po’ libertina perché in una certa maniera considera una reciprocità, colpisce, invece, la centralità dell’equilibrio di un’ipotesi di rapporto, negandone la possibilità a priori.
Esiste solo l’attrazione e la necessità ineluttabile di sottostare a questa.
Nulla da dire se il quadro delle regole prevedesse delle correzioni formali, ma questa sottrazione comporta qualcosa di più traumatico e cioè che il soggetto “debole” debba sottostarci. 

Una frase divertente, un po’ ammiccante, eppure carica di sottintesi antipatici. Per quanto si sia criticato la denuncia tardiva delle famose attrici di Hollywood è giusto sottolineare che una delle imprese più difficili è proprio quella di scardinare i “codici osceni” capaci di influenzare psicologicamente e culturalmente ambienti molto vasti.
La denuncia non è tardiva se si pensa alle decine di persone meno famose che dovevano sottostare alla “taciuta legge” per lavorare non solo sul set, ma magari anche semplicemente in lavori ordinari, per guadagnarsi da vivere. 
Esistono due tipi di rapporto tra uomo e donna: l’amicizia e l’amore. Questi comunicano, ma pretendono la libertà di tutti i protagonisti per essere veri e pieni e non ammettono leggi ineluttabili.

Giovanni Giaccone

 

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