I social come via breve per rimbecillirsi

 In Costume & Società

Camogli, Festival della Comunicazione 2017 – Paolo Crepet è una tempesta, è una perturbazione che irrompe sui social, un attacco hacker che arriva d’improvviso per scompigliarci tutti i programmi.

Il suo assedio alla tecnologia è un invito a prendere coscienza della situazione dell’homo digitalis che, immerso nel frastuono della rete, ha abbandonato la creatività per lasciarsi andare alla modestia di un messaggio lanciato in 140 caratteri.
“Noi svalutiamo la nostra anima, la barattiamo per le seduzioni della cultura digitale. Siamo affascinati dalla comodità, dalla facilità e dall’immediatezza”.
Subiamo la suggestione di abbandonarci a una cultura liquida che ci priva delle capacità di relazione, che ci imprigiona “in una melassa di mediocrità” e ci spoglia del senso critico.

Questo è l’aspetto più drammatico della nostra epoca: l’idea prêt-à-porter, confezionata da altri ma che si adatta perfettamente al nostro bisogno di delegare tutto, persino il pensiero, o l’amore, o una cena.
Mossa dalla ricerca del profitto, la tecnologia vuole sostituirsi a tutto: “Che cosa vuoi? Vuoi le tagliatelle? Benissimo, te le porta Amazon. E poi perché dovresti uscire di casa? Perché vuoi andare in trattoria, far fatica? In trattoria ci sono altri umani… i nemici”.
Non ci interessa più il rapporto umano. Non ci interessa più l’inconscio. “Nemmeno il nazismo era riuscito a tanto”.

Siamo senza speranza? Non proprio. Anche noi, che viviamo nella “Repubblica dei like”, abbiamo i nostri anticorpi.
“È la teoria del paradosso: indurre una risposta anticorpale che si chiama nausea. Non sarà per tutti, perché il mondo non ragiona in modo ecumenico, ma ci sono già dei ristoranti digital free. Io credo in questa reazione di buonsenso”.

Simona Tarzia

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