Vivere a Fegino, tra puzza, traffico e idrocarburi

 In Ambiente, Diritti

Fegino è un quartiere negato.
A cavallo tra due municipi genovesi, il V Valpolcevera e il VI Medio Ponente, come tutte le terre di mezzo è un territorio sospeso.

A Fegino vivono poche anime ma si conoscono tutte, c’è solidarietà e c’è un comitato di quartiere molto attivo che lotta con impegno contro le distrazioni dell’amministrazione.
Poi ci sono le criticità, e sono tante.

Perché a Fegino accade di tutto.
Accade che 680 mila litri di greggio finiscano nei rivi Fegino e Pianego, a causa della rottura di un tubo della IPLOM.
Accade di respirare i miasmi derivati dalla dispersione di idrocarburi.
Accade che le famiglie vengano evacuate nella notte e sistemate a dormire sugli autobus AMT perché un fulmine colpisce un tubo del gas della Saipem.

A far discutere gli abitanti, oggi, si aggiungono i lavori di messa in sicurezza idraulica del ponte tra via Ferri e corso Perrone.
Le maggiori perplessità riguardano la piattaforma Saipem, che farebbe da tappo nel caso di piena, e i due rivi Galano e Bordello che, scendendo lungo la costiera di Fegino, sono proprio quelli che negli anni scorsi hanno provocato le inondazioni.
“Il rio Fegino non è mai uscito fuori dagli argini. Sono i rivi che arrivano da Bolzaneto e da Trasta che provocano le inondazioni” denuncia Francesco Traverso del Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino che precisa: ”Qua sarà una piscina”.
E, infatti, ci fa notare che i portoni e i negozi, terminata la messa in sicurezza del ponte, risulteranno sotto il livello del fiume: “In caso di esondonazione si allagherà tutto, diventerà un lago”.

Non solo, con la ripresa dei lavori sul ponte l’intero quartiere vive col naso tappato
Tante le domande, tante le segnalazioni, ma le risposte tardano ad arrivare: “Quello che più sconcerta – spiega Stefano Rivolta, vicepresidente del Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino – è dover subire questa puzza senza che nessuno ci aiuti a capirne la causa reale e faccia qualcosa per risolverla”. 

Da antico borgo di campagna, Fegino si è trasformato in uno dei tanti quartieri di periferia, imprigionati tra mille servitù, in mezzo al traffico e alla polvere, e gli abitanti sono esasperati da questa deriva inarrestabile di degrado che incide non poco sulla loro qualità della vita: “Qui non si può stare. Mi tocca dormire col lenzuolo sul naso”.
“Non ne possiamo più, sembriamo dimenticati da tutti”.
Noi non vogliamo andare via da casa nostra. Vogliamo che le istituzioni pensino a fare qualcosa perché paghiamo le tasse e abbiamo diritto come tutti gli altri cittadini a vivere in pace”. 

Sono anni che il Comitato si mobilita e chiede interventi e risposte: “La nuova amministrazione si è presentata dicendo che avrà un’attenzione particolare per le periferie – ricorda Antonella Marras, presidente del Comitato Spontaneo Cittadini Borzoli e Fegino – e vorrei far presente che tutte le criticità che ci sono a Genova noi le abbiamo”.
Poi lancia un appello: “Ci devono ascoltare. Devono rispondere alle nostre richieste di incontro con gli assessorati. Spiegarci perché i lavori del ponte, che dovevano durare otto mesi, sono in ballo da quattro anni. Vogliamo risposte in merito a IPLOM e alla bonifica, che tarda a partire. Risposte sulle emissioni odorigene che subiamo da sempre, da quando l’azienda è in attività”.

Un aiuto importante potrebbe arrivare dalla giurisprudenza. Il Consiglio di Stato, con una sentenza dell’aprile di quest’anno (vedi QUI), ha stabilito l’illegittimità per ogni Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) che non valuti le conseguenze sulle condizioni sanitarie della popolazione potenzialmente interessata dagli impatti di un impianto industriale.

Una nuova speranza per gli abitanti di Fegino? Lo abbiamo chiesto a Marco Grondacci, giurista ambientale che segue le vicende del quartiere.

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