Riscossa Italia, Mori: “Hanno trasformato i sindaci in commissari liquidatori”

 In Politica

“Se non ci sbrighiamo, con questa dittatura finanziaria che ci sta massacrando, governeremo solo le macerie”.
Spara a zero sulla finanza e sui vincoli europei, Marco Mori, candidato Sindaco di Riscossa Italia alle amministrative genovesi, e non è certo la prima volta.  
Un concetto, quello della follia liberista, che ripete in tutti gli incontri pubblici e che ieri sera, alla sala Cap di via Albertazzi, ha ribadito con più forza: “C’è il rischio di una grecizzazione dell’Italia. Lo Stato dovrebbe scongiurare le disfunzioni create dall’economia per evitare che si calpestino i diritti fondamentali, invece, l’economia liberista condiziona e determina il potere politico”.
Poi ha fatto un esempio su tutti: “La seconda guerra mondiale è stata creata dalle politiche neoliberiste, il nazismo e il fascismo furono le risposte alla crisi”.

Le critiche a livello locale non sono meno dure: “Tutte le conseguenze di queste norme giuridiche europee, che hanno trasformato la nostra società nell’incubo di un contabile, si percepiscono molto a livello locale.
I continui tagli, infatti, hanno trasformato i sindaci in commissari liquidatori“.
Questo lo porta a confermare il suo cavallo di battaglia: “Noi non possiamo dire che il bilancio è prioritario e i diritti non si erogano. Per il sociale si deve intervenire anche sforando il patto di stabilità“.
Non è detto, però, che si trovino i fondi per l’immigrazione. Infatti sull’argomento Mori è chiaro: “La solidarietà è sicuramente un dovere costituzionale. La vera domanda è se l’integrazione sia compatibile con l’austerità. Perché se facciamo politica espansiva c’è lavoro per tutti. Se continuiamo a tagliare la base monetaria creiamo soltanto una lotta tra poveri, l’integrazione non è possibile, anzi il Paese rischia di diventare una polveriera”.

Nel corso della serata arriva anche l’endorsement di Diego Fusaro, che appoggia la candidatura di Mori perché: “Ci accomuna l’essere due patrioti, l’aver inteso che, oggi, occorre costituire una sorta di Comitato di Liberazione Nazionale che tuteli l’Italia, e quindi i lavoratori e la borghesia imprenditoriale, rispetto alle logiche del mercato globale, tra le quali l’Unione Europea e i trattati  connessi. Il processo di unificazione europeo è un’irrisolta e immensa questione meridionale, dove il nord sta sfruttando i popoli del sud”.

Simona Tarzia

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