Regione Liguria orienta la chiusura del ciclo dei rifiuti con la produzione di CSS combustibile, il GCR Liguria: “Conseguenze ambientali ed economiche negative”

 In Ambiente

Nella  delibera n. 6 del 27.7.2017 del “Comitato d’Ambito per il ciclo dei rifiuti” di Regione Liguria, si legge: “… Orientare le scelte del Piano [d’Ambito] relative alla dotazione impiantistica e alla localizzazione delle infrastrutture, coerenti con l’opzione del piano Regionale basata sulla chiusura del ciclo con la produzione di CSS combustibile…” e ancora: “Occorre garantire comunque il completamento del panorama degli impianti TMB [Trattamento Meccanico Biologico] finalizzato ad ottenere la disponibilità di una componente secca valorizzabile energeticamente in impianti di gestione rifiuti”.

Non solo.
Con la delibera n. 1077 del 5/12/2016 , la Giunta Regionale affida  “lo studio di soluzioni gestionali e tecniche sull’utilizzo e la gestione del CSS” al Consorzio Ecocarbon.

Che cosa fa il Consorzio Ecocarbon? Qual è la sua mission? 
Dando un’occhiata al sito, alla voce “Le motivazioni alla base del Consorzio Ecocarbon”, si legge: “SVILUPPO DI NUOVI MODELLI DI BUSINESS. Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili mediante l’utilizzo di biomasse provenienti dai rifiuti solidi urbani; di materiali derivanti dalla selezione e/o dall’avvio a recupero di prodotti ad alto contenuto energetico, plastiche, ciabattato, etc.”.

 

Riassumendo: la Regione affida le considerazioni sul CSS a un organismo che, da statuto, è privato e ha come unico scopo quello di “sviluppare e promuovere e valorizzare l’utilizzo di prodotti e materiali di cui all’articolo 1 (cioè il CSS)”, naturalmente facendo l’interesse dei suoi soci che sono proprio i produttori e gli utilizzatori dello stesso CSS: “E’ costituito un consorzio denominato “ECOCARBON” –  tra i produttori e utilizzatori di S.R.F. (Solid Recovered Fuel), ovvero C.S.S. (Combustibile Solido Secondario) e/o di Combustibile derivato da materie seconde – sottoprodotti – residui di lavorazione”.
E ancora, all’articolo 3: “Partecipano al consorzio: i produttori di materiali idonei alla trasformazione in combustibili alternativi, i trasformatori e preparatori di materiali atti alla produzione di combustibile alternativo, gli utilizzatori di combustibili alternativi”.

Preoccupa questo conflitto d’interessi, tant’è che il Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti Liguria (GCR) ha organizzato, la settimana scorsa, un convegno a Palazzo Ducale proprio per aprire un dibattito sul tema del CSS come “end of waste” e sulle scelte di Regione Liguria.
Un dibattito importante, visto che la procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) dei Piani d’Area Provinciale-Metropolitana per la gestione del ciclo dei rifiuti è ancora apertala Conferenza istruttoria è convocata per il 31/10/2017, e il GCR è interlocutore ufficiale della Consulta dei Rifiuti.
Come dire: non tutto è perduto!

Ma che cosa è il CSS? E, soprattutto, sappiamo con certezza quali materiali ci finiscono dentro?
Con l’acronimo CSS si indica il Combustibile Solido Secondario ottenuto da rifiuti urbani non pericolosi.
Tuttavia il Decreto Ministeriale n. 22 del 2013, che dovrebbe disciplinare i criteri per cui il CSS cessa di essere un rifiuto, prevede una deroga pericolosa per cui “i rifiuti non altrimenti specificati (codice 99) sono esclusi dalla produzione di CSS salvo diversa autorizzazione della autorità competente (cioè Regioni e Comuni, N.d.A.)”.

Ascoltiamo Federico Valerio, chimico ambientale del Comitato Scientifico Zero Waste Italy, mentre illustra la composizione del CSS e le problematiche legate al suo utilizzo nelle cementerie.

Abbiamo detto che la procedura di VAS è ancora in corso.  Sarebbe dunque possibile un’integrazione istruttoria che valutasse anche l’impatto sulla salute, come previsto dalla riforma della legge regionale sulla VAS, nonostante i piani d’area abbiano già iniziato il loro percorso?
Sentiamo Marco Grondacci, giurista ambientale, che ci chiarisce gli aspetti giuridici.

Infine, diamo un occhio ai parametri economici con Enzo Favoino, ricercatore della Scuola Agraria del Parco di Monza e coordinatore scientifico Zero Waste Europe, che durante il suo intervento ha tenuto a precisare più volte: “Più ancora delle valutazioni economiche, quello che mi sta a cuore è la flessibilità di sistema. Perché noi nel 2014 abbiamo già, in Italia, province al 78/80 % di raccolta differenziata ma, mantenendo il sistema flessibile, intanto a Treviso sono già arrivati all’85%”.

Simona Tarzia 

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