IDIOCRACY – Teoria (semiseria) del Tutto

 In Costume & Società, Diritti

Nel mio lavoro, come tutti sapete faccio il tranviere, sono due le cose che non mi mancano: il tempo per pensare e il rapporto con la gente. 
Vivo immerso nel tessuto sociale della città. 
E questo mi ha fatto capire una cosa fondamentale: se a livello globale e nel Tpl in particolare, le cose vanno così di merda, la colpa non è del destino cinico e baro. Sì certo stiamo vivendo un’era di passaggio epocale, in cui dal crollo dell’Urss in poi tutto ha cominciato a mutare e a crescere velocemente, il Pil, la popolazione mondiale, i consumi, il turismo, la tecnologia, i commerci, il modo in cui viaggiamo, in cui comunichiamo. 

Il Capitalismo globale ci ha dato questa accelerazione insieme a problematiche del tutto nuove: disuguaglianze sociali (non più solo tra Occidente e Terzo Mondo, ma anche all’interno dell’Occidente stesso), migrazioni, xenofobia, degrado, fanatismi, cambiamenti climatici. Tutto vero e tutto così più grande di noi… 
O no? 
Possiamo considerarci solo vittime incapaci di intervenire sulla realtà che ci circonda?  Qui entra in campo la mia Teoria del Tutto
Quello che accade, accade semplicemente perché siamo… idioti.  Non tutti, ovviamente, non siamo ancora al livello del film “Idiocracy”, dove si immagina un futuro distopico, popolato, guidato e amministrato da idioti.
Ma inesorabile la società sta scivolando pericolosamente lungo la china del menefreghismo e dell’ignoranza che portano all’instaurazione di una vera e propria Idiocrazia.

“C’è crise, qua non sappiamo più quando stiamo andanto, su questa Tera, qua non sappiamo più quanto stiamo facento”[1].
Sappiamo tutti, più o meno, che facendo la differenziata o cercando di usare la bicicletta la domenica, comunque basiamo la nostra vita su fonti inquinanti come carbone e petrolio, consumiamo prodotti che arrivano da lontano, cresciamo in modo incontrollato (soprattutto in Africa e in Asia), continuiamo a costruire e ad ammassarci in megalopoli prive di servizi e infrastrutture e nel mentre diventiamo sempre più poveri. 

Questa situazione crea enormi flussi migratori che a loro volta aumentano paure e crisi identitaria, precarietà sociale e insostenibilità ambientale.
Le nostre città non ci garantiscono più sicurezza, né servizi di base. La sanità, la scuola e i servizi pubblici, sono al collasso e in mano a un sistema politico-sindacale che antepone le privatizzazioni al rilancio, fatto di competenze e sviluppo tecnologico. 
Continuiamo a votare (per quel 50% che ancora vota) per leader letargici alla Gentiloni, oppure populisti alla Salvini, oppure finti innovatori a servizio dello Status Quo alla Renzi. 
Accettiamo supinamente che al vertice di aziende importanti e strategiche ci siano dirigenti incompetenti, ci facciamo consigliare da Ministri di Dio che razzolano malissimo, ci facciamo rallentare da burocrati impegnati egoisticamente a prevaricare invece che ad aiutare, ci facciamo imbonire da intellettuali più o meno mainstream. 

E tutto questo perché dalla punta della piramide fino alla sua base, il livello di idiozia e di ignoranza è in continuo aumento. “Sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al Re, fa male al Ricco e al Cardinale, diventan tristi se noi piangiam!”[2].
Mi intristisce, da vecchio tranviere prossimo alla pensione, vedere i miei colleghi, soprattutto quelli più giovani, procedere nella loro esistenza quasi come fossero ipnotizzati, pronti a seguire i pifferai di Hamelin fin giù dal burrone. 
E non so perché, non so quanto possa incidere l’educazione che abbiamo ricevuto, la scuola, i social network, il calcio, la palestra. 
Non so le ragioni che portano persone apparentemente ragionevoli ad accettare di vivere in un mondo sempre più precario, povero, di accettare di dover lavorare fino a 67 anni per una pensione sempre più miserabile. 
Non concepisco il loro accettare vuote promesse, appigliandosi ad un sistema corrotto e clientelare che, per autotutelarsi, ha smesso di tutelarli.
Perché accettiamo, a ogni livello, di appartenere a una massa sempre più grigia e indistinta, ninna-ohizzata, che ha solo la forza di mugugnare ogni tanto, ululando più verso il dito che verso la luna. 
Perché, continuiamo a delegare: all’uomo-forte di turno, ai sindacati, ai genitori, ai più volenterosi. Perché si ha il tempo per concerti e partite in giro per l’Italia, perché accettiamo il sacrificio per le cose futili (tipo dormire in sacco a pelo per acquistare l’ultimo i-phone, o per chiedere congedi), mentre per il nostro futuro e quello dei nostri figli, invece restiamo passivi, zombizzati. 

Ci vuole sacrificio, ci vuole informazione. 
Parlo ai miei giovani colleghi: leggete, chiedete, siate curiosi, imparate a discernere le notizie dai fake. Perché l’unico modo per salvare l’Amt è uscire dal torpore, mettersi in gioco e sostenere quelli che contrastano questo sistema, aiutateli, scendete al loro fianco e farete la differenza. 
Questo mondo cambia rapidamente, se in meglio o in peggio dipende anche da voi. 
Ricordate che la stupidità è funzionale a questo sistema, che per reggersi ha bisogno di politici idioti, dirigenti idioti e sudditi idioti. 

“Tutte quante le nazioni si lamentano così, conferenze, riunioni, ma si resta sempre lì: “Signori c’è la crisi, eh la crisi. Ma cos’è questa crisi? Rinunciate all’opinione della parte del leone e chissà, che la crisi finirà”[3].

Nel frattempo un abbraccio a tutti Voi, cari utenti, dal Vostro tranviere Amt
Barnaba Cecchini

 

[1] Corrado Guzzanti, “Il profeta di Quelo”.
[2] Bandabardò, “Sempre allegri”. Dall’album: “Tre passi avanti”, 2004.
[3] Rodolfo De Angelis, classe 1893, primo cantautore italiano, “Ma… cos’è questa crisi?”, 1933. 

Recent Posts

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Start typing and press Enter to search