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 In Esteri

La Brigata Aboubaker Al-Siddiq giura di combattere il nuovo colonialismo italiano in Libia

 

L’Italia potrebbe presto ritrovarsi impigliata in un’altra guerra anticoloniale alle porte della Libia, che costerà un caro prezzo in vite umane e sicuramente metterà in pericolo i suoi interessi economici, politici e culturali in questo paese del Nord Africa per il prossimo futuro.

La Brigata Aboubaker Al-Siddiq dell’esercito libico nazionale ha rilasciato una dichiarazione che ha fortemente condannato l’accumulo di truppe italiane in Libia, giurando di combattere i colonialisti con qualsiasi mezzo a sua disposizione.
“Le violazioni della sovranità del nostro paese [come dimostrato] nel ritorno del colonialismo italiano e la presenza di truppe italiane nella base militare di Jufra che seguiamo con profonda amarezza, rappresentano una chiara evidenza delle intenzioni di colonialismo e di dominio “, dice la nota. “Senza il consenso del popolo libico l’Italia è intervenuta militarmente in Libia nel mese di settembre di quest’anno (2016, N.d.R.) con l’invio di oltre duecento soldati, con il pretesto di difendere un ospedale militare istituito nella città costiera libica di Misurata ed è diventato operativo il 21 ottobre, secondo il Ministro della Difesa Roberta Pinotti.

 

Carta della Libia. Fonte: Istituto Geografico De Agostini S.p.A.

Carta della Libia. Fonte: Istituto Geografico De Agostini S.p.A.

 

Recentemente, il Parlamento italiano (legge-11-dicembre-2015-n-198, N.d.R.) ha votato per espandere la forza italiana in Libia ogniqualvolta che ve ne sia necessità, una mossa che alimenta ancora di più i sospetti sulle intenzioni dell’Italia, la cui storia del colonialismo fascista e le conseguenti atrocità in Libia sono ben documentate”.

La dichiarazione sottolinea che “si tratta di un tentativo da parte dell’[Italia] di imporre il suo controllo sul nostro paese ancora una volta, nonostante tutti i sacrifici che sono stati fatti dai nostri genitori e nonni che hanno pagato con il loro sangue e le loro anime per liberare la patria “.
La brigata, con sede a Zintan città nella Montagna Occidentale e che comprende ufficiali militari e soldati provenienti da tutte le parti della Libia, ha reso chiaro che non avrebbe tollerato la presenza di soldati italiani nel Paese.
La Brigata Aboubaker Al-Siddiq divenne nota in tutto il mondo nel novembre 2011 in seguito alla cattura del figlio di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, nel deserto del Sahara, mentre era in fuga dal paese dopo la caduta del vecchio regime e la morte del padre avvenuta il 20 ottobre dello stesso anno.
Date le circostanze, nella dichiarazione si precisa che “non staremo a guardare e combatteremo ogni intruso coloniale con qualsiasi mezzo a nostra disposizione“. La dichiarazione ha inoltre invitato “tutte le persone libere della Libia a mobilitarsi e preparare le loro risorse per resistere alla nuova invasione italiana”.
“La vittoria è dalla nostra parte, con l’aiuto di Dio”, conclude il comunicato.

Il 5 ottobre (2016, N.d.R.), il Vice Premier Ali al-Gutrani si è recato in visita ufficiale a Roma dove ha incontrato il ministro degli Esteri italiano e gli ha consegnato una lettera del Presidente del Parlamento. Né il libico né gli italiani hanno rivelato il contenuto della lettera. Ma le due parti hanno discusso il processo politico in Libia, il ruolo delle Forze armate libiche nella lotta contro l’ISIS e la sua affiliata organizzazione terroristica, l’immigrazione clandestina e altre questioni di interesse reciproco.

Fonti hanno riferito al Tripoli Post che Al-Gutrani, che è noto per il suo sostegno dell’esercito libico e il suo disprezzo per il governo sostenuto dalle Nazioni Unite e dal Consiglio di Presidenza, ha informato i funzionari italiani che la loro politica in Libia è stata quella di un intervento militare indesiderato e che l’esercito nazionale è una linea rossa.
Un analista politico che non vuole essere nominato ha detto al Tripoli Post che la continua situazione caotica nella politica della Libia e la mancata presa di posizione dell’Italia, potrebbero trascinare Roma in un pantano da cui difficilmente potrà tirarsi fuori a meno che non inverta la rotta, meglio prima che poi.

Traduzione Simona Tarzia

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